Diesel a quasi 2,50 franchi al litro: «Mai visto nulla di simile»

In Svizzera il diesel si vende alla pompa ormai quasi a 2,50 franchi al litro e l'intera Europa deve fare i conti non solo con prezzi record, ma anche con una capacità di raffinazione sempre più limitata: a lanciare l'allarme è Dev Sanyal, CEO di Varopreem, l'impresa che gestisce l'unica raffineria svizzera, quella di Cressier (NE). «Sono tempi assolutamente straordinari: lavoro in questo settore da 38 anni e una situazione come quella attuale non l'ho mai vissuta», afferma il professionista in un'intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ). A suo giudizio, le incertezze geopolitiche si stanno sommando alla rigidità del sistema mondiale di approvvigionamento dei carburanti. «Per anni, in questo sistema, tutto ruotava attorno all'efficienza: ora la resilienza diventa un fattore molto importante».
Nessun profitto per i raffinatori
L'aumento dei prezzi non si traduce però automaticamente in profitti più elevati per i raffinatori. «Sul mercato nel suo complesso il livello dei prezzi è aumentato e con esso anche i nostri costi di input», spiega il manager con 30 anni attività presso il colosso inglese BP. A pesare sono anche le differenze tra le varie qualità di greggio e i costi di trasporto.
Cressier quasi a pieno regime
Nella Confederazione Varopreem non opera direttamente nella vendita al dettaglio e non gestisce stazioni di servizio. Il gruppo controlla però la raffineria di Cressier, che copre circa il 35% del consumo nazionale di carburanti. L'impianto lavora quasi a pieno regime. «Un buon semestre non significa ancora che l'intero anno sarà buono: ci sono molti problemi possibili», avverte Sanyal.
Le conseguenze con un divieto degli USA
A titolo d'esempio, un eventuale divieto degli Stati Uniti di esportare diesel avrebbe conseguenze immediate sui mercati europei. «Sarebbe uno shock, perché gli USA hanno finora svolto un ruolo importante nell'approvvigionamento dell'Europa: i prezzi aumenterebbero ancora fortemente», spiega. La crisi dimostrerebbe quanto sia importante mantenere una produzione nazionale di carburanti.
Ridotto il rischio di un peggioramento
La decisione dei paesi del G7 di liberare ulteriori riserve strategiche ha ridotto il rischio di un peggioramento immediato. «Ciò è positivo: contribuirà ad allentare un po' l'offerta e i prezzi», riconosce. Ma le riserve, precisa, «sono un cuscinetto, non una soluzione». Il problema di fondo è la scarsità di capacità disponibili nel settore della raffinazione. «L'ultima nuova raffineria negli Stati Uniti è stata costruita nel 1977, l'ultima in Europa nel 1975 e oggi fa parte di Varopreem», osserva Sanyal. Dall'inizio del secolo, sul vecchio continente sono stati chiusi più di 30 impianti di tal tipo. Secondo il manager ogni chiusura poteva apparire economicamente giustificata, anche perché si riteneva che il mercato globale avrebbe impedito carenze dell'offerta. «I governi consideravano inoltre le raffinerie non infrastrutture critiche, ma relitti del passato che sarebbero diventati superflui con la transizione energetica». Le conseguenze si vedono oggi, con la guerra tra Iran e Israele nonché gli attacchi ucraini che hanno messo fuori uso raffinerie nella regione del Golfo e in Russia. «Quando si verificano strozzature come quelle attorno allo stretto di Hormuz o in Russia, si crea una tempesta perfetta».
Non si escludono carenze
Una carenza fisica di carburante non è esclusa, anche se la Svizzera si trova in una posizione più favorevole rispetto a molte nazioni asiatiche e africane. «Naturalmente un paese ricco come la Confederazione si trova in una posizione migliore per pagare prezzi elevati: ma gli effetti sui prezzi al consumo o sull'industria sono comunque grandi». Per ora, i prezzi elevati non hanno comunque ridotto sensibilmente la domanda europea di diesel e benzina. «Dopo circa otto mesi di guerra in Iran, non si riconosce ancora una tendenza», osserva l'intervistato. Se però i livelli tariffari dovessero restare elevati anche nel 2027 la domanda potrebbe diminuire.
Ancora nessuna previsione
Il CEO di Varopreem non azzarda previsioni sulla durata dei problemi di approvvigionamento. Si dice però convinto che una componente di rischio resterà incorporata nei prezzi del greggio anche dopo una possibile soluzione della crisi nello stretto di Hormuz. «Questo non significa che i prezzi non possano scendere o che debbano rimanere sempre assolutamente elevati: ma ci sarà un sovrapprezzo, perché gli operatori di mercato valutano il rischio più alto». Nel frattempo, la produzione delle raffinerie non può essere modificata a piacimento per privilegiare un determinato carburante, come per esempio il diesel. «A seconda della sua costruzione, una raffineria produce dal greggio diversi tipi di carburante: è un po' flessibile per quanto riguarda la quota dei singoli carburanti nel risultato, ma non può passare dallo zero al 100%», spiega l'imprenditore. Anche la qualità del greggio disponibile condiziona il risultato finale. «Gli impianti oggi producono tutto il diesel che possono».
Cressier sopravvive
Cressier è sopravvissuta alla chiusura della raffineria di Collombey, in Vallese, rilevata nel 2015 da Tamoil. Varopreem aveva acquisito l'impianto neocastellano nel 2012 dalla società Petroplus, allora in difficoltà finanziarie. «Se c'è una domanda di carburanti, bisogna soddisfarla, ma non in qualunque modo: bisogna farlo efficientemente e con una tecnologia moderna», afferma Sanyal. Dal passaggio di proprietà sono stati investiti 500 milioni di franchi. Per il CEO la raffineria avrà ancora un ruolo tra 60 anni, anche se produrrà probabilmente vettori energetici diversi da quelli attuali. «Quale energia sarà, questo si vedrà». Il settore, ricorda, è già cambiato radicalmente: «Quando ho iniziato la mia carriera si vendeva ancora benzina con piombo: oggi non esiste più».
Varopreem sta investendo nei biocarburanti. Un nuovo impianto dovrebbe consentire, dal 2027, di utilizzare circa 40'000 tonnellate annue di prodotti di scarto, come l'olio alimentare. Cressier può produrre complessivamente circa 70'000 barili di prodotti petroliferi al giorno, dal cherosene all'olio combustibile, dal diesel alla benzina, fino al biodiesel e al bioetanolo. L'elettrificazione dei trasporti ridurrà nel lungo periodo la domanda di carburanti, ma secondo il manager il processo sarà più lento di quanto molti prevedano. Serviranno più stazioni di ricarica, reti elettriche più solide e una maggiore capacità di produzione. «L'elettrificazione non avanzerà così rapidamente come alcuni sperano», conclude.
La storia di Varopreem
Varopreem è nata all'inizio del 2026, quando Varo Energy, entità con sede a Baar (ZG), ha acquisito la società svedese Preem. Nel 2025 il fatturato (pro forma) è stato di oltre 100 miliardi di dollari (83 miliardi di franchi al cambio attuale). Il gruppo è di proprietà della società di investimento americana Carlyle e di Vitol, multinazionale elvetico-olandese attiva nel settore del commercio globale di energia e di materie prime.