Il confronto

«È un salasso, investimenti a rischio», «No, serve tagliare la spesa pubblica»

Terza puntata in vista della votazione del 28 settembre - Al centro del dibattito, l’iniziativa della Lega che chiede la deducibilità fiscale integrale dei premi di cassa malati - Ospiti del CdT, questa volta, il presidente del PLR Alessandro Speziali e il deputato dell’UDC Alain Bühler
© CdT/Gabriele Putzu
Martina Salvini
17.09.2025 06:00

Da una parte, il PLR di Alessandro Speziali, che in Gran Consiglio aveva tentato la via del controprogetto. Dall’altra, l’UDC che, come ha ricordato Alain Bühler, può essere considerata un po’ l’anticipatrice dell’iniziativa leghista, visto una proposta simile era stata avanzata nel 2018 da Paolo Pamini. Nella redazione del CdT, il presidente liberale radicale e il granconsigliere democentrista si sono confrontati sulla proposta di via Monte Boglia - al voto il 28 settembre - che chiede la deducibilità fiscale integrale dei premi di cassa malati. Trovando, forse un po’ a sorpresa, anche alcuni punti di convergenza. «Il tema del costo della cassa malati è una scure sulle finanze di molte persone, e mesi fa ci siamo detti che valesse la pena provare a proporre un controprogetto. In questo modo, gli obiettivi della Lega venivano mantenuti, ma l’impatto per il Cantone e i Comuni sarebbe stato progressivo nel tempo, senza trovarsi di colpo con 100 milioni in meno», ha ricordato Speziali. Eppure, nel giugno scorso il Gran Consiglio ha rispedito la proposta al mittente. E, qualche settimana fa, il comitato cantonale liberale radicale ha deciso non solo che non avrebbe appoggiato l’iniziativa targata PS, ma neppure quella della Lega. Il motivo, dice ora Speziali, è semplice: «Di principio, preferiamo sistemi che poggiano sugli sgravi, anziché sui sussidi. Ciò detto, pur riconoscendo la necessità di alleviare l’onere per le famiglie, se l’iniziativa passasse corriamo il rischio di vederci poi annullare qualunque beneficio a causa di un aumento di imposte o di un taglio di servizi. Seppure più contenuta di quella socialista, anche l’iniziativa della Lega è un salasso finanziario che non possiamo permetterci, Comuni compresi». Per contro, secondo Bühler, «questa iniziativa, a differenza di quella socialista, taglia le entrate facendo in modo che i cittadini possano dedurre i premi della cassa malati che, lo ricordo, sono un costo obbligatorio e qualcosa che non rimane nelle tasche dei contribuenti ticinesi». Dopodiché, ha attaccato, «posso immaginare quanto sia stato difficile per il PLR esprimersi su una proposta equa e liberale in sede di Comitato cantonale, alla presenza del direttore delle finanze Christian Vitta. Ma qui siamo di fronte al più classico dei terrorismi». Questo Cantone, ha quindi fatto notare Bühler, «negli ultimi dieci anni ha avuto sette esercizi in rosso. Ci troviamo in una situazione che è ormai strutturalmente inaccettabile. E non si può, ogni volta che si vuole lasciare respirare i cittadini, minacciare di essere costretti ad aumentare le imposte o a tagliare i servizi».

Il Governo e gli enti locali

Insomma, per il deputato UDC il punto della questione è un altro, e le responsabilità ricadono soprattutto sulla (mancata) visione del Consiglio di Stato: «Il Governo non può arrivare ogni anno con manovre di rientro che sono poco più che cerotti provvisori per l’anno seguente. Servirebbe invece, alla stregua di quanto fanno gli altri Cantoni, un piano di rientro finanziario serio, su più anni». In questo senso, «l’inefficienza nella spesa pubblica ticinese è palese e lampante, ed è ora di mettere mano a quella, anziché andare a tagliare i servizi ai cittadini. Non accetto più che un Esecutivo usi lo spauracchio delle imposte, quando si tratta di lasciare 80 milioni nelle tasche dei cittadini. Da dove cominciare? Sul tavolo ci sono l’iniziativa popolare “Stop all’aumento dei dipendenti cantonali’’ e il Decreto Morisoli bis». Eppure, non è solo il Consiglio di Stato ad aver lanciato l’allarme sulle conseguenze finanziarie di un «sì» alle urne. Un monito chiaro è arrivato anche dai cinque Comuni-polo, che in una conferenza stampa congiunta si sono schierati compatti per il «no», spiegando che se passasse l’iniziativa si troverebbero costretti ad aumentare il moltiplicatore d’imposta per compensare la diminuzione del gettito fiscale. «Indipendente dalla stanchezza del Consiglio di Stato, è indubbio che per i Comuni questa iniziativa rappresenti un problema, anche per quelli più virtuosi», ha sottolineato Speziali, dicendosi preoccupato non solo per il prospettato taglio ai servizi, ma anche e soprattutto per le ripercussioni sulla macchina degli investimenti: «Noi del PLR siamo assolutamente convinti che si debba evitare che i Comuni - e soprattutto le città - rallentino a livello di investimenti per i cittadini. Rischierebbe di incepparsi anche il motore economico del Cantone». Un punto sul quale anche Bühler si è detto d’accordo. «In un momento nel quale mancano le entrate fiscali, è proprio sull’economia che si può e si deve investire per aumentare il gettito fiscale delle persone giuridiche. Tirare il freno a mano, non avrebbe alcun senso. Anzi, sarebbe controproducente. Per questo spero che nessun Comune segua questa linea».

Ridurre le strutture

Ma è anche su un altro aspetto che le visioni di Speziali e Bühler si allineano: il tema della pianificazione ospedaliera. Entrambi i deputati, infatti, sono concordi nel sostenere che, al di là delle due iniziative al voto, sia necessario lavorare per mettere un freno ai costi della salute. «Io credo che, dopo il 28 settembre, saranno necessarie nuove scelte di campo», ha spiegato Speziali. «I cittadini dovranno essere messi di fronte alla realtà: occorre diminuire le strutture ospedaliere e l’offerta sul territorio, concentrando le specialità». In questo modo, «si ridurrebbero in parte gli istituti sul territorio, limitando di conseguenza anche la domanda di prestazioni, e otterremmo una migliore qualità». «Si tratta - gli ha fatto eco Bühler - di trovare una quadra, facendo in modo che i costi sanitari in Ticino diminuiscano, senza intaccare l’offerta sanitaria. Senza giri di parole, ci troviamo nella situazione in cui è necessario mettere mano a un’offerta sanitaria che, in Ticino, è fin troppo ricca». Per farlo, però, occorre intervenire a livello di pianificazione ospedaliera. «E qui, più che i cittadini spaventati all’idea di perdere l’ospedale vicino, pesano le resistenze dei parlamentari. In Commissione, quando si discute del tema, si rimane incagliati a causa dei veti “regionali”». Oltre a ciò, per Speziali serve un cambio di mentalità: «Dobbiamo tutti mostrare molta più responsabilità individuale, evitando per esempio le molte prestazioni che sono un doppione, il pullulare di nuovi centri medici o il ricorso cronico al Pronto soccorso per ogni avvisaglia». Per il presidente del PLR, «sempre più ticinesi si sono resi conto negli anni che, più che avere un ospedale ogni 15 chilometri, sarebbe meglio avere strutture all’avanguardia qui. Senza doversi spostare oltre San Gottardo. In questo senso, credo che la popolazione sia più matura di una parte della classe politica, ancora arroccata su visioni ormai passate».