Cuba inquieta: "Ci rubano i sigari!"

Il leggendario marchio Cohiba è "l'ennesimo furto sfacciato degli americani"
AtseAnsa
02.04.2013 18:25

L'AVANA - Come se non bastassero l'embargo, le spie e i tentativi di uccidere Fidel Castro, ora anche i sigari! Il governo cubano ha reagito con stizza alla recente sentenza della Giustizia statunitense che ha autorizzato la General Cigars Co. a vendere sigari prodotti nella Repubblica Dominicana con il leggendario marchio Cohiba. Una decisione denunciata all'Avana come «l'ennesimo furto sfacciato» degli americani dopo quello del rum Havana club con la scusa dell'embargo imposto all'isola.La Commissione di Processi ed Appello per i Marchi Registrati (Ttab) americana ha respinto infatti la richiesta presentata dalla Cubatabaco - che confeziona i sigari Cohiba, considerati fra i migliori al mondo, per conto del governo castrista - per impedire l'uso della marca da parte della General Cigars. Il motivo? L'azienda cubana non possiede una personalità giuridica negli Usa e dunque non può presentare azioni legali presso gli organismi del Paese.Cubadebate - portale web del governo - ha attaccato la decisione della Ttab, sostenendo che «il furto sfacciato delle marche cubane negli Stati Uniti continua ad essere protetto dalle autorità federali di quel Paese, che si giustificano con i regolamenti del blocco economico, finanziario e commerciale che Washington pratica contro Cuba».La storia dei Cohiba è legata a doppio filo a quella della Revolucion, giacché la marca nacque nel 1966 come prodotto 'premium' riservato agli alti dirigenti del Partito Comunista Cubano (Pcc) e come regalo diplomatico, dopo che lo stesso Fidel Castro si innamorò dell'esclusiva miscela di foglie di tabacco che fumava una delle sue guardie del corpo.«Vedevo che fumava sempre dei sigari molto aromatici, e quando gli chiesi di che marca fossero - raccontò Fidel in una intervista alla rivista Cigar Aficionado nel 1994 - mi disse che era una miscela speciale che fabbricava un amico suo. Me ne fece provare uno o lo trovai così buono che contattai il suo amico, lo portammo in una fabbrica e ci spiegò il tipo di tabacco che usava, che foglie e da quali piantagioni. Così mettemmo su un gruppo di lavoratori e partì la produzione. E ora Cohiba è un nome noto in tutto il mondo».Il sigaro più esclusivo del governo rivoluzionario - battezzato Cohiba, ossia 'tabacco' nella lingua dei Taino, gli indiani cubani che fumavano la pianta ancor prima dell'arrivo dei Conquistadores - arrivò sul mercato solo nel 1982, quando in occasione del Mondiali di Calcio in Spagna la Cubatabaco presentò i primi tre modelli (Lanceros, Panatelas, Coronas Especiales) di quella che sarebbe diventata la 'Linea Classicà della prestigiosa marca.A causa dell'embargo economico, però, i Cohiba cubani non possono essere venduti negli Stati Uniti. E così la General Cigar - azienda controllata dalla Scandinavian Tobacco Group - nel 1978 registrò la marca negli Usa e cominciò a distribuire i suoi sigari durante gli anni '80. Poco dopo iniziò la battaglia legale lanciata dalle autorità dell'Avana, il cui ultimo capitolo è la sentenza della Ttab.Il caso dei Cohiba ricorda anche, come sottolinea Cubadebate, quello dell'Havana Club, il rum più prestigioso dell'isola, fabbricato per il mercato mondiale dallo Stato cubano in associazione con Pernod Ricard: negli Usa è un marchio registrato dalla Bacardi, l'azienda fondata da José Arechabala, l'uomo che inventò il brand nel 1878 e la cui famiglia scappò dall'isola dopo la Rivoluzione castrista.

In questo articolo: