Dazi: via libera da Berna, ma è un errore svelare i dettagli?

Sì, da Palazzo federale c’è il via libera. Il Governo potrà avviare i negoziati con Washington per trovare un accordo commerciale che sia giuridicamente vincolante. I dazi provvisori al 15%, in vigore da metà novembre in virtù della dichiarazione d’intenti tra Svizzera e Stati Uniti, sono ancora soggetti agli umori di Donald Trump e necessitano dunque di una base più solida.
Dopo la Commissione della politica estera del Nazionale (che ha espresso qualche riserva), anche i colleghi del Consiglio degli Stati hanno largamente approvato (10 voti a favore, zero contrari e due astenuti) il progetto di mandato negoziale del Consiglio federale.
Coinvolgimento tempestivo
Per concludere la fase di consultazione, manca solo la presa di posizione della Conferenza dei Governi Cantonali (CdC), che tra due giorni terrà un’assemblea plenaria. Tuttavia, non è ancora noto quando si esprimerà: «La CdC si occuperà del mandato a tempo debito. Per quanto ne sappiamo, il Parlamento è già stato informato e ha già potuto esaminarlo. Da parte dei Cantoni ci dispiace che finora da parte della Confederazione non sia stato possibile procedere a un coinvolgimento completo da poter esprimersi sul progetto di mandato negoziale», ci spiegano dalla Conferenza, auspicando «che i processi futuri consentano un coordinamento e coinvolgimento più tempestivo con i Cantoni».
Posizione indebolita
Ma cosa ha deciso, concretamente, la Commissione della politica estera degli Stati? Il presidente, il socialista ginevrino Carlo Sommaruga, è stato chiaro: «Non comunicheremo in maniera dettagliata (come fatto ad esempio dalla commissione sorella del Nazionale, ndr), poiché riteniamo che ciò non giochi a favore della Svizzera. Se gli Stati Uniti vengono a conoscenza di quello che il Parlamento vuole o non vuole e ciò indebolisce la posizione di negoziazione del Consiglio federale», ha spiegato Sommaruga, aggiungendo che questa è una prassi in vigore anche per gli altri negoziati.
Il ginevrino ha inoltre chiarito che, qualora nel corso dei negoziati emergessero nuovi temi o punti non previsti dal mandato negoziale, le commissioni della politica estera non dovranno solo essere informate, ma anche consultate.
Cinque atti
La questione dei dazi, ora che si torna al tavolo dei negoziati, non è però un discorso chiuso tra le mura di Palazzo federale. Proprio domani mattina si terrà un dibattito urgente: sono cinque le interpellanze presentate al Consiglio federale da tutto lo spettro politico del Consiglio nazionale.
Il Governo ha già preso posizione sugli atti parlamentari, rispondendo in sostanza a molti punti rimasti in sospeso nelle ultime settimane. A partire dalla mancata tassa sui servizi digitali. L’Esecutivo conferma che nella dichiarazione d’intenti c’è l’impegno del Consiglio federale a non introdurre una qualsiasi «Digital Services Tax». Tuttavia, «il Parlamento ha comunque la facoltà di discostarsi da tale decisione e di deciderne l’introduzione».
La «Lex Netflix» rimane
Il Consiglio federale tiene anche a precisare un aspetto: nel gennaio 2024 è entrata in vigore la cosiddetta «Lex Netflix», ovvero l’obbligo per le piattaforme di streaming di investire il 4% del loro fatturato nella produzione cinematografica svizzera. Solo nel 2024, sono stati investiti quasi 16 milioni di franchi in produzioni elvetiche.
Questa imposizione dovrà essere levata? No, assicura il Governo, secondo cui tale obbligo (che colpisce anche i colossi americani come appunto Netflix) «non rientra quindi espressamente nella definizione di imposta digitale e continua a essere garantito dall’ordinanza sulla quota per i film europei e sugli investimenti nel cinema svizzero». Oltre a ciò, l’intesa con Washington non contempla la regolamentazione delle piattaforme di comunicazione e dei motori di ricerca. Berna, attraverso una nuova legge inviata in consultazione fino a febbraio, sta infatti per obbligare servizi come Facebook, X, TikTok o Google «ad agire con maggiore correttezza e trasparenza».
Pollo al cloro e Cybertruck
Per quanto riguarda invece le concessioni legate al possibile allentamento delle norme per l’importazione di pollo al cloro e per l’omologazione dei Cybertruck (attualmente vietati sia in Svizzera, sia nell’Unione europea), il Consiglio federale ha già ribadito a più riprese che «il risultato dei negoziati dovrà rispettare gli obblighi costituzionali e internazionali della Svizzera, in particolare gli Accordi bilaterali esistenti con l’UE e il pacchetto di stabilizzazione e sviluppo delle relazioni con l’UE».
