Due mesi «borrominiani» fra incontri, mostre e teatro

Perché aspettare i decennali o i centenari dalla nascita o dalla morte dei personaggi illustri per celebrarli? Specie in casi particolarmente notevoli, come quello di Francesco Borromini (nato Castelli), «uno dei 3-4 architetti più importanti della storia dell’architettura occidentale». Questa, almeno, l’opinione dello storico dell’architettura Nicola Soldini, cioè colui che ha ideato «Borromini 2026», una serie d’incontri e spettacoli di spirito divulgativo e multidisciplinare dedicati all’artista nativo di Bissone che animeranno il villaggio lacustre e altri luoghi del cantone nei prossimi mesi. A fare da ciceroni, alcuni dei massimi esperti delle opere e della vita di Borromini, a partire da Joseph Connors, definito da Soldini il «papa degli studiosi del Borromini». A collaborare o a sostenere la manifestazione vi saranno il Cantone, il Comune di Bissone, l’Archivio del Moderno di Mendrisio, la Biblioteca cantonale e quella Salita dei Frati di Lugano, il Teatro sociale di Bellinzona e la CSIA (alcuni studenti hanno elaborato la locandina).
Una figura da «aggiornare»
Sarà l’occasione per tornare a parlare nuovamente alle nostre latitudini (chi si ricorda la riproduzione del san Carlino ancorata in rivetta Tell a Lugano?) di uno dei nostri cittadini più illustri, premesso che quando è nato il Ticino non esisteva ancora e che nel nostro cantone Borromini non solo non ha mai battuto chiodo, ma probabilmente non è più tornato dopo gli studi a Milano e il trasferimento a Roma, città a cui deve il suo successo (e le sue miserie: fra giochi di potere, un’intensa rivalità con Gian Lorenzo Bernini ed episodi depressivi morì suicida nel 1667). Comunque sia, negli ultimi decenni gli storici hanno rivelato ulteriori dettagli della sua biografia e della sua opera e «Borromini 2026» sarà l’occasione per fare il punto: «Bisogna ridare questa nuova immagine», ha detto Soldini. E per farlo si è scelto, con le parole della coordinatrice dell’Archivio del Moderno Alessandra Pfister, «un progetto corale, condiviso e diffuso».
I numerosi appuntamenti
A fare da sorta di trait d’union sarà una mostra che verrà inaugurata il 31 marzo (e terminerà il 9 maggio) alla Biblioteca cantonale di Lugano: «Sarà un percorso fra la fortuna e la sfortuna critica di Borromini - ha detto Soldini - capace nei secoli di suscitare avversioni furenti o adesioni incondizionate». Joseph Connors terrà invece la sua conferenza all’Accademia di architettura di Mendrisio il 14 aprile illustrando le sue tre opere più celebri: il san Carlino, sant’Ivo, e Palazzo Falconieri; e il giorno dopo sarà protagonista di una chiacchierata informale con Soldini nella chiesa di san Rocco a Bissone. Nel medesimo luogo si terranno altri tre appuntamenti: il 21 aprile Soldini del giovanissimo Borromini, il 23 Richard Bösel (Università di Vienna) dell’arcano del san Carlino, e il 27 vi sarà una chiacchierata con il regista Marco Martinelli, autore dello spettacolo Lettere a Bernini che andrà in scena (data unica) al Teatro sociale di Bellinzona il 28 aprile. Sarà questo l’unico evento a pagamento della manifestazione. La stessa si completerà con un concerto di Musica barocca ai tempi di Borrromini nella chiesa di san Carpoforo (dove il nostro fu battezzato) il 30 aprile e con tre conferenze alla Biblioteca Salita dei Frati: il 5 maggio Marisa Tabarrini (Università La Sapienza) con Borromini ai Sette Dolori, il 12 maggio Martin Raspe (Biblioteca Hertziana) con Borromini e la natura, e il 19 maggio Augusto Roca De Amicis con Borromini e la storia.
«Per noi bissonesi - ha ricordato ieri in conferenza stampa il sindaco di Bissone Andrea Incerti - Francesco Borromini è un simbolo di rilievo, una radice profonda che ancora oggi ci ispira».
