La reazione

Cure a domicilio: «ALVAD non agirà mai nell’illegalità, ma la legge è chiara»

Il presidente Stefano Gilardi replica alle parole di De Rosa il quale giudica inaccettabile la posizione dello Spitex pubblico
©Chiara Zocchetti
Francesco Pellegrinelli
02.04.2026 06:00

«Condivido che qualsiasi misura pecuniaria responsabilizzi. Tuttavia, bisogna verificarne l’equità, ossia se venga rispettata da tutti. A nostro avviso, questo controllo non è possibile, poiché non è verificabile l’operato degli infermieri non registrati o non contrattualizzati con il Cantone. Pertanto, a mio modo di vedere, manca equità». Con queste parole il presidente di ALVAD, Stefano Gilardi, contattato dal CdT, ha ribadito la sua posizione dopo che ieri il Consiglio di Stato ha criticato la posizione dello Spitex privato al termine della riunione extra muros. «Siamo comunque pronti a rivedere la nostra opinione, qualora ci venisse dimostrato il contrario».

Alla critica di De Rosa, secondo cui il prelievo era stato discusso al tavolo di lavoro competente, Gilardi replica: «Parlo a titolo personale: sono disposto a considerare nuove tasse sulla salute solo dopo aver attuato risparmi realmente possibili nel sistema sanitario».

Gilardi sottolinea inoltre come ALVAD abbia avanzato diverse proposte per contrastare l’aumento dei costi dei servizi domiciliari, particolarmente elevati in Ticino, dove il numero di infermieri indipendenti supera la media svizzera, «pur riconoscendo la qualità di molti servizi, sia pubblici sia privati, rispettosi delle norme».

Secondo Gilardi, anche chi opera in libero esercizio dovrebbe sottostare alle stesse misure, purché siano applicabili e controllabili. Alla domanda se il prelievo sarebbe giustificato qualora venisse esteso a tutti gli attori, Gilardi risponde: «Innanzitutto sarebbe più contenuto». Infine, sul comportamento di ALVAD riguardo al prelievo presso gli utenti, Gilardi chiarisce: «Siamo un servizio pubblico e non agiremo mai nell’illegalità. La modifica dell’articolo 38 della LACD prevede che, “se i SACD non prelevano contributi, il Consiglio di Stato tenga conto di un contributo teorico”. Abbiamo chiesto chiarimenti, ma sembrerebbe che i SACD possano coprire il contributo di tasca propria. Per questo abbiamo chiesto di sospendere il pagamento, in attesa di una risposta che tuttavia non è ancora arrivata».

Ad ogni modo, conclude Gilardi, il tema sarà affrontato in comitato.