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«Disastri come quelli di Crans non vanno regolati nella LAV»

La legge sull’aiuto alle vittime di reati non è sufficiente – Il «senatore» vallesano Beat Rieder: «Il Parlamento deve intervenire in modo mirato» – Il Consiglio federale dovrà ora valutare come gestire le catastrofi «con cause umane» – A Sion sarà «Moretti contro Moretti»
© Police Cantonale Valaisanne
Luca Faranda
02.06.2026 20:06

A cinque mesi dal devastante incendio di Crans-Montana che ha provocato 41 vittime e 115 feriti, la strada per tornare alla normalità sembra ancora lontana. Mentre prosegue l’inchiesta e l’iter giudiziario, su binari paralleli si sta muovendo anche la politica. Dopo aver concesso un aiuto urgente alle vittime (lo scorso marzo è stato approvato un «contributo di solidarietà una tantum di 50 mila franchi per ogni persona colpita dall’incendio, per un totale di 7,8 milioni di franchi), le Camere federali si stanno ora chinando su un altro aspetto: la partecipazione finanziaria alla tavola rotonda istituita per favorire la conclusione di accordi extragiudiziali.

A marzo avevano deciso di rinviare la decisione per analizzare più a fondo tutte le implicazioni: oggi, il Consiglio degli Stati ha approvato (con 36 voti a 7 e 2 astensioni), i 20 milioni richiesti dal Governo. Ora, il dossier passa al Nazionale.

Interessi differenti

Nello stabilire le condizioni per questi 20 milioni di franchi da destinare alla tavola rotonda, i «senatori» hanno in particolare rinunciato a un criterio: l’accordo amichevole non deve essere approvato da una maggioranza delle vittime o dei loro familiari. Per la consigliera agli Stati Isabelle Chassot (Centro/FR), che ha proposto questa modifica (seguita dalla maggioranza), ciò può impedire di trovare soluzioni vista la diversità degli interessi e il numero delle vittime.

Lo scorso 11 febbraio il Consiglio federale ha deciso di istituire una tavola rotonda diretta dalla Confederazione per «gestire i risvolti del rogo di Crans-Montana». Presieduta dall’ex consigliere di Stato neocastellano Laurent Kurth, questa piattaforma intende riunire le vittime, i loro congiunti, le assicurazioni interessate, eventuali altre persone tenute a versare indennizzi e le autorità competenti allo scopo di facilitare il dialogo e, con il consenso delle parti, di spianare la strada a una soluzione conciliativa che potrebbe evitare lunghi ed estenuanti (soprattutto per le vittime e i loro congiunti) procedimenti giudiziari. Per il «ministro» della Giustizia Beat Jans, data la complessità delle diverse situazioni, è opportuno alleggerire il carico di lavoro della giustizia grazie a questi accordi extragiudiziali, ha spiegato in aula. I «senatori», dal canto loro, hanno accettato l’organizzazione autonoma della tavola rotonda; la sua composizione non dovrà pertanto essere prescritta per legge. Per gli Stati, questi 20 milioni non sono un assegno in bianco. Ci sono dei criteri da rispettare, come la parità di trattamento tra le vittime o i loro familiari, di proporzionalità tra la partecipazione statale e quella delle assicurazioni, o ancora del riconoscimento della competenza dei tribunali svizzeri in caso di controversia.

E ora? I versamenti «una tantum» di 50 mila franchi per le vittime sono iniziati, ha spiegato Beat Jans. Tra i fondi stanziati, il Parlamento a marzo aveva anche deciso di sostenere i Cantoni con 8,5 milioni di franchi per il finanziamento dell’aiuto alle vittime. Qui si apre un nuovo capitolo, che riguarda da vicino la Legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati, più nota come LAV. Questa legge sarà ora passata al microscopio.

Due postulati

Il Consiglio degli Stati, oggi, ha infatti approvato due postulati, cui anche il Governo aveva dato parere favorevole. Il primo, del «senatore» neocastellano Baptiste Hurni (PS), chiede di «analizzare e migliorare l’indennizzo delle vittime in Svizzera», poiché il dramma di Crans-Montana «ha brutalmente evidenziato le lacune del sistema d’indennizzo». A suo avviso, è opportuno trarre insegnamento «anche dalle più terribili catastrofi». Pertanto, chiede di valutare un potenziamento degli strumenti previsti dalla LAV, oppure di istituire un fondo nazionale di garanzia, come quello già previsto dalla legge federale sulla circolazione stradale.

Dal canto suo, Isabelle Chassot con un altro postulato vuole permettere alla Confederazione di essere più organizzata per poter fornire «un aiuto rapido in caso di catastrofe nazionale di ampia portata». Con una piccola aggiunta, deve riguardare le tragedie «con cause umane». Ovvero provocate da cittadini, non dalla natura.

