Crans-Montana, nelle scuole i sopravvissuti italiani per raccontare l'incubo del Constellation

I ragazzi italiani sopravvissuti alla tragedia di Crans-Montana sono pronti a raccontare ai loro coetanei, nelle scuole della vicina Penisola, l'incubo del Constellation, affinché la tragedia di Capodanno non si ripeta mai più. Ad annunciarlo - riferisce l'agenzia italiana ANSA - è l'associazione «Oltre Crans-Montana», che riunisce i genitori dei giovani italiani rimasti ustionati nell'incendio scoppiato all'interno del bar della località vallesana. Il rogo ha causato 41 morti e oltre 100 feriti.
Tre tavoli di lavoro
L'associazione delle famiglie italiane dei sopravvissuti alla tragedia è ora entrata nella fase operativa, come si legge in un comunicato odierno: il consiglio direttivo ha costituito tre tavoli di lavoro permanenti e ne ha affidato il coordinamento a tre consiglieri. «I tavoli corrispondono ai tre obiettivi indicati nell'atto costitutivo e traducono in attività continuativa il lavoro che le famiglie conducono dal gennaio scorso». Gli ambiti di azione dei tre tavoli si orientano su cura, prevenzione, verità e memoria.
Sapere cosa è successo
«La cura riguarda tutti», si legge nella nota, «perché il percorso costruito faticosamente per i propri figli diventa una proposta rivolta a chiunque subisca un'ustione grave in Italia». Segue il tema della prevenzione, «con i ragazzi che portano nelle scuole la propria esperienza insieme a tecnici della sicurezza antincendio». Infine, l’accertamento dei fatti, «con le famiglie che chiedono di sapere che cosa è accaduto e lavorano perché il ricordo delle vittime non si consumi con il tempo».
I primi 30 secondi
«Chi è uscito da quel locale entra in classe e spiega ai coetanei che cosa ha visto e che cosa avrebbe voluto sapere. I primi trenta secondi di un'emergenza decidono tutto», spiega una referente all'ANSA a nome dell'associazione. Le attività si concentreranno anche sulle prospettive di cura dei feriti. Dopo le dimissioni dall'ospedale inizia una difficile seconda fase fatta di interventi ricostruttivi, riabilitazione, terapia delle cicatrici e ritorno a scuola e al lavoro. Ma i genitori delle vittime del Constellation vogliono soprattutto che emerga la verità su quanto accaduto a Capodanno. «Le famiglie hanno diritto di sapere che cosa è successo quella notte», afferma il padre di un 16.enne sopravvissuto alle fiamme e consigliere dell'associazione.
L'ultima dimissione
Solo due settimane fa, lo ricordiamo, è arrivata la notizia delle dimissioni dell'ultima giovane paziente italiana ricoverata a Milano a seguito delle ustioni riportate nel rogo del Constellation. Francesca, l'ultima dei dodici ragazzi curati nel capoluogo lombardo, ha lasciato lo scorso 13 agosto il Centro Ustioni del Niguarda. Lo ha fatto sapere l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso: «Missione compiuta, perché tutti e 12 i pazienti sono tornati a casa. Era la promessa che avevamo fatto ai genitori quella drammatica mattina ed è una notizia che ci riempie di gioia».
Un lungo percorso
L'Associazione Oltre riunisce la maggior parte delle famiglie italiane dei ragazzi sopravvissuti all'incendio di Capodanno a Crans-Montana. Nasce da un percorso cominciato nelle settimane immediatamente successive, quando le famiglie si sono trovate a gestire insieme i trasferimenti sanitari, i rapporti con due sistemi ospedalieri, le pratiche amministrative in due Paesi e le prime interlocuzioni con il Governo italiano e l'Ambasciata a Berna. La costituzione dell’associazione è stata formalizzata lo scorso 7 luglio. Lo scopo dell'associazione, si legge, è trasformare l'esperienza di queste famiglie in risultati che valgano per tutti. Oggi sono stati costituiti i tre obiettivi: la continuità delle cure per chi ha subito ustioni gravi, la prevenzione e la formazione dei giovani sulla sicurezza nei luoghi di aggregazione, l'accertamento della verità e la conservazione della memoria.
