Il reportage

Da Meg Ryan a Harrison Ford: «È il nostro Belvedere, ‘hotel-rifugio’ delle stelle»

Dentro lo storico albergo simbolo del Festival, uno dei pochi rimasti in attività e crocevia, ancora oggi, di produttori, registi, attori: «Non è solo il panorama, perché un certo Depardieu apprezzava anche la nostra cucina...»
Grandi stelle internazionali e personaggi famosi passati a Locarno come se niente fosse; sullo sfondo, uno scorcio della facciata con la fontana, dimenticata per parecchio tempo in un magazzino della città e ripristinata agli inizi degli anni Duemila
Jona Mantovan
09.08.2023 06:00

Una Sally a piedi nudi corre lungo i corridoi inseguita a suon di frusta da Indiana Jones, come nella scena de “L'ultima crociata” (ma non siamo a Venezia) sulla melodia (stonata) di un Abel Ferrara un po' alticcio al sassofono. Strumento non suo, fra l'altro, ma strappato dalle mani di Lou Marini, quello de “I fratelli Blues”. Alle sue spalle, l'agente segreto James Bond cerca di riportare le cose al loro posto. Inutilmente. Potrebbe essere una febbricitante trama alla Dario Argento, e chissà che non l'abbia sognata davvero. O che sia successa davvero? Comunque, il tutto si sarebbe potuto svolgere solo in un posto al mondo: qui, a Locarno. All'albergo Belvedere.

Harrison Ford, Andy García, Daniel Craig. Sono solo alcune delle tante stelle passate da questa storica struttura della città del Pardo. Non è una sorpresa, dato che la struttura è Partner Hotel esclusivo del Festival del Film. Celebrità abituate a calcare tappeti rossi in tutto il mondo e che, inevitabilmente, portano in... camera vizi, capricci, schiamazzi, litigi. È pur sempre spettacolo, no? E stiamo parlando di protagonisti abili e allenati a mettere in piazza le loro emozioni.

E chissà se il panorama della collina, ai piedi della Madonna del Sasso, non abbia contribuito a calmare gli animi (leggi, magari, Meg Ryan?) o addirittura ispirare registi, produttori, giurati e i vari direttori artistici che si sono succeduti negli anni (da Müller a Bignardi, passando per Maire, Père, Chatrian…). Poi, nonostante siano passati Gaspar Noé e Dario Argento («Vivo in un delirio costante» amava ripetere, ma forse solo per fare scena) l’hotel non si è mai trasformato in quel simbolo dell’orrore alla «Shining», anzi. Ci sono anche le sorprese, però. Qualcuno pensava di ridere con John Landis, autore di quel «Blues Brothers» entrato nella storia del cinema oltre che della comicità? Neanche a pensarci: «Hollywood è estinta da tempo, il mondo degli affari dell’industria cinematografica è crollato», ha chiosato. Per poco facendo ribaltare la sedia della sala congressi. Succedeva nel 2021. Un copione molto simile da quello portato quest’anno da Ted Hope, ex direttore delle produzioni originali Amazon. «Ogni anno c’è sempre qualcosa di nuovo, qualche aggeggio che prima non c’era o un sistema diverso per realizzare qualcosa. È un disastro!». Per carità, sereno anche se camminava avanti e indietro grattandosi la testa. Fortuna che ci sono buone notizie. E anche un buon ristorante come il Fontana. Apprezzatissimo da un certo Gérard Depardieu che amava gustare i piatti in compagnia del suo entourage. «E se un attore francese, uno dei più grandi e importanti, apprezza la nostra cucina... beh, ho detto tutto».  Depardieu è stato omaggiato con una serata tributo in Piazza Grande nel 2011. «Fra l’altro, questo è uno spazio aperto non solo alla nostra clientela... capita spesso di avere qualcuno che ci raggiunge per scorgere qualche personaggio famoso».

A parlare è Michele Rinaldini, 54 anni e direttore della struttura da cinque, mentre passa in rassegna i ritratti della galleria dedicata al mondo del cinema. I faretti sul soffitto dell’area bar si riflettono nelle sottili cornici lucide, che scintillano come a sottolineare il bagliore delle stelle immortalate negli eleganti scatti in bianco e nero.

