Direzione e macchinari «segreti» fanno spazio al nuovo quartiere

C’erano una volta i pescatori e i campi di mais. Poi, nel Novecento, sono arrivate le fabbriche. Oggi, però, quel crocevia tra Locarno e Ascona inizia a conoscere la sua terza vita. L’area che un tempo ospitava il centro dirigenziale e i macchinari dell’AGIE/GF - rigorosamente inaccessibile ai non addetti ai lavori, anche per una questione di protezione di segreti industriali nell’ambito della meccanica di precisione - è stata inaugurata sabato con il nome «Piazza Saleggi». Un nuovo quartiere di Losone, nato grazie alla concentrazione allo Zandone (con relativo ampliamento di quella sede) delle varie attività dell'azienda che l'occupava, e realizzato tramite una riqualificazione da 45 milioni promossa dall’omonima società immobiliare guidata dalla famiglia Maghetti, su una superficie di 12 mila metri quadrati.
«Un luogo vivo»
Lo ha ricordato il sindaco, Ivan Catarin, all’incontro con la stampa: «Il Comune si presenta ora con un luogo di aggregazione sociale vivo, rivolto al pubblico e dedicato alla cittadinanza, con oltre cento impieghi che potrebbero arrivare fino a 300-350 quando si viaggerà a pieno regime». Posti di lavoro necessari per far funzionare i vari negozi, l’asilo nido «Il ciliegio» - gestito da un’associazione senza scopo di lucro - e l’albergo quattro stelle della catena internazionale Hilton con 109 camere, aperto nel 2024, oltre agli uffici che dovrebbero aggiungersi prossimamente. Nel comparto sono attese mezzo milione di visite all’anno. «Questa struttura ricettiva è l’unica nella Svizzera italiana a operare sotto questo importante marchio», ha dichiarato il presidente di Hotellerie Suisse Sopraceneri, Marcel Krähenmann.
In linea con «Ticino 365»
«E anche il concetto dell’intero rione va nella direzione giusta: quella della strategia turistica “Ticino 365”, che punta ad avere un’offerta su tutto l’arco dei dodici mesi». Ma non solo: «L’apertura di sale conferenze e di spazi modulabili per incontri e riunioni fino a 150 persone è in linea con ciò in cui crediamo». I lavori sono in corso e si concluderanno ancora nel 2026 al piano superiore della Migros. Tali complementi saranno resi accessibili tramite la passerella sopraelevata.

C’è ancora del potenziale
«Le sfide sono state molte, perché non partivamo da un terreno libero: lavorare su un edificio esistente significa affrontare adattamenti, compromessi e complessità che rendono il processo molto più impegnativo», ha affermato l’architetto Christian Rivola, dello studio atelier ribo+, coinvolto nell’iter. Questi ha parlato anche del logo che caratterizza la realtà celebrata: il nome in blu scuro sovrastato da quattro elementi tondeggianti di spessori differenti e altrettanti colori (arancione e rosso per i più lunghi e sottili sulla diagonale dall’alto a sinistra al basso a destra, verde e blu per quella opposta), che si intersecano a formare un cerchio: «rappresenta una nuova energia, come un punto magnetico del territorio, capace di attrarre, servire e dialogare con le persone attraverso ciò che qui viene creato».
È poi sempre il nostro interlocutore a rivelare l’esistenza di un ulteriore margine di sfruttamento, grazie a una porzione del sedime ancora edificabile verso il fiume, dove c’è il parcheggio e dove una volta si trovavano i campi da tennis. «Ma sarà il mercato a decidere se approfittare di questo potenziale».
Un nido «su misura»
Tornando alle caratteristiche costruttive, uno dei fiori all’occhiello è il citato servizio dedicato alla cura della prima infanzia, dai tre mesi ai tre anni e mezzo, diretto da Natasha Crivelli Miranda: «Siamo stati molto fortunati; prima, dalla nostra fondazione nel 2013 e fino al 2023, eravamo in una sezione della scuola dell’infanzia qui vicino. Questo luogo, tuttavia, è stato concepito “su misura” per noi, appositamente per coprire le nostre esigenze», ha spiegato al Corriere del Ticino, precisando come siano impiegate 14 unità nel personale educativo.
«E, rispetto ad altre strutture, abbiamo ambienti particolarmente ampi e luminosi, che ci hanno permesso di aumentare il numero di bambine e bambini che siamo in grado di accogliere rispettando le rigide regole imposte dalla legge, arrivando ai 40 di oggi».



