Piazza finanziaria

Dopo il crac di Credit Suisse, il Governo stringe le viti

Il Consiglio federale ha posto in consultazione il pacchetto di misure per scongiurare il crollo delle banche sistemiche - Più potere all’Autorità di vigilanza, bonus revocabili e maggiore responsabilità a livello dirigenziale
©Francesca Agosta
Giona Carcano
13.08.2026 06:00

Ridurre i rischi per l’economia, i contribuenti e la Confederazione per scongiurare un nuovo caso Credit Suisse. Il Consiglio federale, ieri, ha posto in consultazione fino a novembre il pacchetto di misure contenuto nella regolamentazione «too big to fail» concernenti la legge sulle banche e l’ordinanza sulla liquidità. Il tutto, appunto, con l’obiettivo di rafforzare la stabilità della piazza finanziaria svizzera. Sono quattro gli istituti di rilevanza sistemica che dovranno sottostare alle nuove normative: UBS, la Banca cantonale di Zurigo, PostFinance e Raiffeisen.

Evitare la «corsa agli sportelli»

Nel concreto, attraverso le modifiche della Legge federale sulle banche e le casse di risparmio e dell’Ordinanza sulla liquidità, il Governo mira a colmare le lacune individuate nel meccanismo «too big to fail» in seguito al crollo di Credit Suisse nel marzo 2023 e rafforzarlo in modo da garantire la continuità delle funzioni di rilevanza sistemica ed evitare salvataggi statali con misure d’emergenza. Oltre a ciò, come ha sottolineato Karin Keller-Sutter durante una conferenza stampa ieri a Berna, saranno inoltre ampliati gli strumenti e le competenze dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) e l’accesso delle banche alla liquidità della Banca nazionale svizzera (BNS), ha puntualizzato la direttrice del Dipartimento federale delle finanze (DFF). Le misure poste in consultazione erano già state annunciate un anno fa e, come ha precisato Keller-Sutter, «tengono conto anche dei risultati emersi dalla Commissione parlamentare d’inchiesta» seguita al crac del secondo istituto elvetico. Centrale, nel sistema «di difesa» che il Consiglio federale intende introdurre, è la liquidità disponibile per le banche di rilevanza sistemica, che dovrà essere «garantita e credibile». Va inoltre ricordato che, al vaglio del Parlamento il prossimo settembre, arriveranno anche le disposizioni riguardanti i requisiti di capitale (la cosiddetta lex UBS): al momento, questa controversa misura resta il punto più critico dell’intero pacchetto governativo. Una proposta dovrebbe giungere entro la fine di agosto da parte della Commissione per gli affari economici del Consiglio degli Stati.

Nell’ordinanza sulla liquidità, il Consiglio federale intende disciplinare, tra l’altro, requisiti quantitativi minimi per l’accesso a liquidità garantita della BNS. Ciò dovrebbe evitare, in caso di crisi di una banca, il pericoloso fenomeno della «corsa agli sportelli» da parte della clientela.

La responsabilità di impresa

Un altro punto fondamentale del pacchetto di misure preventive riguarda la responsabilità di impresa, il cosiddetto «Senior Managers Regime». A chi competono le singole decisioni? Chi ne risponde? Per ottenere maggiore chiarezza in questo ambito, l’Esecutivo intende introdurre un regime di responsabilità fra le banche con più di 250 dipendenti a tempo pieno. Gli istituti di credito interessati - come ha sottolineato Keller-Sutter - dovranno stabilire in un documento e rendere trasparente a chi compete l’adozione delle singole decisioni, così da rendere chiara la ripartizione degli obblighi ai livelli gerarchici più alti e rafforzare la responsabilità personale dei dirigenti. In caso di violazioni, la banca o la FINMA potranno adottare provvedimenti mirati. L’obiettivo, ha ribadito la «ministra» delle Finanze, è quello di migliorare la cultura aziendale e del rischio delle banche, in modo da promuovere un governo d’impresa responsabile. Ulteriori requisiti già esistenti saranno ora disciplinati a livello di legge, anziché a livello di ordinanza come avvenuto finora.

Contrastare i rischi

Ma c’è un’altra misura che riguarda il personale delle banche e che va a toccare i bonus. Per quanto riguarda le retribuzioni, infatti, per tutte le banche dovranno valere nuovi principi generali volti a ridurre i rischi e a evitare falsi incentivi. Tali disposizioni mirano a garantire uno sviluppo positivo a lungo termine dell’istituto e contrastano comportamenti di assunzione del rischio inappropriati, ha spiegato il Governo in una nota. Non solo: all’alta dirigenza e ai dirigenti con una retribuzione elevata attivi in banche di rilevanza sistemica dovrà essere applicato anche il differimento delle componenti retributive variabili. Se necessario, i bonus dovranno inoltre poter essere oggetto di restituzione, tramite le cosiddette clausole «clawback», ha aggiunto la capa del DFF. In questo ambito la FINMA disporrà inoltre di possibilità di intervento rafforzate.

Le multe della FINMA

L’autorità di vigilanza, come si intuisce dalle misure proposte, verrà quindi rafforzata. Se finora la FINMA non poteva infliggere multe nei confronti di istituti finanziari che commettono infrazioni, in futuro le cose potrebbero cambiare. Stando all’Esecutivo, le sanzioni amministrative pecuniarie (multe), tuttavia, non rappresentano l’elemento centrale degli strumenti del «too big to fail», ma contribuiscono al rafforzamento della vigilanza e, a livello internazionale, rientrano tra gli strumenti standard. Le multe vengono inoltre percepite dall’opinione pubblica come un segnale dell’esistenza di gravi lacune all’interno di un istituto finanziario, afferma il Consiglio federale. La prevista pubblicazione delle sanzioni ha quindi anche un effetto preventivo.

Le reazioni

La Banca nazionale svizzera e la FINMA hanno accolto favorevolmente le misure proposte dal Governo. «Sono decisive per porre rimedio ai punti deboli del dispositivo normativo messi in luce dalla crisi di Credit Suisse e rappresentano un passo importante per rafforzare ulteriormente la stabilità del sistema finanziario elvetico», ha sottolineato la BNS. Anche per la FINMA gli interventi dell’Esecutivo «rivestono un’importanza centrale per il rafforzamento della stabilità delle banche e della reputazione della piazza finanziaria svizzera». Più tiepida la posizione dell’Associazione svizzera dei banchieri, che vede in modo critico una FINMA con competenze notevolmente ampliate. Da parte sua, UBS ha accolto con cautela le misure, dichiarandosi favorevole a un ulteriore inasprimento della vigilanza, ma alzando immediatamente una barriera contro quelle che definisce richieste patrimoniali estreme.