Vallese

Crans-Montana, raffica di dimissioni nella fondazione che gestisce gli aiuti alle vittime

La Fondazione Beloved, incaricata di gestire 24 milioni di franchi destinati alle famiglie colpite dalla tragedia di Crans-Montana, è alle prese con una serie di dimissioni. Secondo fonti vicine al dossier citate dalla RTS, all’interno dell’organizzazione si sarebbe creato un clima pesante e poco costruttivo.
©Gabriele Putzu
Red. Online
22.08.2026 11:01

La governance della Fondazione Beloved è stata scossa nelle ultime settimane da diverse partenze, proprio mentre l’organizzazione ha iniziato a distribuire i primi aiuti alle famiglie delle vittime.

La fondazione

La fondazione, creata su impulso del Cantone Vallese e presieduta dall’ex consigliera federale Doris Leuthard, gestisce attualmente 24 milioni di franchi. Tra i principali contributi figurano 10 milioni del Vallese, 7 milioni del Cantone Vaud e 1 milione del Comune di Crans-Montana. La struttura era stata costituita in tempi record per rispondere alle esigenze delle famiglie delle 41 vittime della tragedia. Ora, con l’avvio della fase operativa, le dimissioni sollevano interrogativi sulla gestione dell’organizzazione.

Forte pressione

Christian Cardon, direttore dell’ufficio esecutivo della fondazione, riconosce che all’interno si è creata una forte pressione. Le richieste di aiuto sono arrivate in massa fin dalla nascita dell’ente e i suoi responsabili si trovano a dover prendere decisioni delicate sulla distribuzione dei fondi. Alcune famiglie lamentano inoltre una scarsa trasparenza sulle recenti dimissioni e temono possibili ripercussioni sull’erogazione degli aiuti.

Decisioni sui primi versamenti

Cardon assicura tuttavia che sono già state prese decisioni sui primi versamenti, senza rendere noti gli importi. Le priorità riguardano soprattutto chi non ha ancora ricevuto indennizzi, in particolare persone che soffrono di gravi traumi psicologici e che dopo la tragedia non sono state necessariamente ricoverate in ospedale. Lo stesso Cardon ammette infine che i membri del Consiglio potrebbero essere stati scelti male in origine. Le dimissioni, sostiene, possono diventare l’occasione per individuare nuovi profili più vicini alle esigenze delle famiglie, soprattutto sul fronte dei traumi psicologici.