E se ci fosse stato Vitta? «Ne avremmo discusso»

«Ho deciso di mettermi a disposizione». Così Alex Farinelli, consigliere nazionale PLR, ha annunciato sui propri canali social l'intenzione di candidarsi alle elezioni cantonali di aprile 2027. Lo abbiamo intervistato.
Alex Farinelli, dunque, è arrivato il momento del grande
passo. Perché ha deciso di mettersi a disposizione e di comunicare oggi questa
decisione?
«Diciamo che la decisione l'ho maturata nel tempo, non è
chiaramente qualcosa a cui ho pensato solo negli ultimi giorni. Volevo
comunicarlo all'inizio dell'estate anche per essere «trasparente». Non nascondo
che da quando Christian Vitta ha annunciato che non si sarebbe ripresentato,
spesso questo tema veniva sollevato. Così ne ho parlato anche con il presidente
del partito e ho dato la mia disponibilità».
Ha citato Vitta. Quanto è stata determinante la sua uscita di
scena?
«Lo è stata sicuramente, nel senso che in questi anni
Christian Vitta ha rappresentato un punto saldo nell'attività governativa. Ha interpretato il ruolo di consigliere di Stato in maniera molto solida,
competente e orientata ai fatti. È chiaro che la sua partenza mi ha posto una
domanda: bisogna preparare una successione, non la si improvvisa dall'oggi al
domani».
Se Vitta si fosse ricandidato, sarebbe stato comunque della
partita?
«Credo che ne avremmo discusso. Sarebbe stata comunque una
possibilità, non l'avrei esclusa a priori. Però è ovvio che, con la partenza di
Christian, si sente ancora di più la responsabilità di mettersi a disposizione».
A proposito di testa a testa: Vitta non ci sarà più, ma
potrebbe entrare nella rosa dei candidati anche Simone Gianini, un altro nome
di peso che in questi anni ha fatto bene a Berna. Come vede una sua eventuale
presenza in lista?
«Secondo me,
più persone capaci il Partito liberale radicale riuscirà a mettere in lista, meglio
sarà. In questo momento il Cantone ha bisogno, non solo da parte del PLR ma di tutte le forze politiche, del meglio che si possa mettere a
disposizione per cercare di risolvere, o almeno iniziare a risolvere, i molti
problemi che ci sono sul tavolo. Detto
questo, non ci siamo solo io e Simone Gianini all'interno del partito: ci sono
anche altre persone che potrebbero assumere questo ruolo. Dal mio punto di
vista non c'è alcun problema rispetto a nessuna candidatura».
Sta
dicendo che crede nel raddoppio?
«Sì, credo
che il raddoppio sia un'eventualità possibile. Non è qualcosa di scontato, ma
nemmeno di impossibile. Penso che in questi mesi bisognerà lavorare costruendo
una lista che abbia solidità e credibilità, sapendo anche darsi degli obiettivi
a lungo termine, in sostanza, un programma».
Quali
sono le sue armi politiche?
«Penso di
portare tre cose. La prima è una certa esperienza, perché ho vissuto
l'esperienza cantonale, quella comunale e quella federale. Questo permette di
conoscere direttamente tutte queste realtà, anche considerando che il Cantone
rappresenta quel livello intermedio tra Confederazione e Comuni. La seconda
riguarda il mio modo di essere. Ormai faccio politica da diversi anni – in
senso più ampio, dal 2015 – e credo che le persone mi conoscano. Sanno come
sono caratterialmente, sanno che ho le mie idee, ma sanno anche che non sono
una persona rissosa o aggressiva. Penso che questo possa essere un elemento
utile. Il terzo aspetto è legato proprio a questo. Oggi le persone mi conoscono
già: non credo di dover promettere come sarò in futuro. Lo sanno già. Se
ritengono che una persona con le mie caratteristiche possa dare un contributo e
aiutare il Cantone, allora sanno anche cosa aspettarsi».
