L'analisi

Dazi, i dubbi della Corte Suprema degli Stati Uniti spingono i mercati verso il basso

Anche se la sentenza dei massimi giudici costituzionali di Washington arriverà soltanto tra alcune settimane, lo scetticismo espresso durante l’udienza di mercoledì ha avuto effetti negativi sulle Borse americane ed europee - Negli USA il dibattito sulla questione delle tariffe è prevalentemente politico
Donald Trump spera che la Corte Suprema confermi la sua politica dei dazi. ©Evan Vucci
Dario Campione
06.11.2025 22:00

Tre ore di discussione davanti ai giudici della Corte Suprema non sono stati sufficienti, non per il momento, a sciogliere il nodo della legittimità dei dazi imposti da Donald Trump sulle merci importate negli USA. La sentenza del massimo collegio giurisdizionale di Washington arriverà tra alcune settimane. E nessuno, per ora, si sbilancia sull’esito del voto dei 9 togati, apparsi nell’udienza pubblica di mercoledì scettici, in maggioranza, verso le tesi dell’amministrazione in carica.

A motivo di ciò, i mercati hanno immediatamente mostrato un palese nervosismo. «Il fuoco di sbarramento del presidente sul commercio globale sembra aver subìto un duro colpo - ha scritto il New York Times - e gli investitori non si rallegrano».

Le preoccupazioni che la Corte Suprema possa fermare, anche soltanto temporaneamente, la strategia tariffaria del tycoon è certo una buona notizia per i sostenitori del libero scambio, ma rischia di scatenare maggiori incertezze a Wall Street. Oltre che sancire una clamorosa sconfitta politica per lo stesso Trump, alle prese con un evidente calo di consenso interno, così come dimostrano il voto del 4 novembre e i guai legati al perdurare senza precedenti dello Shutdown, il blocco dei salari dei dipendenti federali. Senza tacere dei dati del mercato del lavoro USA che a ottobre ha fatto registrare la perdita più alta di posti di lavoro: 153.074, il 183% in più rispetto a settembre e il 175% in più rispetto allo stesso periodo del2024.

Il Dow Jones, oggi, ha così aperto in calo dello 0,72% a 49.696,12 punti. Anche il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni è salito al 4,15%. Il sell-off, ovvero il calo dei prezzi azionari dovuto a una perdita di fiducia degli investitori, «suggerisce che gli obbligazionisti sono preoccupati che una sentenza avversa possa privare il Governo delle entrate necessarie per compensare il deficit federale», ha commentato il Financial Times.

Male pure le chiusure europee: l’FTSE MIB di Milano ha perso 390 punti, lo 0,91%; il DAX di Francoforte ha fatto segnare un calo ancora più marcato, l’1,24% (-297 punti); mentre l’FTSE 100 di Londra è andato sotto di 63 punti (-0,64%).

Una tesi contestata

Rispondendo alle obiezioni dei giudici della Corte Suprema, il procuratore generale degli Stati Uniti, Dean John Sauer, ha difeso in maniera strenua l’uso dei poteri di emergenza da parte della Casa Bianca per imporre i dazi. Tesi contestata da molti Tribunali di grado inferiore, i quali hanno invece pronunciato in serie sentenze che stabiliscono l’illegittimità del ricorso all’International Emergency Economic Powers Act del 1977 (IEEPA). La questione, come appare del tutto evidente scorrendo il dibattito sui media statunitensi, non è tanto economica quanto più squisitamente politica. Chi contesta i dazi evidenzia, prima di ogni altra cosa, il superamento da parte di Trump dei limiti del potere esecutivo.

Il punto è che anche tre dei sei giudici conservatori della Corte Suprema sembrano non condividere l’opinione della Casa Bianca. Amy Coney Barrett e Neil Gorsuch si sono uniti ai tre colleghi liberal della Corte nel mettere in discussione l’imposizione di ampi prelievi senza l’approvazione del Congresso. E persino il presidente, John Roberts Jr., ha paragonato le tariffe a «tasse sugli americani», la cui applicazione - ha detto - è «sempre stata il potere centrale del Congresso».

Una sentenza sfavorevole alla Casa Bianca potrebbe quindi diventare un momento politico determinante - in negativo - per la presidenza Trump. Il tycoon, ha fatto delle tariffe un elemento centrale del suo mandato. In un post su Truth Social ha definito il caso in discussione davanti alla Corte Suprema «uno dei più importanti nella nostra storia», spingendosi fino a descriverlo «letteralmente, VITA O MORTE per il nostro Paese».

«Se un presidente non fosse in grado di usare rapidamente e agilmente il potere dei dazi, saremmo indifesi. Questo porterebbe anche alla rovina della nostra nazione», ha aggiunto il presidente americano in un altro post.

Proiezioni da rifare

In realtà, Trump avrebbe molti altri modi per imporre i dazi sulle importazioni dall’estero. Anche se il ricorso all’IEEPA fosse giudicato illegale, il tycoon potrebbe ricorrere ad altre leggi commerciali.

«Se la Corte Suprema si pronuncia contro l’amministrazione, non credo che sia la fine della strada per la politica tariffaria», ha detto alla CNBC Mitchell Goldberg, capo di ClientFirst Strategy, società di consulenza finanziaria di Melville, nello Stato di New York. Vero è, ha fatto notare a sua volta Justine Jouvenal sul Washington Post, che «la maggior parte di queste leggi impone però requisiti procedurali e sostanziali che non consentono il tipo di potere libero e ad ampio raggio» che Trump ha utilizzato sfruttando l’Emergency Act.

E tuttavia, una battuta d’arresto potrebbe aggiungere incertezza agli affari e al commercio. Le imprese costrette a pagare le tariffe potrebbero tentare di ottenere il rimborso, e anche le proiezioni finanziarie del Dipartimento del Tesoro sarebbero da rivedere.