Docenti, più coordinamento tra formazione e assunzione

Insegnanti abilitati in più materie, percorsi di formazione che permettano di lavorare sia alle scuole medie sia alle medie superiori e, in prospettiva, un modello universitario di cinque anni che integri fin dall’inizio preparazione disciplinare e pedagogica. Sono alcune delle proposte contenute nel rapporto «Orizzonti per la formazione di docenti in Ticino», presentato questo pomeriggio a Bellinzona dalla direttrice del DECS Marina Carobbio Guscetti, insieme a Emanuele Berger, direttore della Divisione della scuola, Franco Gervasoni, direttore generale della SUPSI, e Daniela Willi-Piezzi, direttrice del DFA/ASP. Nove le azioni individuate, con l’obiettivo di ripensare la formazione degli insegnanti delle scuole medie e medie superiori.
Le origini delle riflessioni
All’origine della riflessione ci sono anche le polemiche della primavera del 2025, quando tredici aspiranti docenti di italiano delle scuole medie superiori avevano appreso che non ci sarebbero state ore d’insegnamento da attribuire al termine della formazione. «Quanto accaduto ci ha permesso di far emergere una serie di questioni inerenti alla struttura e all’organizzazione dell’offerta formativa destinata alle future e ai futuri docenti di alcuni ordini scolastici in Ticino», ha spiegato oggi Carobbio Guscetti. Nel giugno dello stesso anno il DECS ha quindi istituito un gruppo di lavoro, presieduto dalla consigliera di Stato, che ha coinvolto rappresentanti del mondo scolastico, universitario e sindacale attraverso dieci incontri.
Maggiore continuità
Tra le proposte principali figura il rafforzamento della formazione pluridisciplinare. L’idea è favorire l’abilitazione in due o tre discipline, permettendo agli insegnanti di seguire le stesse classi per un maggior numero di ore. Un modello che, si legge nel rapporto, favorirebbe «maggiore mobilità e flessibilità di impiego» e promuoverebbe «una maggior continuità educativa», riducendo il numero complessivo di allievi e classi con cui ciascun docente deve confrontarsi. Si propone inoltre di approfondire la possibilità di ottenere l’abilitazione in tre materie all’interno dei 120 crediti del Master per l’insegnamento medio.
Un’altra strada riguarda la formazione combinata, che consentirebbe di insegnare sia alle scuole medie sia alle medie superiori, per «accrescere la flessibilità del sistema scolastico ticinese». Una possibilità destinata a chi possiede già un Bachelor e un Master nella disciplina interessata, sulla quale restano da valutare le implicazioni organizzative, retributive e professionali. Più ambiziosa, invece, l’ipotesi di un percorso universitario integrato di cinque anni per i futuri docenti di scuola media, nel quale lo studio delle discipline e la formazione pedagogico-didattica procedano parallelamente fin dal primo anno. L’obiettivo, si legge nel rapporto, è favorire «una sintesi e un’unione tra il sapere disciplinare e il saper insegnare». Per ora, tuttavia, si propone soltanto di valutare l’avvio di uno studio di fattibilità.
Il nodo delle assunzioni
Il rapporto dedica attenzione anche al rapporto tra teoria e pratica, considerando quest’ultima «una componente imprescindibile della formazione». Si propone quindi di rafforzare la presenza degli studenti nella vita quotidiana degli istituti, coinvolgendoli maggiormente nei consigli di classe, nelle riunioni e nelle relazioni con colleghi e famiglie, e affiancando a queste esperienze un monitoraggio più sistematico della loro efficacia.
Rimane centrale, inoltre, il coordinamento tra DECS e DFA/ASP. Le procedure di ammissione alla formazione e quelle di assunzione cantonale sono infatti giudicate «non sufficientemente allineate, oltre che non sempre chiare e trasparenti». Da qui la proposta di armonizzare maggiormente criteri e requisiti, mantenendo distinti i ruoli delle due istituzioni. Si prevede anche uno studio che segua nel tempo i diplomati, per comprenderne le prospettive occupazionali e le scelte professionali.
Non tutte le ipotesi emerse dal confronto hanno però trovato seguito. Il gruppo di lavoro sconsiglia, per esempio, il ritorno al modello en emploi, che consentirebbe di formarsi mentre si lavora, per i rischi legati al riconoscimento intercantonale dei diplomi e al carico di lavoro. Le nove azioni rappresentano dunque l’avvio di un percorso ancora da sviluppare: alcune potranno essere attuate nel breve periodo, mentre le più complesse potrebbero rientrare nel contratto di prestazione 2029-2032 tra Cantone e DFA/ASP. Il rapporto, del resto, definisce il lavoro svolto soltanto «una tappa di un processo di sviluppo continuo» della formazione degli insegnanti ticinesi.
