Credit Suisse dovrà versare 910mila euro a un ex dipendente

Credit Suisse è stato condannato oggi dalla Corte d'appello di Parigi a versare 910'000 euro di indennizzo a un'ex trader la cui promozione e aumento della paga sono stati interrotti in seguito all'annuncio della sua gravidanza. Lo ha reso noto l'agenzia AFP, che ha consultato la sentenza.
Nel dettaglio, la banca è stata condannata a 900'000 euro a titolo di risarcimento per il pregiudizio economico causato dalla discriminazione e a 10'000 euro di risarcimento per il pregiudizio morale.
La ricorrente, assunta nel 2009 con il grado di «vice presidente» nella succursale francese di Credit Suisse nel Regno Unito, riteneva di essere stata vittima di discriminazione a causa del suo sesso, della sua maternità e della sua qualità di madre.
Nella sua decisione, la Corte d'appello di Parigi le ha dato ragione su tutti i fatti invocati. La sentenza indica in particolare che i documenti forniti dalla ricorrente «dimostrano materialmente» la «discriminazione sessuale strutturale all'interno dell'azienda».
In primo grado, nel 2019, il tribunale del lavoro di Parigi aveva riconosciuto l'esistenza di una discriminazione basata sul sesso e sulla maternità dell'ex dipendente e aveva condannato Credit Suisse a versare 150'000 euro a titolo di risarcimento.
L'ex trader aveva presentato ricorso in appello, ritenendo che la somma fosse troppo esigua rispetto alla retribuzione e ai bonus che avrebbe potuto percepire.
La corte d'appello non aveva riconosciuto la discriminazione, respingendo la richiesta dell'ex dipendente. Ma la sentenza è stata annullata nel novembre 2024 dalla Corte di cassazione, che ha nuovamente rinviato il caso alla corte d'appello.
Credit Suisse è stata successivamente acquisita da UBS. La decisione non è definitiva ed è possibile ricorrere in cassazione.