Da Gravesano alle Svalbard: «Qui il clima è già cambiato»

«Alle isole Svalbard i ritmi non sono frenetici come quelli europei, è tutto molto più lento. Anzi, non tutto. Il cambiamento climatico è ad esempio avvenuto in modo molto più veloce». A parlare è Tessa Viglezio, 29 .enne biologa di Gravesano, che da alcuni anni a questa parte ha fatto delle Svalbard – arcipelago che si trova vicino al Polo Nord - la sua seconda casa. Una ticinese sui ghiacci, insomma, lontana migliaia di chilometri dal Ticino, dove è cresciuta prima di studiare e specializzarsi in Svizzera francese e poi in Olanda. «Certo, non è sempre facile convivere con le settimane di buio che alle Svalbard si verificano in modo permanente da metà novembre a metà febbraio e con il sole che non tramonta mai da aprile a settembre– spiega Viglezio - ma i ritmi sono più lenti e soprattutto, visto che le isole e le cittadine sono abitate da pochi abitanti si crea subito quell’atmosfera familiare che altrove è molto difficile trovare». La 29 .enne si spiega meglio. «È come vivere in una comunità molto stretta, ma con delle persone che arrivano da tutto il mondo e con molte culture diverse. Caratteristiche che ti aprono molto la mente e permettono di creare legami molto più forti socialmente».
Quel che è certo è che tra poco la giovane biologa conoscerà ancora di più e farà ancora più sue le Svalbard, visto che ha deciso di continuare a lavorare lassù, nel mare Glaciale Artico, nelle terre abitate più a Nord del pianeta. Questo dopo aver già lavorato per due anni per l’Istituto di scienze polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) italiano e in particolare come capo base della stazione artica italiana. Un impiego che la vedeva gestire in prima persona la logistica, l’amministrazione e la sicurezza del campo base. Non un lavoro da ridere, insomma. Che l’ha portata ad accettare dal prossimo marzo un secondo impiego. Sempre alle Svalbard, ma questa volta per Sios, un’infrastruttura di ricerca che raggruppa 29 istituzioni provenienti da 10 Paesi ed è organizzata come un consorzio internazionale. Non proprio una mansione di poco conto, insomma. Anzi.
Anche perché è proprio alle Svalbard, che il cambiamento climatico, che più nessuno mette in dubbio, si fa concreto, visibile e tangibile. Anche perché le temperature sono drasticamente salite, mettendo a rischio gli stessi abitanti, che avendo costruito le loro case sul permafrost, sono costretti a ristrtturare continuamente, visto che il permafrost si sta riducendo molto velocemente rendendo il terreno instabile.
«Quando torno a casa, mi rendo conto che in Svizzera e in Ticino il cambiamento climatico non è avvertito come un problema urgente come invece succede alle Svalbard dove è sotto gli occhi di tutti. Me ne rendo conto e un po’ mi rattristo perché c’è poca consapevolezza che prima o poi i suoi effetti arriveranno e si manifesteranno in tutto il suo clamore anche in Svizzera». Non che qualcosa non stia già succedendo, come dimostrano lo scioglimento dei ghiacciai alpini o l’innalzamento generale delle temperature. Ma se il surriscaldamento del clima costringe già oggi a ricostruire casa forse la presa di coscienza è diversa. Senza il forse. E il fenomeno appare in tutta la sua reale forza e presenza. «È solo questione di tempo – dice Viglezio – prima o poi gli effetti del cambiamento non potremo fare a meno di vederli con i nostri occhi anche in Svizzera e in Ticino».
Nessuno se lo augura, ovviamente. Anche perché nel frattempo potrebbero essere messi in campo azioni e strumenti capaci di rallentare l’innalzamento delle temperature e tutto quello che si porta dietro. «Abbiamo le tecnologie e le capacità di innovazione, usiamole anche per il clima», è l’appello della giovane biologa che alle Svalbard ha trovato la sua seconda casa. E si è più che mai convinta che occorra agire il prima possibile per tentare di salvare la Terra e i suoi fragili equilibri.