«Certo, qui sono tutti sotto vetro. Però da anni siamo Partner Hotel esclusivo del Locarno Film Festival. E possiamo vantarci di averne ospitati parecchi tra attori, produttori, registi... personalità di fama mondiale», esclama entusiasta mentre fa strada verso il ristorante. «Questo hotel esiste da quasi centotrent’anni ed è apprezzato non solo per il panorama mozzafiato sulla città e sul lago, ma anche per la sua cucina», afferma mentre allunga il passo verso la terrazza esterna. I tavolini, non troppo piccoli e ben distanziati tra loro, sono apparecchiati di tutto punto, con bicchieri di vetro e tovagliolini in stoffa. L’atmosfera da quattro stelle ‘superior’ si sente, eccome.

«The place to be»

E, a proposito di fontana, eccola lì. Al centro dell’area esterna. Un notevole pezzo d’antiquariato, recuperato negli anni Duemila, quando l’attuale famiglia di proprietari prese in mano la gestione del Belvedere.

«È dell’800 ed è stata recuperata da un deposito della città dov’era rimasta dimenticata per lungo tempo. La sua caratteristica forma ottagonale, tuttavia, appare sin dalle prime pubblicità dell’epoca».

Per il responsabile della struttura non ci sono dubbi: «Questo è il luogo dove essere, the place to be, per incontrare le stelle del cinema che passano a Locarno».

Una collezione speciale

Rinaldini non si ferma un istante ed è orgoglioso di mostrare il fiore all’occhiello della sua carriera. Originario di Cernobbio, a 17 anni si iscrive a scuola alberghiera in Germania. Da allora la sua vita è sempre stata nel mondo dell’ospitalità.

«Andiamo verso la nostra collezione speciale», annuncia mentre indica una gigantografia di una pubblicità del 1914 collocata a mo’ di decorazione, in compagnia di tante altre di periodi diversi: «Camere a partire da due franchi», recita una scritta sotto il titolo «Ricordo di Locarno» scritto in uno stile floreale. «Il Festival lo facciamo vivere tutto l’anno, ecco perché abbiamo la raccolta di tutti i manifesti, dalla prima edizione, distribuita sui tre piani». Oltre il vetro di una delle finestre si può ammirare la carrellata con l’evoluzione degli stili, dei colori, delle mode del momento, anche. La storia di Locarno, la storia del cinema. Dai fiori alle fantasie, dalle geometrie a tutte le gradazioni di colore del Pardo.

All’ombra del grottino

Il nostro cicerone apre un portone. Fuori c’è tutto un altro mondo e si passa dalle opere d’arte dei manifesti al verde rigoglioso della natura. «Siamo sul retro dell’albergo, verso la montagna». La Madonna del Sasso domina la vista. Alcuni ospiti prendono il sole sui lettini. Qualcuno sta nuotando nella piscina, collegata all’area Spa, la quale sarà presto rinnovata. «Qui c’è il nostro grotto. Alla sera si può ammirare il tramonto sul lago, rinfrescati da una leggera brezza che scende dalla montagna».

Un rumore metallico si insinua tra i cinguettii all’ombra della vigna sopra i tavoloni in granito. È la funicolare che da Locarno si arrampica, ogni 15 minuti, verso la stazione della funicolare che sale poi fino a Cardada. Le carrozze, di un blu sgargiante, sembrano salutare gli ospiti. «Abbiamo una fermata dedicata proprio a noi a metà percorso».

Ma le sorprese non finiscono qui.

Il luogo della magia

Si torna all’interno. Nel salone affrescato. Sul soffitto, infatti, è dipinta la scena di Persefone rapita da Ade. Un immenso camino occupa la parete di fondo. «Qui avvengono molti servizi fotografici per ritrarre i premiati nelle varie sezioni del Festival, come pure delle personalità più importanti o della giuria. Una magia nella magia», conclude Rinaldini.

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