Doppia imposizione con vista sui ristorni

Quali sono i benefici per gli investimenti transfrontalieri e per il Ticino di una modernizzazione della Convenzione contro le doppie imposizioni tra Svizzera e Italia? La domanda è contenuta in un’interrogazione depositata oggi da Paolo Pamini (UDC) e sottoscritta dagli altri sette rappresentanti ticinesi al Nazionale.
La domanda è un po’ tecnica ma è significativo che sia stata formulata dall’intera deputazione alla Camera bassa. Sullo sfondo, infatti, c’è la questione dei ristorni fiscali (50 milioni di franchi) bloccati a fine giugno dal Ticino, per protesta contro la «Tassa sulla salute» che la Lombardia è intenzionata a far pagare ai «vecchi frontalieri», per finanziare il Servizio sanitario nazionale. Questa decisione potrebbe ostacolare i lavori di revisione della Convenzione, dai quali la Svizzera si aspetta un miglioramento delle condizioni per gli operatori economici. A margine di un incontro con il suo omologo italiano Giancarlo Giorgetti, a Roma, la «ministra» delle Finanze Karin Keller-Sutter aveva dichiarato alla RSI di non volere che i rapporti tra la Svizzera e l’Italia si deteriorassero per questo, visto che la Confederazione ha tutto l’interesse a rivedere l’accordo sulla doppia imposizione: «Non voglio dire che la questione ticinese blocchi l’accordo sulla doppia imposizione», aveva detto, «ma forse rallenta un po’ il processo, e per la Svizzera è di interesse generale poter rivedere questo accordo sulla doppia imposizione». L’interrogazione, a prima vista, è solo una richiesta di informazioni, ma sembra contenere un’esortazione implicita al Consiglio di Stato a rivalutare la sua decisione. La roadmap siglata a Milano nel 2015, firmando il Protocollo di modifica della Convenzione contro le doppie imposizioni, prevedeva due fasi. La prima è stata la modifica dell’Accordo sui frontalieri del 2020. Una seconda fase prevedeva una riduzione dell’imposta alla fonte su dividendi e interessi, una modifica della clausola antiabuso e l’introduzione di una clausola arbitrale. Pamini ricorda che dopo l’incontro Keller-Sutter–Giorgetti, il DFF ha comunicato che la Svizzera «ha ribadito la disponibilità ad avviare una revisione globale della Convenzione, con l’obiettivo di modernizzare il dispositivo e favorire un incremento degli investimenti tra i due Paesi», dando però priorità all’Accordo sui frontalieri. L’Italia subordina a sua volta la revisione al ripristino di tale Accordo. Aliquote ridotte alla fonte, rileva il deputato democentrista, ridurrebbero gli ostacoli fiscali agli investimenti transfrontalieri, oggi attenuati solo tra società consociate. Per valutare una simile revisione occorre conoscerne gli effetti economici e fiscali.
