Cure avviate e poi stop ai rimborsi delle casse malati: il caso di alcuni pazienti ticinesi

Una terapia prescritta dal medico, inizialmente rimborsata e con effetti positivi, che a un certo punto smette di essere coperta dalle casse malati. È la realtà denunciata da alcuni pazienti ticinesi che fanno uso di medicamenti a base di canapa e che hanno visto peggiorare le loro condizioni di salute una volta interrotta la cura per mancanza di risorse finanziarie. A raccogliere le testimonianze è Gennaro Ausiello, che ha fondato l’associazione CanMedTicino per parlare di un fenomeno ancora poco visibile, ma concreto.
Una storia personale
«Ci sono disparità nelle decisioni delle casse malati e come presidente dell’associazione sto raccogliendo le storie di tanti pazienti», racconta al Corriere del Ticino. «Tutto è partito dal mio vissuto personale: mi è stata pagata una terapia per una malattia neurologica, che mi stava aiutando concretamente. A un certo punto però il rimborso è stato interrotto, senza alcuna spiegazione. Da lì è iniziato un percorso difficile, sia a livello di salute che di burocrazia: oggi sono in causa con la cassa malati con inclusione andicap e il ricorso è pendente presso il Tribunale delle assicurazioni». È proprio da questa esperienza che è nata la volontà di dare voce ad altri pazienti, che spesso non sanno di avere diritto a un rimborso, rinunciano a ricorrere per mancanza di mezzi o non hanno la forza di affrontare una battaglia legale.
Storie con un denominatore comune
Le testimonianze raccolte mostrano uno schema ricorrente: quando il rimborso viene interrotto, le condizioni peggiorano. Tra i casi segnalati figura quello di un uomo di 44 anni affetto da dolore cronico, ADHD e neuropatie. Dopo anni difficili, una nuova terapia gli aveva permesso di ritrovare stabilità: più appetito, meno spasmi e una migliore qualità di vita. Con l’interruzione del rimborso, però, nel giro di pochi giorni sono ricomparsi dolore costante, insonnia e perdita di peso.
Un secondo caso riguarda una persona seguita per una patologia psichiatrica. Secondo i familiari e lo psichiatra, il trattamento iniziale aveva portato benefici evidenti, tra cui un miglioramento dell’umore e una riduzione di farmaci più pesanti. Dopo lo stop alla copertura, la situazione è peggiorata, fino a sfiorare il ricovero.
Una paziente con sclerosi multipla aveva invece raggiunto un buon equilibrio dei sintomi per oltre un anno. Anche in questo caso, la fine del sostegno economico ha portato a un rapido peggioramento, con ricadute anche sui familiari, chiamati a riorganizzare assistenza e vita domestica.
Infine, un uomo di 33 anni racconta di essere riuscito a tornare al lavoro grazie alla terapia. Dopo l’interruzione del rimborso sono riprese le assenze, le difficoltà economiche e una ricaduta psicologica.
L’accesso alle cure
Dal 1° agosto 2022, grazie all’entrata in vigore della modifica della legge sugli stupefacenti, in Svizzera ogni medico può prescrivere cannabis a scopo terapeutico, senza più bisogno di autorizzazioni federali. L’accesso formale alla terapia è quindi stato ampliato. Nonostante i progressi, restano ancora diverse difficoltà, evidenzia CanMedTicino, che insieme ad altre realtà attive nel Paese, come MedCan Schweiz, vuole rappresentare e difendere gli interessi dei pazienti. «Oggi ci troviamo in una situazione paradossale: non esistono linee guida federali uniformi e tutto è lasciato alle decisioni delle casse malati», sottolinea Ausiello. «Questo porta a disparità evidenti: ci sono patologie «minori» rimborsate da anni, mentre altre più gravi non ottengono alcuna copertura. Due pazienti con condizioni simili possono ricevere decisioni completamente diverse».
Il tema in Parlamento
Il tema della cannabis medica è arrivato anche all’attenzione del Parlamento nel settembre 2025 tramite un’interrogazione parlamentare (n. 25.7818). Stando alle risposte fornite dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider attualmente non sono disponibili stime sul numero di persone che utilizzano la canapa a fini medici. Ma secondo il sistema di segnalazione dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), attualmente 1’160 persone sono in terapia con questi prodotti. Secondo CanMedTicino le stime potrebbero essere tuttavia maggiori visto che non tutti i medici notificano la terapia. Delle terapie segnalate, circa l’11% è rimborsato parzialmente o completamente, si legge nella risposta all'atto parlamentare. «Si tratta di rimborsi su singoli casi, sulla base di autorizzazioni delle casse malati, oppure di coperture tramite assicurazioni complementari. A causa della mancanza di prove sufficienti in termini di efficacia, appropriatezza ed economicità, al momento nessun medicamento a base di cannabis è inserito nell'elenco delle specialità, il che consentirebbe un rimborso a carico dell’assicurazione di base obbligatoria».
Combattere lo stigma
Per l’associazione CanMedTicino resta fondamentale combattere lo stigma legato all'uso della cannabis e fare in modo che la Svizzera disponga di una fotografia precisa del fenomeno. «Parliamo di una medicina, non di una droga, e come tale dovrebbe essere trattata dal sistema sanitario», ribadisce Ausiello. È per questo che, come associazione, CanMedTicino sta cercando di creare una rete di supporto per quelle persone che fanno uso di queste terapie e si vedono negare aiuto economico. «Il nostro obiettivo è diventare un punto di riferimento, anche per combattere la disinformazione. Più siamo, più possiamo fare pressione per cambiare le cose. Il punto centrale è: con quali criteri vengono approvati o respinti i dossier? E chi tutela il paziente quando una terapia efficace viene interrotta? Oggi, di fatto, nessuno. E spesso il peggioramento clinico porta a costi ancora maggiori per il sistema, tra cure aggiuntive e ricoveri».
Appello a Berna
La richiesta dell'associazione è dunque un intervento a livello federale per definire criteri uniformi e garantire maggiore sicurezza ai pazienti. «Non chiediamo privilegi, ma trasparenza e continuità terapeutica», conclude Ausiello. «Per molti pazienti con dolore cronico, sclerosi multipla, spasticità o altre patologie, il nodo non è più la prescrizione medica, bensì il costo mensile e l’incertezza delle decisioni delle casse malati. Dietro ogni pratica respinta non c’è un numero, ma una persona che torna a soffrire».
