Crans-Montana, una tragedia «che mette in discussione il rispetto dei diritti umani»

Il dramma di Capodanno, consumatosi a Crans-Montana all’interno de «La Constellation», ha portato alla morte di quaranta persone. Ma quanto successo ha anche scoperchiato il vaso di Pandora a livello di possibili errori procedurali, carenze nei controlli sulla sicurezza del locale e un diritto svizzero finito nell’occhio del ciclone, soprattutto della stampa italiana. Va detto, l’inchiesta è ancora in corso e come ricordato dall’avvocato Edy Salmina a Radar, in onda su Teleticino, «il clamore è giustificato, ma solo un giudice potrà dire se ci sia stato o meno un errore, e lo potrà fare solo dopo aver sentito tutte le parti e valutato tutti gli aspetti».
Ma quanto successo «permette anche di valutare quanto la Svizzera prende sul serio i suoi obblighi in materia di diritti umani di fronte alle catastrofi», come si legge in una nota di Human Rights che riprende un commento di Philip Stolkin, avvocato specialista in responsabilità civile e diritto delle assicurazioni. «Il diritto alla vita, così come definito dalla Corte europea per i diritti dell’uomo (CEDU) e dall’Organizzazione delle nazioni unite (ONU), non solo obbliga gli Stati a non causare dei decessi, ma anche a proteggere attivamente tutti gli individui contro dei pericoli identificabili e gestibili». Gli esempi portati sono quelli delle valanghe, ma anche degli incidenti industriali e delle esplosioni nelle discariche. «Quando i rischi sono prevedibili», ha ricordato più volte la CEDU, «è necessaria una fitta rete di regolamenti, controlli e sanzioni, mentre un’applicazione puramente formale può costituire una violazione del diritto alla vita».
Diverse, quindi, le domande che si pone Stolkin. «Il Canton Vallese e i suoi comuni hanno adempiuto ai loro obblighi prima dell'incendio? Le uscite di emergenza sono state controllate, i carichi di incendio limitati, le norme tecniche verificate? Oppure gli interessi economici e l'autonomia comunale hanno prevalso troppo spesso sulla sicurezza?». Ma anche se «un sistema così frammentato è ancora sufficiente per adempiere agli obblighi di protezione che incombono allo Stato?».
Il dramma di Crans-Montana «rivela un fallimento strutturale», continua l’esperto. «Il federalismo ha creato un mosaico di responsabilità a livello della protezione civile che alla fine l’ha indebolita».
A questo si aggiungono le persone lese, parenti delle vittime e feriti ad esempio, che cercano di ottenere un risarcimento. Individui «che si scontrano con ostacoli quasi insormontabili, perché il diritto procedurale elvetico si basa su una descrizione meticolosa dei fatti e il minimo ‘errore di giustificazione’, comporta la perdita del diritto in vigore». In altre parole: o si descrive con precisione quanto accaduto, portando tutte le prove del caso e rispettando le richieste delle autorità, oppure si rischia di perdere qualsiasi diritto. «Se la procedura di adesione penale concede alcune agevolazioni alle vittime dei reati classici, poiché possono far valere le loro pretese civili nell’ambito della procedura penale, differente è la situazione per le pretese che concernono il diritto della responsabilità dello Stato. In questo caso, infatti, ne sono escluse. A differenza delle persone che hanno commesso un reato, le persone lese non possono far valere le loro pretese contro le autorità nell'ambito della procedura penale, e l'accesso al Tribunale federale è loro più limitato».
Ma «nessuna ragione obiettiva giustifica questa disuguaglianza di trattamento», continua Stolkin. A tutto questo si aggiungono altri elementi. «Contrariamente alla Corte europea dei diritti dell'uomo, l'accesso al Tribunale federale è limitato per le vittime, anche se il contenuto e le basi giuridiche delle pretese sono identici a quelli degli autori. Inoltre, il diritto è frammentato: ciascuna delle 26 leggi cantonali sulla responsabilità ha le proprie regole in materia di responsabilità e di termini. Alcune disposizioni cantonali possono persino determinare se un evento comporti o meno la responsabilità. I termini di prescrizione e di perenzione sono generalmente molto brevi, e l'onere della prova incombe quasi interamente alle persone lese. Un solo errore di forma può annullare l'intera domanda. Numerose regole specifiche a livello federale complicano ulteriormente la comprensione delle procedure».
Insomma, «la procedura civile rappresenta già di per sé una prova per chiunque. In materia di responsabilità dello Stato, questo diritto si trasforma in un vero e proprio caos: procedure diverse, termini differenti, rischio di perdita di determinati diritti... L'onere ricade quasi esclusivamente sulle spalle delle vittime. Questi ostacoli, già difficili da superare per i singoli, si aggravano non appena più persone sono colpite dal medesimo sinistro, come nel caso dell'incendio di Crans Montana». La Svizzera, infatti, a differenza di altri paesi europei, «non conosce lo strumento del ricorso collettivo. Le azioni individuali possono essere cumulate, ma il processo è costoso e complesso». Così «la procedura civile somiglia così più a un percorso a ostacoli che a un mezzo per accedere alla giustizia, e la responsabilità dello Stato rimane più un concetto che una realtà».
Le vittime di Crans-Montana, potrebbero quindi «trovarsi presto attorno a ‘tavole rotonde’ senza una base giuridica efficace, liquidate con indennizzi più vicini a una mancia nonostante la compassione ostentata».
Insomma, «se la Svizzera vuole evitare di essere un giorno condannata a Strasburgo non solo per le carenze dei suoi dispositivi di sicurezza e sorveglianza, ma anche per le lacune in materia di protezione giuridica, il dopo Crans-Montana richiederà qualcosa di più di cerimonie funebri, della costernazione dei politici sotto l'occhio dei fotografi o di tavole rotonde. Una volontà politica è essenziale per istituire finalmente un diritto in materia di responsabilità e delle procedure conformi ai diritti umani: uno Stato di diritto deve autorizzare i ricorsi collettivi, garantire l'equilibrio e l'equità del diritto civile procedurale e della responsabilità dello Stato, ed essere pronto a indennizzare adeguatamente le vittime».