Il compito dello Stato

Eppure, non sarebbe compito dello Stato intervenire per rimediare agli errori commessi da singoli cittadini che si sono macchiati di un reato. «Sì, è vero che la responsabilità ricade in primo luogo su chi ha causato il danno, sull’assicuratore, eventualmente sulla collettività, e non deve ricadere direttamente sulla Confederazione», ci spiega il consigliere agli Stati vallesano Beat Rieder (Centro), di professione avvocato. «D’altra parte, se lo Stato non interviene, si avranno enormi “spese successive”, in particolare per la giustizia, e soprattutto per il resto della vita delle vittime (i grandi ustionati necessiteranno di aiuti per lungo tempo, se non per tutta la vita, ndr). Questo dovrebbe essere il punto centrale: bisognerebbe concentrarsi sulle vittime e non sulla teoria secondo cui lo Stato non debba intervenire. In casi eccezionali come questi dobbiamo anche adottare misure straordinarie. Altrimenti non siamo uno Stato che si prende cura dei cittadini di questo Paese», tiene a sottolineare Rieder, aggiungendo che ci sono anche molti giovani che a Crans-Montana hanno riportato lesioni gravi.

Due drammi in pochi mesi

«Prima Crans-Montana, poi Kerzers: da inizio anno nel nostro Paese si sono consumati due drammi che sollevano interrogativi sulle attuali misure di sostegno alle vittime di una catastrofe nazionale di ampia portata e sui loro limiti», spiega la «senatrice» friburghese. Come reagire in occasione di grandi catastrofi con molte vittime, garantendo al contempo parità di trattamento? Il Consiglio federale è chiamato a fare i compiti, valutando i limiti e proponendo soluzioni.

La Legge concernente l’aiuto alle vittime di reati difficilmente potrà bastare. «A seguito di Crans-Montana, dobbiamo riesaminare attentamente la LAV. Ma gli eventi straordinari di questo tipo, con oltre 150 vittime, non possono essere regolati da una legge di applicazione generale come la LAV», spiega il consigliere agli Stati e avvocato vallesano. Per Rieder, «in caso di disastri come quello di Crans-Montana, si deve intervenire in modo mirato». Di più, Governo e Parlamento «devono avere il coraggio di prendere misure eccezionali in casi eccezionali, elaborando leggi specifiche e fornendo linee guida per la riparazione dei danni».

Un aiuto a tutti gli ustionati

Proprio oggi, direttamente da Crans-Montana, è stata presentata l’associazione Initiative Phoenix, che mira a promuovere la collaborazione tra medici specialisti nel settore delle grandi ustioni. Vuole rendere accessibile «l’eccellenza medica riparativa» agli ustionati del «Constellation» e non solo.

«Moretti contro Moretti»

Jacques e Jessica Moretti a confronto. Tra pochi giorni, per la prima volta dal devastante rogo di Capodanno a Crans-Montana, i proprietari del bar «Le Constellation» saranno interrogati insieme. Gli inquirenti dovranno valutare, analizzare e chiarire le dichiarazioni contraddittorie emerse nei primi mesi di interrogatori. La notizia era stata riportata dal «Tages-Anzeiger» e confermata dalla procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud. Questo incontro si svolgerà venerdì mattina, dalle 8.30, al campus Energypolis di Sion.

Nel dettaglio, questo doppio interrogatorio (ma è anche definita «procedura del confronto») si basa sull’articolo 146, capoverso due del Codice di procedura penale. «Le autorità penali possono mettere a confronto diretto persone, comprese quelle che hanno facoltà di non rispondere. Sono fatti salvi i diritti speciali della vittima». Saranno presenti gli avvocati delle diverse parti, i quali potranno tutti interrogare la coppia francese.

Tre modalità

Il motivo di questo modo di procedere, stando al Tages-Anzeiger, potrebbe essere dovuto alle diverse versioni sull’acquisto dei pannelli isolanti. O per chiarire se qualcuno (e chi) ha dato l’ordine di chiudere le uscite di emergenza. Secondo il Ministero pubblico, questo tipo di audizione può svolgersi in tre modi: si pone una stessa domanda a ciascun imputato e ognuno risponde; si interroga un primo imputato su un tema nel suo complesso, poi risponde il secondo imputato; oppure si può anche privilegiare uno scambio di risposte (una sorta di ping-pong), a seconda delle spiegazioni fornite dagli imputati.

Continua l’indagine

Già oggi, tuttavia, dovrà rispondere alle domande del Ministero pubblico vallesano l’ex municipale di Chermignon responsabile delle costruzioni, in carica tra il 2013 e il 2016 (prima della creazione del nuovo comune di Crans-Montana nel 2017). Nel frattempo, però, oggi l’ex procuratore generale della Confederazione, Michael Lauber, alla SRF ha criticato la gestione dell’inchiesta, puntando il dito contro la comunicazione insufficiente, le mancate autopsie delle vittime e la decisione di non chiedere la carcerazione preventiva di Jacques e Jessica Moretti.

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