Italia

Dal rogo di Crans-Montana allo stadio di San Siro: la bella parabola di Leonardo Bove

Il 16.enne, che era tra i feriti più gravi sopravvissuti all'incendio scoppiato la notte di Capodanno al bar Le Constellation, è stato invitato dall'Inter ad assistere alla sfida casalinga contro il Monza – «È stata una gioia immensa, una rinascita»
© Keystone
Red. Online
24.08.2026 16:49

Si dice spesso che il calcio è uno sport magico in grado di regalare emozioni indimenticabili e di scrivere storie incredibili. Per Leonardo Bove è sicuramente così. Il 16.enne, tra i feriti più gravi sopravvissuti all'incendio scoppiato la notte di Capodanno al bar Le Constellation di Crans-Montana, è infatti stato invitato dall'Inter, sua squadra del cuore, ad assistere a San Siro all'esordio stagionale in campionato dei nerazzurri contro il Monza. A rendere tutto ancora più bello è poi stata la netta vittoria, 4 a 1 il risultato finale, della truppa guidata da Cristian Chivu.

Nonostante le bende che ancora coprono parzialmente la sua testa, per Bove si è trattato di un ritorno alla vita dopo mesi difficili. Un ritorno cominciato lo scorso 18 luglio quando è finalmente stato dimesso dall'ospedale dopo oltre sei mesi di convalescenza. Un primo contatto con il calcio, a dire il vero, Bove lo aveva avuto già qualche giorno fa quando era andato a trovare i compagni di squadra della Scarioni in occasione della ripresa degli allenamenti della U19.

Poi, però, è arrivato l'invito dell'Inter e l'emozione è stata enorme. «Per me è una gioia immensa, una rinascita», ha raccontato il ragazzo alla Gazzetta dello Sport. «Dopo mesi chiuso in una stanza di ospedale sono tornato a qualcosa che faceva parte della mia quotidianità e questo mi fa pensare che sto davvero tornando alla normalità. Alla vita di prima, finalmente».

Tutto nasce su Instagram. «Ho scritto a Javier Zanetti: mi ha risposto venti minuti dopo, era felicissimo di potermi invitare. Sin dall'inizio, si è appassionato al mio caso ed è venuto a trovarmi in ospedale due volte», racconta Bove.

Il ragazzo ha assistito alla partita in tribuna hospitality in compagnia del padre e del nonno. «Mentre eravamo dentro allo stadio, è arrivato il presidente Marotta: mi ha riconosciuto, mi è venuto incontro, è stato straordinario. Mi ha portato a bordo campo per vedere il riscaldamento da vicinissimo. Ho fatto delle foto con Candreva, che era lì, con Mkhitaryan, che era squalificato. Poi in tribuna c'era Jones e ho fatto una foto anche con lui: mi hanno pure inquadrato, era come stare al parco giochi», dice emozionato il 16.enne.

A Bove, comunque, il calcio non piace solo guardarlo, ma anche giocarlo. Gli obiettivi, in questo senso, sono chiari: «Giocherò di nuovo a calcio», afferma sicuro di sé. «I medici dicono che è fattibile. Il primo passo è recuperare la mobilità di prima. Mi sto allenando con i pesi e sto riprendendo pian piano».

Il giovane ragazzo ripercorre poi i mesi in ospedale. «Ho capito che ce l'avrei fatta quando ho finalmente ricominciato a camminare. Le giornate non finivano mai, soprattutto quando non riuscivo a muovermi e vedevo tutto nero, ma non sono mai stato solo». E, a questo punto, arrivano i ringraziamenti: prima di tutto a medici e infermieri, poi gli amici che, «nonostante avessero tante cose da fare, cercavano sempre di trovare il tempo per raggiungermi e passare con me anche un intero pomeriggio».

In questo articolo: