Dopo il Nord Stream, il Baltic Connector e non solo: cosa sta succedendo nelle acque del nord Europa?

Le acque del Mar Baltico, da qualche tempo, sono agitate. E parecchio. Il sabotaggio del Nord Stream, avvenuto poco più di un anno fa, è l'episodio che lo dimostra, per eccellenza. Eppure, nonostante ancora oggi non sia stata fatta chiarezza su che cosa accadde di preciso il 26 settembre di un anno fa, le acque del nord Europa sono diventate teatro di nuovi misteri. Il primo tra questi risale a circa una settimana fa, quando il 10 di ottobre il gasdotto Baltic Connector che collega la Finlandia con l'Estonia è stato danneggiato. La stessa sorte che, ieri, è toccata a un cavo sottomarino per le telecomunicazioni, questa volta tra Estonia e Svezia. Proviamo a far chiarezza per comprendere che cosa stia succedendo.
Partiamo dal principio. La scorsa settimana, la Finlandia ha rivelato di star conducendo un'indagine su una perdita di gas del Baltic Connector, un gasdotto sottomarino che, come detto, collega il Paese nordico all'Estonia. L'incidente, nello specifico, ha portato a un «calo di pressione inusuale» che ha costretto gli operatori ad arrestare i flussi e a ispezionare le acque finlandesi. Dove, per l'appunto, è stata identificata una perdita.
Ma fin dal primo momento, la situazione è sembrata sospetta. E non poco. Tant'è che la prima pista presa in considerazione è stata quella del sabotaggio. Lo stesso presidente finlandese Sauli Niinistö, infatti, ha subito dichiarato che il danno al gasdotto e al cavo di comunicazione era, con ogni probabilità, il risultato di «un'attività esterna».
Ancora oggi però, non è chiaro che cosa sia successo esattamente martedì scorso nelle acque finlandesi. In un primo momento, l'istituto sismologico norvegese Norsar ha dichiarato di aver rilevato una «probabile esplosione» nella notte tra sabato e domenica nel punto del mar Baltico in cui si trova il gasdotto. Altri media internazionali, invece, citando fonti anonime, riferivano che, a detta dei governi dei Paesi coinvolti, poteva trattarsi di un sabotaggio russo. Lo stesso copione del Nord Stream, soprattutto perché, anche in questo caso, il presidente Putin si è affrettato a negare il coinvolgimento di Mosca.
La Keskusrikospoliisi, principale organizzazione di intelligente finlandese, ha spostato l'attenzione su alcune navi che si trovavano nelle acque finlandesi proprio quando il Baltic Connector è stato sabotato. Al momento, come rivela VesselFinder, in quel momento nella zona erano presenti una nave da carico di proprietà russa chiamata Sevmorput, e una portacontainer con la bandiera di Hong Kong, di proprietà di una società cinese.
Di più, al momento, non è stato rivelato. La faccenda, come accaduto con il Nord Stream, è apparsa fin da subito complessa. Ancor di più nelle ultime ore, dopo che un altro cavo sottomarino tra Svezia ed Estonia, come detto, è stato danneggiato. A riferirlo, ieri, il ministro per la Difesa civile svedese Carl-Oskar Bohlin, il quale ha specificato che questa volta il presunto sabotaggio si è verificato nelle acque estoni. Le autorità svedesi, inoltre, hanno dichiarato che, in questo caso, il cavo avrebbe subito leggeri danni e sarebbe dunque ancora funzionante, sebbene, come prevedibile, la causa dell'incidente non sia ancora stata scoperta.
Fin dal primo momento è stato difficile capire se esistesse un collegamento tra quanto accaduto al Nord Stream e quanto accaduto più recentemente nelle acque finlandesi. Ora, però, la situazione è diventata ancora più complessa. Le autorità estoni hanno fatto sapere di non essere ancora in grado di determinare una connessione tra i due incidenti, mentre il ministro per la Difesa Bohlin ha dichiarato che il suo Paese si unirà alle indagini congiunte di Finlandia ed Estonia. Con la speranza di riuscire a far luce, almeno questa volta, sui misteri del Baltico.
