Curatori stretti nella morsa, più disagi psichici e droga

Di loro non si parla quasi mai. Perché fanno un lavoro nell’ombra. Ma senza i curatori, i professionisti che su mandato dell’autorità competente, come l’Autorità Regionale di Protezione (ARP), assistono minori o adulti che non sono in grado di provvedere autonomamente ai propri interessi (siano essi la gestione dei soldi e della contabilità personale o il diritto di firmare un contratto) molte situazioni potrebbero essere ancora più difficili di quelle che già sono. Sì, perché, come evidenziato nel conto Consuntivo 2025 della Città, se da una parte a Lugano il numero di mandati di curatela è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2024 (+2.8%), dall’altra si osserva anche un aumento significativo della complessità dei casi, spesso caratterizzati da problematiche psichiatriche e dipendenze. «Nel corso dell’anno – si precisa non a caso - è stata inoltre dedicata particolare attenzione alla sicurezza dei curatori, che operano frequentemente in contesti potenzialmente a rischio». Tutto questo a fronte di una «crescente richiesta da parte dell’Autorità regionale di protezione di figure professionali specializzate».
Indispensabili per molti, spesso lontani dalla luce dei riflettori e nello stesso tempo confrontati con situazioni sempre più difficili che impongono un aumento delle competenze. Oggi sembra questo il contesto in cui si muovono i curatori a Lugano. Lorenzo Quadri, capodicastero Socialità della Città di Lugano, conosce ovviamente bene il fenomeno di cui si sta parlando e ha una convinzione. «L’ente pubblico – dice - non può trovare soluzioni per tutte le situazioni. Si cerca di gestire le situazioni al meglio con le risorse che ci sono. Ma anche se le risorse fossero infinite non si potrebbe comunque risolvere ogni cosa». Visto che se ne parla nel Consuntivo, il municipale fa poi un inciso. «In questo ambito è molto difficile fare operazioni di risparmio. Ma in effetti non sono neanche previste».
La realtà nel frattempo però non cambia. Oggi i curatori privati e pubblici si muovono in un quadro diventato sempre più difficile. Ancora Quadri. «Oggi la figura del curatore ha bisogno sempre più di competenze, da una parte tecniche, con pratiche sempre più complesse e burocratiche, ma dall’altra anche personali, perché non è per tutti avere a che fare con casi psichiatrici o legati alle tossicodipendenze. Da questo punto di vista – aggiunge il capo Dicastero - è una professione che sta diventando sempre più difficile. Ma parlando di difficoltà anche l’Autorità di protezione ha qualche problema se non trova i curatori adatti».
Intanto i casi difficili aumentano anno dopo anno. Anche a Lugano. Anche nel 2025, come si evidenzia nel Consuntivo, dove si parla apertamente di un aumento di situazioni con problematiche psichiatriche e dipendenze. «L’aumento dei casi difficili significa che a peggiorare è la società nel suo complesso – fa notare Quadri – Per fortuna non siamo di fronte a numeri importanti. Anche perché utenze di questo tipo avrebbero bisogno di strutture che oggi non esistono. La persona che viene dimessa una volta passata la fase psichiatrica acuta da una delle strutture oggi esistenti in Ticino che si occupano di questa problematica torna alla normalità fino alla crisi successiva. La soluzione? È molto difficile da trovare. Perché se si decide di internare queste persone a vita bisogna anche chiedersi se è davvero corretto farlo».
