A Las Vegas si vede un futuro anche per le aziende svizzere

Il Computer Electronic Show – CES 2026, vetrina mondiale dell’innovazione tecnologica, che questa settimana a Las Vegas ha riunito oltre 4 mila espositori e 130 mila visitatori, conferma un messaggio inequivocabile: l’IA «agentica» – l’intelligenza artificiale capace di agire in modo autonomo – è ormai il pilastro strutturale del nostro futuro socioeconomico. A testimoniarlo, alcune delle innovazioni esposte: ecosistemi digitali che anticipano esigenze e decisioni delle piattaforme industriali e sistemi domestici a protezione di informazioni sensibili.
Il messaggio è chiaro: siamo già confrontati con tecnologie destinate a superare cambiamenti politici o possibili turbolenze finanziarie. Per cominciare, sulle prospettive macro-industriali USA ne parliamo con lo svizzero Frank Muller che, dopo un decennio di esperienze bancarie nella regione del Lemano, oggi è Console Onorario della Confederazione a Detroit e CEO di Exlterra, società attiva nel settore ambientale.
La IA agentica è intesa come il nuovo motore per l’industria statunitense. Siamo confrontati ad un cambio di paradigma che proseguirà indipendentemente dal ciclo politico? «L’IA non dipende dalle strategie dell’amministrazione USA, ma è un autentico cambio di paradigma», risponde Muller. «È ancora agli esordi – prosegue – ma è destinata a restare e a trasformare ogni settore, proprio come accadde con Internet alla fine degli anni Novanta. Per questo il suo sviluppo continuerà indipendentemente da chi governa a Washington. Quindi le aziende straniere che oggi investono negli USA rimarranno finché le loro attività saranno redditizie, con scelte di lungo periodo che dipenderanno dai fondamentali economici e non dai cicli politici».
La corsa agli investimenti in IA sta accelerando. Quali i rischi, anche in caso di possibili correzioni dei valori borsistici? Ancora Muller: «L’espansione dell’IA sta generando investimenti enormi in data center, energia, immobili e capacità computazionale, mentre le grandi piattaforme competono per dominare il mercato. Il rischio di una bolla è reale e ricorda l’euforia di fine anni Novanta: tutti percepiscono il potenziale rivoluzionario, ma i mercati faticano a valutare correttamente aziende e modelli d’affari. L’impatto di lungo periodo dell’IA è certo, ma i tempi e la redditività restano incerti. Una correzione arriverà, come dopo la bolla dot-com: sopravviverà la tecnologia, ma forse non tutti gli operatori».
Se i mercati dovessero correggere l’attuale «euforia digitale», la espansione dell’IA rallenterebbe? «Anche se siamo solo all’inizio, la trasformazione guidata dall’IA procede a una velocità straordinaria», afferma Muller. «Nell’industria americana, soprattutto a Detroit, “la motor city USA”, l’IA è già integrata in comparti chiave come robotica, produzione, supply chain e sviluppo prodotto. Chi non investe ora rischia di restare indietro. Gli Stati Uniti inoltre stanno costruendo un’enorme infrastruttura IA che genererà ulteriore attività industriale. Questa non è una fase ciclica: credo sia una trasformazione strutturale che continuerà anche in caso di correzione dei mercati».
Che ruolo possono avere le aziende svizzere in questo nuovo scenario industriale statunitense? «Le aziende elvetiche in America godono di una reputazione eccellente – spiega Muller – e questo le mette in una posizione ideale per offrire prodotti e servizi ad alto valore aggiunto in un mercato in rapido sviluppo. Determinante sarà mantenere agilità e capacità di adattamento», conclude Muller.
Imprese elvetiche e prospettive
Sulle prospettive delle aziende elvetiche che esordiscono nel mercato USA nella attuale epoca dei dazi americani, invece raggiungiamo il ticinese Saverio Russo, che alla Hemargroup di Mendrisio è responsabile delle strategie e sviluppo prodotti.
Quali segnali emergono dal CES 2026 per le aziende confederate sull’uso dell’IA nei processi industriali? «Il CES 2026 – risponde – testimonia che dalla IA agentica la attenzione ormai si sta spostando sulla Edge AI, le applicazioni che operano in modo diretto su dispositivi locali e non più su dispositivi remoti come i cloud. Queste applicazioni prendono decisioni operative direttamente in fabbrica e portano l’IA a intervenire all’interno del ciclo produttivo».
Come ci spiega Russo, Hemargroup ha scelto di rafforzare la propria presenza negli USA, come evoluzione naturale di anni di relazioni e in un mercato che premia pragmatismo, qualità e capacità di esecuzione. «Per chi opera nell’elettronica avanzata, gli USA sono un mercato maturo e coerente», afferma.
Con quale tipo di contesto vi state confrontando negli Stati Uniti? «Il contesto economico è decisamente orientato ai risultati», spiega Russo. «Il livello ingegneristico è elevatissimo, ma la vera criticità riguarda la disponibilità di personale tecnico‑operativo, perché scarseggiano sia le competenze sia i candidati».
Come risolvete questo problema? «L’obiettivo non è replicare una sede, ma armonizzare i processi. I responsabili destinati al mercato USA trascorrono alcuni mesi nel nostro cantone per apprendere la cultura industriale e la metodica produttiva svizzera, così da rappresentare l’azienda in modo coerente anche all’estero».
Le evoluzioni industriali in corso negli USA sono destinate a durare? «Non credo siano fenomeni passeggeri. Anche con un eventuale cambio politico, molte scelte resteranno perché rispondono a logiche di efficienza, resilienza e competitività. La edizione 2026 del CES infatti conferma come la economia globale ormai si stia riorganizzando verso strategie di lungo periodo» conclude Saverio Russo