Stati Uniti

Ecco le strategie dei democratici verso le presidenziali del 2028

Dopo la vittoria schiacciante nel voto di midterm i gruppi parlamentari devono decidere su cosa puntare - Trascinare Donald Trump sul banco degli imputati potrebbe essere un’opportunità, ma c’è chi chiede di concentrarsi soprattutto sulle politiche economico-sociali e sul costo della vita
La vittoria dei democratici alle elezioni di midterm è stata schiacciante, oltre ogni previsione. ©SARAH YENESEL
Dario Campione
05.11.2026 20:06

Il giorno dopo la catastrofe elettorale repubblicana, lo sguardo di molti analisti USA si è subito rivolto verso il possibile erede di Donald Trump nel campo conservatore. Soprattutto alla luce della dichiarazione di JD Vance sulle «colpe» della guerra in Iran.

Su Axios - sito d’informazione politica tra i più seguiti dagli addetti ai lavori - i corrispondenti dalla Casa Bianca hanno letto l’iniziativa del vicepresidente come il tentativo di «uscire dall’ombra» del tycoon «per iniziare il compito esplosivo di rivendicare il movimento MAGA come proprio». Una mossa importante, ha scritto Axios, ma anche un calcolo politico rischioso: le ambizioni presidenziali dell’ex senatore dell’Ohio sono infatti, in questo momento, coperte dalle macerie di una guerra alla quale si è opposto ma che ha sempre difeso pubblicamente.

Vance si trova davanti non pochi ostacoli. Il primo dei quali è il segretario di Stato Marco Rubio che, stando a quanto scritto ieri dal portale britannico The Independent, starebbe valutando di dimettersi per prepararsi alle presidenziali del 2028.

L’altro grande ostacolo è il consenso: come ha scritto Nate Cohn sul New York Times, «Non esiste un precedente moderno per lo tsunami democratico» che ha travolto la politica americana tre giorni fa, ovvero la «vittoria con il margine più ampio dai tempi delle elezioni post-Watergate del 1974 e 1976. […] Era difficile immaginare che questo tipo di tsunami fosse ancora possibile in quest’epoca polarizzata della politica americana - ha scritto ancora Nate Cohn - Tutti i risultati elettorali ravvicinati degli ultimi decenni hanno dato l’impressione che le divisioni politiche americane fossero insormontabili», ma l’elettorato è stato protagonista di un cambiamento straordinario.

La domanda è: riusciranno i democratici a mantenere, nei prossimi due anni, il consenso ottenuto martedì scorso? Saranno capaci di allacciare con i nuovi elettori un rapporto solido, che si rinnovi nel novembre 2028 al momento del voto per la Casa Bianca?

Un potere nuovo

Inutile fare previsioni. Una cosa, però, è già chiara: la strategia dem non sarà rivolta unicamente a trascinare Donald Trump sul banco degli accusati. Quando «l’euforia» per i risultati di midterm lascerà il posto alla razionalità, ha scritto ieri il Washington Post, i democratici dovranno decidere «come esercitare il proprio potere negli ultimi due anni del mandato di Trump. Con i martelletti delle commissioni in mano, i democratici avranno il potere di indagare sul tycoon, e molti hanno già chiarito che intendono farlo». E tuttavia, non potranno, e probabilmente nemmeno vorranno, «essere soltanto il partito anti-Trump». Piuttosto, dovranno fare di tutto per «migliorare materialmente la vita degli elettori o rischieranno di perdere rapidamente di nuovo il Congresso».

Battaglia sui bilanci

Vero è che Robert Garcia, il deputato democratico californiano destinato a diventare il prossimo presidente del Committee on Oversight and Government Reform (la commissione più potente della Camera, il cui presidente è uno dei soli tre eletti con l’autorità di emettere citazioni in giudizio, ndr), ha detto ai repubblicani, martedì sera, soltanto tre parole: «Trovatevi un avvocato».

Ma altrettanto vero è che la maggioranza ottenuta nei due rami del Congresso permetterà ai dem di sostenere grandi battaglie sui bilanci legati alla guerra in Iran e un maggiore controllo sulle relazioni degli Stati Uniti con alleati come Israele. La leva per limitare la Casa Bianca è il controllo del bilancio. E i democratici la utilizzeranno.

«Il fatto che abbiano preso il controllo di entrambe le Camere dà loro possibilità senza precedenti, soprattutto usando le leggi di spesa - ha detto al Guardian Ryan Crocker, ambasciatore statunitense in Afghanistan e consulente del Middle East Institute, un think tank indipendente fondato nel 1946 a Washington DC - Abbiamo visto la richiesta del Pentagono di aumentare drasticamente i fondi per sostenere la guerra con l’Iran ricevere sostanziali critiche da parte dei democratici, e penso che questo sarà il primo campo di battaglia».

Sarà importante capire «come e dove il nuovo Congresso sceglierà di trasformare le sue energie investigative in reali vincoli politici per il Governo - ha scritto, citata dal Guardian, Jennifer Hendrixson White, ricercatrice senior del Center for New American Security, think tank politico di orientamento democratico - Le indagini del Congresso sulla guerra in Iran o i contratti di difesa con aziende legate a Trump potrebbero mettere pressione o creare imbarazzo al presidente, ma è meno chiaro se una Camera o un Senato controllati dai democratici saranno in grado di trasformare tali indagini in azioni significative».

Certo è che un aiuto indiretto, paradossalmente, è giunto proprio da JD Vance che, nella dichiarazione di mercoledì, aveva anche prescritto la cura per i mali repubblicani: «Porre fine al conflitto in Iran; concentrarsi sul costo della vita e sull’inflazione; mettere l'America al primo posto; cambiare il nostro rapporto con Israele». Un programma facilmente bipartisan.