Dopo mesi di stallo, il parlamento rumeno approva un governo filo-UE

Il parlamento rumeno ha dato luce verde a un governo proposto dal premier incaricato filo-europeo Luca Niculescu, il quarto candidato a tentare di ottenere una maggioranza dopo il crollo della precedente coalizione, avvenuto a maggio.
Niculescu, diplomatico cinquantacinquenne sostenuto da tre partiti filo-Ue, ha ottenuto 280 voti, superando la soglia dei 233 necessari.
Si chiude così una crisi durata 169 giorni, iniziata il 5 maggio scorso con la sfiducia al governo di Ilie Bolojan. Il governo cadde per l'uscita dalla maggioranza dei socialdemocratici del PSD, in disaccordo con gli alleati sulle misure di austerità, sui tagli alla spesa pubblica e sugli aumenti di tasse e accise proposti da Bolojan per ridurre l'elevato deficit di bilancio. Da allora il Paese è stato amministrato da un esecutivo ad interim con poteri limitati, mentre tre precedenti tentativi di formare un nuovo governo erano falliti. Il presidente Nicușor Dan aveva inizialmente affidato l'incarico a Eugen Tomac, che aveva rinunciato al mandato, e successivamente ad Adrian Veștea e Siegfried Mureșan, entrambi incapaci di ottenere la fiducia parlamentare. Il prolungato stallo politico ha aggravato le difficoltà di un Paese già alle prese con un elevato deficit pubblico, l'aumento del costo del debito e la necessità di adottare misure urgenti per il risanamento dei conti statali.
Niculescu, ex ambasciatore romeno in Francia e coordinatore nazionale del processo di adesione all'OCSE, è dunque il quarto premier incaricato dal presidente Dan dall'inizio della crisi. Il suo governo presenta una formula particolare: la maggioranza dei ministeri è affidata allo stesso Partito socialdemocratico (PSD) che fece cadere il governo Bolojan, mentre il premier e alcuni ministri responsabili di settori strategici sono indipendenti.
Determinante per l'approvazione dell'esecutivo è stato il sostegno esterno dei liberali del PNL e dell'Unione democratica magiara (UDMR), che hanno votato la fiducia pur scegliendo di non entrare nel governo. Contrari invece i partiti USR (conservatore) AUR e SOS Romania (entrambi di estrema destra ultranazionalista).
Nel programma del nuovo esecutivo di orientamento europeista, figurano la riduzione del deficit, la riforma della pubblica amministrazione, l'indicizzazione delle pensioni a partire dal 2027 e il rilancio degli investimenti, anche attraverso i fondi europei. Niculescu ha avvertito che la Romania attraversa non soltanto una crisi di bilancio, ma anche una crisi del proprio modello di sviluppo, finora sostenuto soprattutto dai consumi, dalle importazioni e dall'indebitamento.
Il premier e i suoi ministri dovranno ora prestare giuramento davanti al presidente della Repubblica per entrare ufficialmente in carica.