Il caso

Digitale in Ticino, ATED: «Tutti ne parlano, pochi ascoltano chi lo costruisce»

L’Associazione Mantello Tech ICT e Digital Ticino evidenzia alcune lacune nel programma cantonale di digitalizzazione - «Riguarda prevalentemente l'Amministrazione pubblica, non lo sviluppo del Ticino inteso come territorio»
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Thomas Schürch
Thomas Schürch
12.10.2026 18:30

«Una strategia che guarda all'Amministrazione, aziende lasciate ai margini e porte chiuse al dialogo». L’Associazione Mantello Tech ICT e Digital Ticino (ATED) lancia l'allarme sul programma digitale cantonale. «Digitalizzare l'Amministrazione non significa digitalizzare il Ticino. Le imprese sono quasi invisibili e gli obiettivi non sono misurabili», si deplora in una nota stampa. L'attenzione posta sul tema della tecnologia è positiva, «ma alle parole corrisponde una strategia altrettanto concreta?» È la domanda che si pone ATED dopo aver analizzato il documento intitolato «Strategia per la trasformazione digitale del Cantone Ticino» e i suoi aggiornamenti.

L'analisi svolta in proposito «solleva preoccupazioni significative, a partire da una questione fondamentale: la strategia presentata come cantonale riguarda prevalentemente la digitalizzazione dell'Amministrazione pubblica, non lo sviluppo digitale del Ticino inteso come territorio, economia e società», scrive l’Associazione. «Non possiamo confondere la modernizzazione dei servizi pubblici con una strategia complessiva per la trasformazione digitale del Ticino», viene precisato. Per ATED, una vera strategia territoriale dovrebbe affrontare anche questioni fondamentali per il futuro economico del Cantone: competitività delle imprese tecnologiche, digitalizzazione delle PMI, attrazione di investimenti, sviluppo di startup, formazione di specialisti, intelligenza artificiale, cybersecurity, infrastrutture digitali e innovazione. Il documento «non sviluppa un programma organico dedicato a questi ambiti, né chiarisce sufficientemente il loro collegamento con le altre politiche cantonali».

«Otto obiettivi, ma dove sono i risultati misurabili?»

La strategia cantonale individua otto obiettivi: condizioni quadro, accessibilità, partecipazione, efficienza, dati, innovazione, competenze e strumenti di lavoro. Obiettivi difficilmente contestabili nei principi, «ma che secondo ATED presentano una debolezza importante: nel documento strategico non sono accompagnati da un sistema sufficientemente definito di indicatori, risultati attesi, scadenze e risorse». «Ogni imprenditore conosce il significato di un obiettivo SMART: specifico, misurabile, raggiungibile, rilevante e definito nel tempo», sottolinea Luca Mauriello, presidente di ATED. «Scrivere “promuovere l'innovazione e lo sviluppo tecnologico” è condivisibile. Ma cosa significa concretamente? Quante imprese ne beneficeranno? Quali risultati ci si aspetta di ottenere? Entro quando? Con quali investimenti? E come potranno cittadini e aziende verificare il raggiungimento di questi obiettivi?»

Ruolo delle imprese poco valorizzato?

Un'altra criticità evidenziata riguarda il ruolo attribuito al settore privato. Il documento riconosce che i partner privati svolgono un ruolo centrale nell'attuazione della strategia, «ma ne descrive il contributo soprattutto nell'ambito della fornitura e dell'integrazione di servizi tecnologici». Per ATED, questa impostazione non valorizza sufficientemente il ruolo economico e strategico delle imprese. «Le aziende tecnologiche non esistono soltanto per vendere software, infrastrutture o servizi all'Amministrazione. Sono realtà che innovano, investono, assumono personale qualificato, formano giovani, sviluppano prodotti e contribuiscono alla competitività del territorio». Nella strategia «non emerge un programma specifico per sostenere la crescita dell'ecosistema ICT ticinese. Mancano obiettivi dedicati alla competitività del settore, all'internazionalizzazione, all'attrazione di investimenti tecnologici, allo sviluppo delle startup e alla disponibilità di competenze specialistiche.

Il ruolo dell’IA

ATED esprime preoccupazione anche per il trattamento riservato all'intelligenza artificiale. Nel documento del febbraio 2024, l'AI viene menzionata tra le tecnologie emergenti, insieme a cloud computing e Internet of Things. «Non viene tuttavia sviluppata una strategia specifica per la sua adozione, per la gestione dei rischi, per la formazione, per la governance dei sistemi o per la sperimentazione di applicazioni concrete». «Oggi l'intelligenza artificiale sta modificando profondamente il modo di lavorare delle imprese e delle amministrazioni. Non possiamo limitarci a citarla come una tecnologia emergente. Dobbiamo chiederci come il Ticino intenda affrontare questa trasformazione e quali opportunità voglia cogliere». Secondo ATED, è necessario sviluppare una visione che comprenda l'adozione responsabile dell'AI, la formazione, la gestione dei dati, la sperimentazione e il sostegno all'innovazione.

«Partecipazione e inclusione, ma come?»

Uno degli aspetti che ATED considera maggiormente problematici riguarda il coinvolgimento degli attori economici e tecnologici. La strategia afferma che la trasformazione digitale non può prescindere dalla partecipazione dei soggetti pubblici e privati attivi sul territorio. Definisce inoltre il proprio approccio come «continuativo, inclusivo e partecipativo». Tra gli esempi vengono citati il Tavolo Ticino digitale, Prospettiva 2040, GenZ Lab e altre iniziative di consultazione. ATED riconosce il valore di questi momenti, «ma osserva che iniziative circoscritte non equivalgono necessariamente a un sistema permanente e strutturato di confronto». La governance descritta nel documento «è infatti prevalentemente amministrativa, senza prevedere un organismo consultivo stabile che coinvolga formalmente le rappresentanze economiche e tecnologiche».

«Porte chiuse»

Nella sua presa di posizione, ATED afferma anche di aver cercato ripetutamente di instaurare un dialogo. Tentativi che, secondo l'Associazione, non hanno trovato la disponibilità al confronto auspicata. «Da tempo cerchiamo di costruire un rapporto di collaborazione con chi si occupa della trasformazione digitale del Cantone». Eppure, «ogni volta che tentiamo di avviare un dialogo strutturato, abbiamo la sensazione di trovare una porta chiusa», dichiara Mauriello. La recente risposta alla richiesta di un incontro per discutere la proposta di un Gruppo consultivo permanente per la trasformazione digitale viene considerata un ulteriore segnale di questa difficoltà. «Troviamo difficile comprendere come si possa dichiarare indispensabile il coinvolgimento degli attori economici e, contemporaneamente, non trovare neppure lo spazio per discutere una proposta proveniente da un'associazione economica che rappresenta proprio il settore interessato».

In conclusione «la nostra disponibilità al dialogo rimane. Ma il confronto deve essere reciproco. Non possiamo continuare a chiedere incontri senza ottenere la possibilità di discutere le nostre proposte e, contemporaneamente, accettare che nei documenti ufficiali si parli di partecipazione e inclusione come se questi principi trovassero piena applicazione». 

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