Ticino

Dipendenti cantonali soddisfatti? ErreDiPi: «Serve un'analisi più approfondita»

Secondo il comitato, il rapporto sul grado di soddisfazione del personale indica la necessità di approfondimenti aggiuntivi attraverso workshop o focus group
Red. Online
05.05.2026 15:25

Il comitato di ErreDiPi ha proceduto a una prima analisi del rapporto relativo al grado di soddisfazione del personale cantonale. Anzitutto, si legge in una nota stampa, il tasso di partecipazione si attesta al 52%, in calo rispetto alla rilevazione precedente. A ciò «si aggiunge un limite importante: non è possibile verificare se il campione dei rispondenti sia effettivamente rappresentativo dell’insieme del personale per età, genere, funzione o anzianità». L’assenza di queste informazioni «rende più fragile qualsiasi interpretazione complessiva». Un ulteriore problema «riguarda la scelta di presentare i dati quasi esclusivamente in forma aggregata». Senza un’analisi differenziata per genere, età, funzione o percentuale d’impiego «si rischia di rendere invisibili disuguaglianze interne anche rilevanti». Infine, «le soglie interpretative adottate (80% per la soddisfazione, 30% per l’insoddisfazione) appaiono poco adeguate, soprattutto per ambiti sensibili come l’integrità personale, lo stress o i conflitti; in questi casi, anche percentuali inferiori possono essere significative».

Allarme onere di lavoro

Il tema più allarmante – si legge ancora – riguarda il sovraccarico: il 59% del personale si sente sovraccaricato dal punto di vista dell’onere lavorativo e il 66% dichiara di non riuscire a recuperare il lavoro accumulato. Lo stesso rapporto «riconosce l’intensità dei ritmi e la complessità delle mansioni come fonti di stress. Ancora più significativo è il fatto che il 32% ritiene che le condizioni di lavoro possano mettere a rischio la propria salute».

Retribuzione e riconoscimento

La questione salariale emerge con forza: il 43% non è soddisfatto della propria retribuzione e il 55% ritiene che l’impegno non sia adeguatamente riconosciuto. Non a caso, il riconoscimento economico rappresenta la priorità principale per il 66% del personale. Le leve simboliche «non possono sostituire un riconoscimento formale equo e trasparente».

Gestione dei conflitti

Gli indicatori relativi ai conflitti superano tutti la soglia critica: il 38% segnala che le tensioni non vengono affrontate apertamente. Il rapporto stesso «parla di gestione carente e di problemi di management».

Mancanza di prospettive professionali

Il sondaggio conferma una percezione diffusa di stagnazione. Solo il 44% ritiene che esistano reali possibilità di crescita professionale, un dato in calo rispetto al 2021. «Questo suggerisce una scarsa trasparenza nei percorsi di carriera e una mancanza di criteri chiari e condivisi».

Le richieste

Alla luce di queste considerazioni, «è indispensabile procedere a un’analisi più approfondita dei dati, introducendo sistematicamente analisi incrociate per genere, età, anzianità, percentuale d’impiego, funzione e servizio. In questo senso, sarebbe fondamentale poter disporre dei dati grezzi in forma anonimizzata, al fine di garantire trasparenza e permettere comunque ulteriori valutazioni indipendenti». Il rapporto indica inoltre la necessità di approfondimenti aggiuntivi attraverso workshop o focus group con il personale. «È quindi essenziale chiarire se tali momenti siano già stati pianificati, secondo quali criteri verranno selezionati i partecipanti e i servizi coinvolti, e in che modo i risultati saranno restituiti pubblicamente».