Governo

Dimissioni, i precedenti più scottanti

Le dimissioni di Tito Tettamanti (1960) , Angelo Pellegrini (1968) e Fabio Vassalli (1977) – I casi che hanno scosso il Governo ticinese
©Gabriele Putzu
Red. Online
29.07.2026 22:45

Prima di Claudio Zali, nel secondo dopoguerra, sono tre i consiglieri di Stato che rassegnano le dimissioni per casi politici controversi venuti alla luce nell’esercizio del loro mandato. Nel 1960, il conservatore Tito Tettamanti (eletto nel 1959 a soli 29 anni), direttore del Dipartimento di giustizia, lascia a seguito di uno scandalo originato da una sanzione per frode fiscale. Viene sostituito in Governo da Angelo Pellegrini, esponente dell’ala cristiano-sociale del partito e suo «grande antagonista», stando al Corriere del Ticino dell’epoca. Confermato nel 1963 e nel 1967, Pellegrini viene accusato di molestie e collusione ed è duramente attaccato in nome della morale pubblica dalla stampa liberale-radicale e socialista. Le dimissioni arrivano nel mese di gennaio del 1968. Il suo posto viene preso da Alberto Lepori. Nove anni dopo, al centro delle polemiche finisce Fabio Vassalli (PPD), che prima di essere eletto (1975) aveva avuto rapporti professionali con una società legata allo scandalo del CreditoSvizzero di Chiasso (1977). Messo sotto forte pressione da media e politica, Vassalli rassegna le dimissioni. Il vertice del partito designa al suo posto Fulvio Caccia.

Partenze volontarie

Diversi «ministri» hanno rassegnato le dimissioni nel corso della legislatura per scelta personale o per intraprendere altri percorsi professionali e politici: nel 1946 Emilio Forni (PLR) è sostituito da Nello Celio; nel 1954 il conservatore Giuseppe Lepori è eletto in Consiglio federale (al suo posto arriva Mario Soldini); nel 1959 lascia il socialista Guglielmo Canevascini (sostituito da Piero Pellegrini); nel 1962 tocca al conservatore Alberto Stefani (gli subentra Arturo Lafranchi): nel 1965 parte Plinio Cioccari (PLR), sostituito da Bixio Celio; nel 1986 dà le dimissioni il liberale-radicale Carlo Speziali (gli succede Giuseppe Buffi), seguito nel 1989 da Claudio Generali, passato alla presidenza della Banca del Gottardo (al suo posto Dick Marty).

I decessi durante la carica

Sempre nel secondo dopoguerra, si sono verificati sette decessi di consiglieri di Stato in carica. L’ultimo in ordine cronologico è quello di Michele Barra (Lega), deceduto nel 2013, sei mesi dopo aver sostituito Marco Borradori. Lo rimpiazza Claudio Zali. In precedenza: nel 1946, scompare Fulvio Bolla, liberale-radicale eletto (tacitamente) nel 1943. Il suo posto viene preso da Brenno Galli. Nel 1951, muore Agostino Bernasconi, consigliere di Stato dell’allora partito conservatore (poi PPD dal 1971), a seguito di un incidente stradale. A succedergli è Adolfo Janner. Nel 1956 viene a mancare per malattia il collega di partito Mario Soldini (39 anni). Gli subentra Alberto Stefani. C’è un lutto anche in casa socialista. Piero Pellegrini si spegne improvvisamente nel 1959 dopo soli due mesi di attività. Pellegrini era succeduto al dimissionario Guglielmo Canevascini nel mese di agosto. A sostituirlo sarà poi Federico Ghisletta. Nel 1964, perisce tragicamente sul Basodino Franco Zorzi (41 anni, PLR). Gli subentra Argante Righetti. Nel 2000, stroncato da un infarto durante le vacanze in Italia, muore Giuseppe Buffi (PLR). Anche lui, come Soldini, era presidente del Governo al momento della morte. Gli subentra Gabriele Gendotti.

Rielezione mancata

In cinque casi gli uscenti non sono riusciti a farsi rieleggere, vuoi per la competizione interna vuoi per la perdita del seggio da parte del loro partito. Nel 1947, Angiolo Martignoni (Partito conservatore) viene sconfitto da Agostino Bernasconi. Nel 1987, il PPD perde il secondo seggio a vantaggio del PSA (Pietro Martinelli). A farne le spese è Fulvio Caccia. Nel 1991, il PST rimane escluso dal Governo. Rossano Bervini deve lasciare dopo due legislature (raddoppia temporaneamente il PPD con Alex Pedrazzini). Nel 2007, Marina Masoni viene battuta da Laura Sadis, mentre nel 2019 Paolo Beltraminelli deve cedere il posto a Raffaele De Rosa.

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