È tutto «nuovo» nel Regno Unito tranne il Regno Unito stesso

Non sarà facile per Andy Burnham trasformare il Regno Unito, trascinandolo al di fuori delle crisi, economiche e sociali, che sta attraversando. Ma oggi, nel giorno della nomina ufficiale, ha comunque promesso grandi novità. «Un nuovo modello politico e un nuovo modello economico». Entrerà nei dettagli nelle prossime settimane, ma intanto - nel tradizionale discorso davanti al numero civico 10 di Downing Street - ha aggiunto: «Negli anni Ottanta la Gran Bretagna ha preso alcune decisioni sbagliate. Il potere politico è stato centralizzato, quello economico privatizzato, ampie zone del Paese deindustrializzate, e non si sono ancora riprese. Molti hanno la sensazione di essere ancora in declino e di non avere la capacità di invertire la rotta. Ed è per questo che cambieremo la politica, per renderla più collaborativa, più incentrata sulla risoluzione dei problemi che sulla ricerca del consenso. E porteremo l’energia da qui a ogni codice postale del Paese, in modo che possano fare di più e, facendo di più, costruire una nuova economia in cui rimetteremo i beni di prima necessità sotto un controllo pubblico più forte, rendendoli di nuovo accessibili a tutti».
Un addio «con dignità»
La giornata si era aperta con l’addio di Keir Starmer, che ha avuto qualche settimana per preparare i bagagli, prima dell’elezione di Burnham, venerdì, a leader del Partito laburista. Starmer ha sottolineato come il Regno Unito sia, oggi, «più forte e più giusto di quanto non lo fosse due anni fa», prima della vittoria sui Tories e della sua ascesa a premier. E ha poi chiuso il suo discorso dicendo: «Me ne vado con dignità. Me ne vado con un sorriso e sono orgoglioso di tutto ciò che abbiamo realizzato». Il discorso è stato, comunque, interessante, in particolare nel passaggio in cui ha descritto il mondo fuori. «Ci troviamo ad affrontare un mondo in cui i nostri nemici non si fermeranno davanti a nulla pur di dividerci a causa dei nostri valori, della nostra libertà, della nostra decenza e, francamente, a causa della nostra incrollabile determinazione nei confronti del coraggioso popolo ucraino». Collegandosi agli sforzi in politica estera, ha riportato l’attenzione al Regno Unito. «Sotto questo attacco, è fondamentale che ci ricordiamo della grandezza della Gran Bretagna che ci circonda; e che mentre discutiamo su come risolvere i nostri problemi, c’è qualcosa che ereditiamo dal nostro Paese e dal nostro carattere che può darci la fiducia di poter cambiare il Paese in meglio».
Il tempo della consapevolezza
Due anni dopo la nomina di Starmer, re Carlo ha dovuto quindi officiare a Buckingham Palace il «suo» terzo passaggio di consegne - quello tra Liz Truss e Rishi Sunak nell’ottobre del 2022 era stato il primo -, comunicando attorno a mezzogiorno che «l’onorevole Andrew Burnham ha accettato l’offerta del Re e gli ha baciato la mano». Dalla residenza reale a Downing Street, giusto il tempo di riordinare le idee. E poi subito ha iniziato, ammettendo l’inadeguatezza della classe dirigente britannica: «Sono consapevole di essere la sesta persona negli ultimi dieci anni a percorrere questa strada - il settimo primo ministro dal 2016 -, il che rende questo un momento di riflessione e di nuovi propositi. È necessario che la mia generazione di politici alzi il livello e si impegni per affrontare la nuova sfida. La Gran Bretagna deve dimostrare al mondo che possiamo ritrovare la nostra stabilità, e questa è la nostra sfida: far funzionare la politica, farla funzionare meglio. So che la gente in patria è stufa della politica. Vi ascolto e voglio essere sincero con voi: non siamo stati abbastanza bravi e dobbiamo fare meglio».
La manovra sui senzatetto
Non ha sprecato il poco tempo a disposizione, Burnham, per false promesse, certo si è lasciato prendere la mano quando ha sottolineato: «Aiuteremo le persone a vivere bene, costruendo uno Stato più preventivo, investendo nel successo delle persone anziché pagare per il loro fallimento». E poi ha annunciato quello che è poi diventato a tutti gli effetti il suo primo atto: «Porre fine al fenomeno dei senzatetto che dormono per strada nel nostro Paese. Si tratta di mettere i valori e gli standard giusti al centro del Governo». Un approccio piuttosto umanistico, che ricorda quel che si dice da tempo di lui, della sua naturale empatia e dell’attenzione verso i più sfavoriti. «Metterò la cura delle persone al centro di tutto ciò che faccio». Quello relativo ai senzatetto era stato un obiettivo anche ai tempi in cui era sindaco di Manchester: non lo aveva raggiunto. In questo caso, però, conta molto anche l’idea, la volontà di partire da qui per lanciare la propria epoca. Dalle parole ai fatti, è stata questione di pochi minuti: e il Governo ha annunciato un ulteriore stanziamento di 340 milioni di sterline per affrontare il problema. E ora? «Entro la fine dell’anno presenterò un nuovo piano per la Gran Bretagna, un piano decennale che delineerà un percorso da dove siamo ora a dove credo che tutti noi vogliamo che la Gran Bretagna arrivi, a prescindere dal partito che sosteniamo. Ma posso fare qualcosa per dare alle persone un po’ di respiro ora, un aiuto con il costo della vita. E da domani (da oggi per chi legge, ndr) illustrerò alcune di queste misure, compreso il modo in cui le finanzieremo». Intanto ha già incassato la telefonata, per certi versi inevitabile, di Donald Trump, che si è congratulato. È un rapporto, tutto da costruire, che farà comunque la differenza.
