L’intervista

Daniele Caverzasio: «Non digeriamo tutto»

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Daniele Caverzasio, già capogruppo della Lega in Gran Consiglio. (Foto Maffi)
Red. Online
03.06.2019 06:00

Uno sguardo fugace verso le elezioni cantonali e la strategia per i prossimo quattro anni. A parlare dello stato di Salute della Lega è Daniele Caverzasio, parlamentare di lungo corso che ha lasciato a Michele Foletti il ruolo di capogruppo e di co-coordinatore del suo partito. Caverzasio annuncia una Lega diversa, più battagliera e non disposta a digerire tutto.

Come stanno le ferite della Lega che alle elezioni cantonali ha perso quattro seggi in Parlamento. Sono ormai cicatrizzate o no?

«Come per tutte le elezioni bisogna prenderne atto e rispettare totalmente il volere popolare, da parte nostra si è fatta una sana autocritica e si è ricominciato a lavorare. Qualche mal di pancia c’è stato, ma è superato. La gente in Ticino su temi specifichi (come è stato il caso per l’ultima votazione sulle armi) vota con noi, siamo rimasti gli unici a difendere certi valori e sono questi i punti cardine su cui ripartire».

Il post elezioni è stato affrontato con preoccupazione per la tendenza o il fatto di avere salvato i due seggi in Consiglio di Stato ha reso più morbido e scanzonato il bilancio?

«Chiaramente il fatto di aver riconfermato i due seggi in Governo è assolutamente cosa buona e ciò che ci eravamo prefissi, non dobbiamo però sottovalutare la tendenza che abbiamo avuto a livello di Parlamento con una perdita di consensi in tutto il Cantone. È giusto quindi fare una sana autocritica senza dare colpe ad altri o a fattori esterni. La Lega deve fare la Lega e non appiattirsi, ricordando sempre quello che siamo».

Una volta si diceva che «che Lega è sempre la Lega». E se le dicessi che, ormai, «la Lega non è più la Lega» quale sarebbe la sua reazione?

«La Lega è cambiata ma sicuramente lo spirito e le grandi battaglie sono sempre le stesse. Basti pensare ai rapporti con l’UE, l’immigrazione, il frontalierato o quello sguardo alla popolazione ticinese che fatica. Dobbiamo essere dalla parte dei ticinesi sempre in difesa della nostra sovranità».

Troppo filogovernativi e troppo lontani dalle battaglie storiche del Mattino della domenica. Questo è stato il peccato originale del quadriennio 2015-2019?

«Dobbiamo ricordare di essere anche critici sull’operato governativo, non perché abbiamo una maggioranza relativa dobbiamo essere disposti a “digerire” tutto. Un sano spirito di opposizione su temi che non condividiamo deve essere marcato maggiormente. Questo, parte del nostro elettorato, se lo aspetta. La Lega deve essere anche questa, senza mai aver timore smarcarsi».

Quando chiarirete chi comanda in via Monte Boglia?

«In via Monte Boglia comanda la nostra gente, ma è chiaro che un punto di riferimento dovrà esserci al più presto. Va detto che da qualche settimana il capogruppo in Parlamento Michele Foletti è anche il nostro portavoce, e anche il punto di riferimento per i media. In un certo senso questa intervista andava fatta a lui».

Ora dite di volere cambiare rotta, ma com’è possibile conciliare la volontà barricadera con la responsabilità di due seggi il Governo?

«Con sano pragmatismo, è giusto assumersi le responsabilità di Governo, cosa che abbiamo sempre fatto e portare così avanti i progetti essenziali per dare futuro al nostro Cantone, ciò non significa però sacrificare sull’altare della responsabilità quello spirito critico che ci ha da sempre contraddistinti».

Si mormora che Norman Gobbi e Claudio Zali in passato abbiano cercato di «addomesticare» il gruppo parlamentare e lei, capogruppo in Gran Consiglio. Grande bugia o parziale verità?

«Abbiamo sempre collaborato attivamente con i nostri due consiglieri di Stato cercando di supportarli nel loro operato di Governo e i risultati e sono la dimostrazione. A volte probabilmente avremmo potuto essere un po’ più “spina nel fianco” e barricaderi, il campanello d’allarme elettorale è suonato, ora sta a noi prendere le nostre responsabilità».

E ora crede che la vostra coppia governativa sia pronta a sentirsi dire qualche volta «no, noi non siamo dalla vostra parte»?

«Il discorso è stato chiaro e trasparente come sempre e sono sicuro che abbiano capito perfettamente».

A proposito di coppia in Governo, lei è cosciente che questa questo è realtà anche grazie alla lista unica con l’UDC. Se la sente di ringraziare pubblicamente Piero Marchesi?

«Non penso serva ringraziare una singola persona, o in questo caso il presidente UDC, è stato un lavoro di squadra unita da tanti temi comuni. Il ringraziamento va invece agli elettori».

Parliamo di responsabilità: Bixio Caprara e Alex Farinelli chiederanno a tutti i partiti rappresentati nell’Esecutivo cosa intendono fare nei prossimi quattro anni. E voi cosa risponderete?

«Governare bene e soprattutto “fare”, deve essere il Governo del fare e non delle tavole rotonde».

Politicamente chi sarà l’ago della bilancia nella nuova legislatura?

«Sarà una legislatura dove serviranno più partiti per trovare maggioranze, quindi indicare oggi quale sarà risulta difficile, bisognerà confrontarci sui temi. È chiaro che se dovessi pensare ad esempio al “blocco dei ristorni” spero che l’ago della bilancia lo faccia il neo eletto consigliere di Stato».

Si attende una sinistra ampia, compatta e battagliera o, alla fine, finirà per sfilacciarsi, perché tenere unite diversi partiti è spesso operazione impossibile?

«Una sinistra che cercherà in qualche modo di compattarsi ma la loro storia insegna che non sarà operazione semplice».

Con il PPD quale sarà il vostro approccio?

«Come con tutti gli altri partiti, ci confronteremo sui temi ed evidentemente se si potranno trovare visioni condivise benvenga. Magari il PPD dovrà dimostrare più coerenza».

Da Manuele Bertoli, all’ultima legislatura, si attende più no che sì alle decisioni del collegio governativo?

«Mi attendo decisioni, punto. Al momento molti progetti sono naufragati. Certamente subirà molte pressione per smarcarsi».

Le federali sono ormai dietro l’angolo, lei sarà della partita per la corsa al Consiglio nazionale?

«No. Il mio sguardo va alle comunali e a Mendrisio, appuntamento del 2020 al quale tengo particolarmente».

Con l’UDC è tutto chiaro o ci sono ancora dettagli da chiarire?

«In base all’accordo sottoscritto mi sembra sia tutto chiaro e limpido».

È favorevole a una candidatura unica d’area per la corsa al Consiglio degli Stati o, al primo turno, è meglio che ognuno presenti un suo nome, poi si faranno le somme in vista del secondo turno?

«Come già detto sono dell’opinione che si debba scendere in pista con i “cavalli migliori”, quindi ben venga un primo turno doppio per poi puntare uniti sul candidato più forte».

Ripresentare Battista Ghiggia, che aveva fatto bene nel 2015, rappresenta più rischi o vantaggi?

«Se Battista vorrà presentarsi sa bene che avrà tutto il nostro appoggio perché siamo fermamente convinti delle sue capacità, lo ha dimostrato, sfiorando il colpaccio nel 2015 ed oggi partirebbe da una posizione sicuramente più consolidata rispetto a 4 anni fa».