È battaglia sul canone radiotv: il clima sta diventando rovente

Duecento franchi bastano? Ruota tutta attorno a questa domanda la votazione dell’8 marzo, quando la popolazione dovrà esprimersi sulla riduzione del canone radiotelevisivo. Ospiti di Gianni Righinetti a La domenica del Corriere, in onda questa sera su TeleTicino, si sono confrontati sul tema la vicepresidente del PLR Natalia Ferrara, il consigliere agli Stati dell’UDC Marco Chiesa, il presidente del Comitato «Insieme per la RSI» Michele Bertini e il consigliere nazionale della Lega Lorenzo Quadri. Se passasse il sì alle urne, ha esordito Bertini, «sarebbe a rischio il nostro sistema-Paese, dove c’è una marcata attenzione al più piccolo». Il Ticino, infatti, «beneficia in modo importante dei proventi», visto che contribuisce per il 4% del totale del canone, ma riceve una quota di ridistribuzione pari al 22%. «Una democrazia forte e sana si basa anche su una informazione pubblica di qualità, e con la strage di Crans-Montana ci siamo accorti di quanto sia importante avere un servizio informativo attento e rispettoso». Per Chiesa, invece, occorre chiarire che cosa prevede l’iniziativa: «Ci sono due paragrafi nei quali si specifica che la ripartizione a favore delle minoranze rimarrà invariata e che non ci sarà un abbassamento dei contributi alle emittenti private. Non possiamo quindi parlare di una democrazia e di una pluralità messe in discussione». Non solo. «TeleTicino riceve un contributo di 3,8 milioni di franchi per tutto il servizio pubblico che fa, la RSI ne riceve 280. Insomma, per ogni franco di canone che arriva in Ticino, a Melide si fermano solo 2 centesimi».
Per Ferrara, però, il punto fondamentale è che «se passasse il sì, il servizio radiotv come lo conosciamo oggi nella Svizzera italiana non esisterebbe più. È un dato di fatto: non si può pretendere di fare le stesse cose ma con molti meno soldi». È vero, ha quindi aggiunto, che «la RSI riceve questi importi, ma impiega anche oltre mille persone». E ancora: «L’iniziativa, di fatto, favorisce tutto ciò che non è svizzero: toglie risorse alla Svizzera italiana e favorisce le piattaforme e i colossi stranieri. E la porta l’hanno aperta proprio i nostri sovranisti». «Ma non tutto quello che fa la RSI è servizio pubblico», ha ribattuto Quadri. Inoltre, «con il suo orientamento politico, è proprio la SSR a essere divisiva. Quella della democrazia in pericolo è una fantasia».
Dal canto suo, Bertini ha fatto notare ai rappresentanti ticinesi a Berna che «sostenere questa iniziativa significa sostenere un impoverimento per il nostro cantone: culturale, identitario e finanziario». Secondo Chiesa, però, «non si può sottacere che il servizio pubblico dovrebbe essere equidistante, e che invece uno studio pubblico ha accertato che la maggioranza dei giornalisti è di sinistra. Né si può tacere che la campagna è finanziata per 820 mila franchi dal PS». Tornando ai contenuti, Ferrara ha invece ricordato che tutto quello che non farebbe più la RSI dopo il voto diventerebbe a pagamento: «Non parliamo del concerto in prima serata, ma delle Olimpiadi, della Champions League, di Wimbledon». «Ma lo sport ci costa 44 milioni di franchi all’anno, lo dicono i dati», ha replicato Chiesa. «Se lo dividiamo su tre regioni sono 15 milioni, aggiungendoci i 40 milioni per l’informazione arriviamo a 55 milioni. Insomma, le cifre parlano chiaro: non ci sarà alcun annichilimento dell’offerta». Per Bertini, invece, ci si dimentica un elemento centrale: «La Svizzera ha quattro lingue, e trasmettere tutto in più lingue ha un costo».
Sul fronte delle misure di risparmio, Quadri ha fatto notare che la prospettata riduzione dei posti di lavoro «viene usata come un ricatto. Come dire: se ci imponete un taglio del canone distruggete anche i posti di lavori». Non solo. «È come se oggi tutte le economie domestiche fossero obbligate ad abbonarsi a un quotidiano, anche se non lo leggono. Bisogna chiedersi, allora, se il canone serve a finanziare il servizio pubblico o se invece è un piano occupazionale». «È vero che tutti devono cambiare», ha sottolineato dal canto suo Ferrara. «E la SSR infatti deve risparmiare 270 milioni nei prossimi tre anni. Ma mi chiedo: perché dobbiamo buttare via tutto? Anche a me non piace tutto ciò che viene trasmesso. Non mi piace nemmeno il Mattino, però lo leggo».