Al BC Place di Vancouver

E per una volta non vorremmo conoscere il finale

Alle 22 la Svizzera va a caccia dei quarti contro la Colombia - Si tratta del sesto tentativo di riscrivere la storia, dopo quelli falliti dal Mondiale 1994 in avanti - A tenere tutti con il fiato sospeso è la situazione di Johan Manzambi
©Agustin Marcarian
Massimo Solari
07.07.2026 06:00

Di questa storia, se possibile, non vorremmo conoscere il finale. È dal 1994 che ci viene sbattuto in faccia. E poco importa se, inizialmente, ha fatto meno male. La sostanza non cambia. Per cinque volte ci siamo ritrovati in equilibrio, su di una corda tesa e in grado di attraversare più epoche, con la mano della gloria pronta a trascinarci verso di sé. Per cinque volte siamo scivolati sul più bello. Agli ottavi di finale.

Perciò non vorremmo conoscere il finale di Svizzera-Colombia, sfida che a ridosso della notte mette in palio i quarti di finale della Coppa del mondo 2026. Il brivido, certo, rimane quello del trapezista senza rete. Consapevole, perlomeno nella sua testa, del percorso necessario per giungere, integro, dall’altra parte. Eppure bastano una piccola distrazione o un soffio di vento per schiantarsi a terra. Di nuovo.

Senza la nostra stella?

La Nazionale di Murat Yakin si ritrova al BC Place di Vancouver con meno dubbi rispetto a un passato scontroso. A scendere in campo, per dire, non è la squadra appagata di USA ‘94 o quella sognante e però fragile dei Mondiali 2006. E nemmeno la compagine sfavorita del 2014 e - con le aggravanti di una certa sopravvalutazione interna - del 2022, al cospetto di Argentina e Portogallo. Il 2018? Beh, l’avversario, in effetti, non generava timori, ma a fare paura era stato l’avvicinamento al match da dentro o fuori, con i pesanti strascichi legati alle esultanze dell’aquila contro la Serbia e mezzo spogliatoio in subbuglio.

A questo giro, Xhaka e compagni sono pronti a guardare la Colombia dritta negli occhi. I tentennamenti della fase a gironi hanno lasciato spazio alla prestazione matura - soprattutto a livello di collettivo - al cospetto dell’Algeria, nei sedicesimi di finale. Non solo. La sensazione, ma con Yakin è giusto che rimanga tale, è che il ct avesse trovato la quadratura del cerchio in termini di formazione. Già. Poi è arrivata la doccia gelata, con i problemi fisici accusati - durante l'allenamento di rifinitura - da Sow, Vargas e soprattutto Manzambi. La situazione del fenomeno del Friburgo tiene tutti con il fiato sospeso. E, ahinoi, parrebbe essere davvero seria. Il Blick parla di un ginocchio malconcio. Si attende un aggiornamento da parte dell'ASF, ma è inverosimile che il 20.enne ginevrino possa scendere in campo contro la Colombia. Di certo non dal primo minuto.

«Ma si parte da 50 e 50» hanno comunque tenuto a precisare diversi protagonisti nelle ultime ore. È così, nella misura in cui i Cafeteros hanno vissuto una prima parte di torneo sicuramente più solida della nostra, con tanto di museruola messa al Portogallo. Ed è così poiché, sotto sotto, nell’ambiente rossocrociato si avverte il rischio di presentarsi sul rettangolo verde con eccessiva sicurezza. «Sarà una partita intensa e ricca di duelli fisici» sottolinea in merito Ruben Vargas, già due gol pesanti nel torneo. «Dovremo dunque essere pronti a reggere l’urto sul piano atletico e pure mentale, dal momento che i colombiani potrebbero anche affidarsi al trash talk. Giocheremo in uno stadio schierato in buona parte con la Colombia».

Lezioni e costellazioni

Da un lato, quindi, condizioni persino avverse. Ma dall’altro non mancano le premesse oggettive affinché la selezione elvetica possa finalmente infrangere quel soffitto di cristallo che le grava sulla testa da una vita. Ed è inutile nasconderlo. L’occasione è enorme, così come il valore della posta in palio. In questi giorni, inoltre, allenatore e giocatori non hanno perso l’occasione per puntualizzare che la lezione del 2022 - e cioè il naufragio contro i lusitani - è stata imparata.

L’aria che si respira, insomma, assomiglia maggiormente all’ultimo Europeo. O, perlomeno, è questo il messaggio che il gruppo rossocrociato ha voluto trasmettere all’esterno. Il fatto di non essercela ancora giocata con un avversario davvero tosto o di spessore ci rende orfani di qualche riferimento. Il potenziale di questa Nazionale, con diversi leader forse all’ultimo ballo mondiale e le bollicine che gasano sulla tre-quarti, è però evidente. E sprecare un’altra chance, senza per altro sapere quando si ripresenterà sotto una simile costellazione, sarebbe quasi imperdonabile. E allora no, di questa storia, se possibile, non vorremmo già conoscere il finale. Forza Svizzera, riscrivilo tu.

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