È stato un pestaggio efferato, «Ma c’è chi non ha alzato un dito»

Da tentato omicidio ad aggressione. È questo il cambiamento principale delle accuse formulate dalla Magistratura (e anticipate nei giorni scorsi dalla RSI) nei confronti di 18 ultras dell’Hockey Club Lugano (HCL) che nella notte tra l’11 e il 12 ottobre 2024 a Rivera hanno picchiato tre ragazzi tifosi dell’Hockey Club Ambrì Piotta (HCAP). Un pestaggio che ha fatto discutere per il numero di persone coinvolte e per l’efferatezza del fatto in sé. Ma anche un pestaggio che ha avuto un’eco durante le partite dell’HCL, ma anche dell’FC Lugano con striscioni di protesta che a lungo hanno chiesto l’immediata scarcerazione degli autori.
Quella notte, dopo il derby perso con l’Ambrì in Leventina, gli ultras bianconeri raggiunsero in auto Rivera, si diressero a viso coperto verso la stazione e si imbatterono nei tre giovani tifosi biancoblù, due ragazzi e una ragazza, che ebbero la peggio. Per 18 di loro, che nel 2024 avevano tra i 18 e i 37 anni, scattò l’arresto.
Tentato omicidio. Questo il reato ipotizzato dalla procuratrice pubblica titolare dell’inchiesta, Valentina Tuoni, che prolungò l’arresto fino al 23 dicembre 2024. Pochi giorni fa il ridimensionamento dell’accusa. Non più tentato omicidio. Ma aggressione. Oltre che infrazione alla legge federale sugli esplosivi, per il possesso di alcuni petardi, e rapina per avere sottratto alle vittime un paio di sciarpe e una maglia dell’Ambrì.
«Non è una bagatella»
«Di per sé i fatti non sono proprio una bagatella e ne sono risultate lesioni – spiega Pierluigi Pasi, patrocinatore di uno degli ultras dell’HCL indagati -. Credo che chi vi ha partecipato ne sia cosciente. Le violenze attorno allo sport dentro e fuori dagli stadi sono tutte deprecabili e sempre da biasimare, se è il caso da sanzionare penalmente. Credo – aggiunge Pasi - che i club sportivi dovrebbero mostrarsi più solidali con quest’idea, non solo sulla carta. Spesso alla fine le fatture sono a carico di tutti i contribuenti».
I tempi dell’inchiesta
Fatta questa premessa, l’avvocato entra nel merito dell’imputazione di tentato omicidio, un’ipotesi di reato che «tecnicamente – afferma - ci era parsa obiettivamente poco sostenibile verso chi, a Rivera quella sera, materialmente ai margini non ha neppure alzato un dito». Pasi precisa meglio.
«La chiusura dell’istruzione preliminare da parte del pubblico ministero giunge a un anno circa dagli ultimi atti dell’indagine, che da allora marciava sul posto. In questa situazione di stasi è ovvio che chi è soggetto a imputazioni del genere può trovarsi ad affrontare particolari situazioni personali, in aggiunta alle responsabilità con cui il Giudice lo metterà a confronto. Penso a chi è ancora agli studi o in formazione professionale, oppure prossimo al reclutamento militare. Dunque, oggi mi sento solo di dovere lamentare una certa oggettiva lentezza nel procedere».
L’auspicio dell’avvocato
Quel che è certo è che diciotto persone sono state poste in carcerazione preventiva. Questo perché l’imputazione originaria a loro carico non era di poco conto. «Il mio assistito, con altri imputati – specifica Pasi - ha già scontato un mese di carcerazione preventiva ed è stato rilasciato solo grazie a un ricorso al Giudice dei provvedimenti coercitivi, che ne ha ordinata l’immediata fine, mentre il pubblico ministero ne aveva chiesta la proroga. Ora mi aspetto che chi ha partecipato ai fatti sarà giudicato singolarmente per quello che ha fatto e in base alla sua situazione personale. Come quelli sommari, i processi esemplari sono la negazione della giustizia e dello Stato di diritto».
