Crollano le truffe telefoniche fatte a nome delle autorità

Le misure adottate contro le chiamate fraudolente effettuate a nome delle autorità stanno dando risultati concreti. Dal 1° luglio, con l'estensione dell'obbligo per gli operatori telefonici di identificare anche i numeri mobili provenienti dall'estero che utilizzano abusivamente numeri svizzeri, le segnalazioni sono diminuite di oltre il 75%, scendendo a meno di 100 nel mese di luglio, rispetto alle oltre 400 registrate ogni mese nel primo semestre. L'Ufficio federale della cibersicurezza (UFCS) osserva che una prima diminuzione era già stata registrata a gennaio, durante la prima fase di attuazione della misura, che riguardava i numeri di rete fissa. «Questo dimostra che un cambiamento legislativo ha un impatto diretto sulla sicurezza», ha commentato il direttore dell'ufficio, Florian Schütz, davanti ai media a Berna.
La minaccia resta elevata
La ciberminaccia resta tuttavia elevata: nei primi sei mesi dell'anno, l'UFCS ha ricevuto 27.128 segnalazioni volontarie e 200 relative a incidenti presso infrastrutture critiche. La frode continua a essere una delle attività più redditizie per i criminali informatici. Il rapporto semestrale dell'UFCS evidenzia un ricorso crescente all'intelligenza artificiale (IA), utilizzata per creare contenuti credibili e personalizzati. I criminali sfruttano annunci online, motori di ricerca e dati sottratti per raggiungere le vittime con approcci mirati ed emotivi. Tra i bersagli figurano in particolare le persone in cerca di un impiego, attirate con presunti lavori da sogno o progetti di investimento. Schütz ha raccontato di essere stato lui stesso bersaglio di una simile offerta. «Sembrava tutto vero; l'azienda presentata esisteva davvero». Tuttavia, un indirizzo di posta elettronica Gmail ha suscitato i suoi sospetti.
Phishing e ransomware
Nel primo semestre sono anche aumentate le segnalazioni di phishing legato a Microsoft 365. Dopo aver compromesso gli account di posta elettronica aziendali, gli aggressori si sono spacciati per dirigenti o addetti agli help desk per accedere ai sistemi o avviare direttamente transazioni finanziarie. Anche i presunti aggiornamenti di sicurezza sono stati utilizzati per diffondere malware.
Gli attacchi ransomware sono rimasti stabili a 79 casi, ma hanno evidenziato una crescente diversificazione. Si è inoltre accentuata la frammentazione delle famiglie di questi malware estorsivi. Schütz ha inoltre evidenziato i casi di «fake fraud recovery»: i criminali informatici prendono di mira persone già vittime di una prima truffa e fanno loro credere che le aiuteranno a recuperare il denaro perduto. Vi sono poi le false richieste di verifica, ad esempio le finestre contraffatte che chiedono di confermare «Non sono un robot».
Le infrastrutture critiche
In merito agli attacchi alle infrastrutture critiche, che vanno segnalati entro 24 ore, nel primo semestre sono state inoltrate 200 notifiche: il 19,4% dal settore amministrativo e il 18,6% da aziende IT e telecomunicazioni. Gli episodi di hacking hanno rappresentato circa il 26% dei casi, seguiti dal furto di credenziali di accesso (13,5%), dalle fughe di dati e dagli attacchi DDoS (12,7% ciascuno).
Le infrastrutture critiche svizzere finora sono state comunque risparmiate dagli atti di sabotaggio informatico, rassicura l'UFCS. Tuttavia, la resilienza della Svizzera deve essere rafforzata, considerando «la vicinanza del Paese ad altri Stati occidentali, nonché la stretta interdipendenza economica e politica esistente». L'UFCS ha citato come esempio un incidente avvenuto in Polonia contro infrastrutture energetiche, attribuito alla Russia. Schütz ha precisato che esiste una differenza tra attribuzione tecnica e attribuzione politica. In alcuni casi non è possibile stabilire, dal punto di vista tecnico, da dove provengano gli attacchi, anche se questi ultimi sembrano provenire sempre più spesso dalle stesse regioni.