Dipendenti pubblici, spunta un’alternativa

Dopo alcuni mesi di silenzio, l’iniziativa «Stop ai dipendenti cantonali», sostenuta da rappresentanti di UDC, Lega, PLR, Centro, Camera di Commercio e AITI, torna a far parlare di sé. Il dossier è stato infatti affrontato ieri in Commissione gestione e finanze con un’audizione dei proponenti. Un incontro breve, formale, in cui Piero Marchesi (presidente UDC) e Gianmaria Frapolli (presidente del comitato d’iniziativa, Lega) hanno argomentato il testo e l’obiettivo dell’iniziativa popolare che ha raccolto poco meno di 10 mila firme. Ma c’è di più: fra le pieghe dell’incontro, è emerso che il Governo stavolta potrebbe non adottare un atteggiamento passivo come accaduto con le due iniziative sui premi di cassa malati approvate in votazione in settembre. Dalla Gestione ci hanno infatti confermato tale volontà del Governo, anche se non si tratterebbe di un controprogetto diretto, quanto piuttosto di una serie di misure per attenuare la presa dell’iniziativa di fronte all’opinione pubblica. E che, non è da escludere, potrebbero anche rientrare nel complesso «calderone» del finanziamento delle iniziative sulle casse malati. Sia come sia, l’Esecutivo sembrerebbe intenzionato a «depotenziare» la proposta di limitare i dipendenti cantonali introducendo a sua volta delle contromisure. Sollecitato, il presidente del Governo Norman Gobbi non ha voluto prendere posizione sul tema. Resta il fatto che il Consiglio di Stato, come confermatoci da ambienti sindacali, alcune settimane fa ha incontrato le parti sociali per informarle della possibilità. Nessun dettaglio sulle effettive misure è stato rilasciato a chi ha partecipato alla riunione. Ma una cosa è certa: i sindacati sono già sin d’ora fortemente contrari sia all’iniziativa, sia a qualsiasi contromossa governativa.
Resta centrale il nodo delle tempistiche. In Gestione, al momento, c’è soltanto il relatore favorevole all’iniziativa (il capogruppo UDC Alain Bühler), mentre le altre forze politiche non si sono ancora determinate. È possibile che i partiti restino alla finestra aspettando l’eventuale mossa del Consiglio di Stato. «Il dossier continuerà a essere trattato dalla Commissione», ha chiosato il presidente Fabrizio Sirica. Ma «al momento non c’è una tempistica». Tuttavia, una delle ipotesi sul tavolo parla di novembre come termine per arrivare in Parlamento, per poi andare all’eventuale voto popolare a febbraio 2027.
Tornando alla proposta alternativa ventilata dal Governo, Piero Marchesi è chiaro. «Secondo la legge sui diritti politici, il Consiglio di Stato è fuori tempo massimo per presentare un controprogetto», ha spiegato il presidente democentrista. «Essa prevede infatti che l’Esecutivo annunci un controprogetto entro due mesi dal deposito dell’iniziativa e lo presenti entro nove mesi. Cosa che non è stata fatta». Sia come sia, Marchesi ha voluto ribadire che bisogna andare al voto il prima possibile. «Si discute dell’applicazione e del finanziamento delle iniziative sulle casse malati», ha sottolineato. «Ma sul tavolo c’è un testo che permette allo Stato di ridurre i costi. Allora bisogna cogliere l’occasione».
