Lo studio

Affitti alle stelle in Europa? «Colpa anche degli aerei»: lo studio che lega voli low cost e crisi della casa

Dove atterrano i turisti, svizzeri compresi, gli affitti decollano: previsti rincari fino a 250 euro l'anno entro il 2031, a pagare le famiglie a basso reddito
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Marcello Pelizzari
29.06.2026 09:30

Che cosa c'entrano gli aerei, o meglio i voli, con la crisi abitativa che sta caratterizzando l'Europa? C'entrano. Riassumiamo al massimo: la crescita incontrollata del turismo, alimentata proprio dall'aumento del traffico aereo, ha favorito una pressione, crescente, sugli affitti. Di qui le proteste dei residenti, nello specifico in Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. Uno studio della New Economics Foundation (NEF) commissionato dalla Federazione europea per i trasporti e l'ambiente, nota come Transport & Environment, rivela che gli affitti medi annui in cinque delle maggiori economie europee dipendenti dal turismo sono destinati ad aumentare fino a 250 euro all'anno nei prossimi cinque anni, ovvero dal 2026 al 2031. E il motivo, appunto, è legato al turismo aereo. I rincari, leggiamo, colpiranno perlopiù i nuclei familiari a basso reddito. E questo perché i redditi non riescono a tenere il passo con i costi degli affitti.

Le mete più battute dagli aerei generano più proteste

In termini assoluti, l'Irlanda potrebbe registrare l'aumento maggiore, con un incremento degli affitti di 250 euro all'anno. In termini relativi, per contro, Grecia, Portogallo e Spagna registreranno gli aumenti più consistenti, con rincari compresi tra 160 e 220 euro. Lo studio evidenzia che le regioni europee caratterizzate dalle reazioni più forti al cosiddetto overtourism, il sovraffollamento turistico, citiamo le Baleari, Creta e Madeira, sono le più «battute» dagli arrivi via aerea. Sono, per intenderci, le regioni che registrano i volumi più elevati di arrivi stranieri per residente.

Secondo le stime, l'aviazione è responsabile del 52% delle emissioni dirette dell'industria turistica. Di più, gran parte della crescita di queste emissioni è ascrivibile all'aumento, costante, di voli. In Europa, scrive Transport & Environment, si prevede che le emissioni derivanti dagli arrivi di turisti internazionali per via aerea aumenteranno di oltre il 60% tra il 2016 e il 2030. Nonostante la crescente preoccupazione per gli impatti del turismo sulle comunità locali e i crescenti rischi climatici per la regione, i governi europei continuano a puntare con decisione sulla crescita trainata dall'aviazione e dal turismo. La Spagna, fra le altre, ha stanziato 12,9 miliardi di euro per investimenti aeroportuali, inclusa l'espansione degli aeroporti di Barcellona e Madrid. Atene, dal canto suo, sta realizzando un'espansione da 1,3 miliardi di euro per aumentare la capacità annua di passeggeri del 25%, mentre a Lisbona sono attivamente in corso ampliamenti dei terminal. «Questo studio dimostra che non possiamo separare le proteste anti-turismo a terra dall'ondata di voli che arrivano dal cielo» afferma Denise Auclair, responsabile della campagna Travel Smart di Transport & Environment. «Cercare di gestire il sovraffollamento turistico ampliando contemporaneamente gli aeroporti di Dublino, Barcellona o Lisbona è una battaglia persa. Se i governi vogliono davvero proteggere gli alloggi a prezzi accessibili e raggiungere gli obiettivi climatici, devono porre un freno immediato alle espansioni aeroportuali e ripensare le strategie per il turismo e la connettività dei trasporti».

Più turisti, ma stipendi al palo

Quando si parla di impatto economico nel settore dell'aviazione, generalmente, non si tiene conto degli effetti sui prezzi degli immobili e degli affitti. Secondo lo studio, non riconoscere quanto la crescita del traffico aereo alimenti l'overtourism e i suoi impatti sulle comunità si tradurrà, inevitabilmente, in una risposta governativa limitata e inefficace. L'analisi mostra inoltre che l'aumento della crescita del trasporto aereo non si traduce necessariamente in salari migliori per i lavoratori. Anzi, i Paesi con i volumi più elevati di arrivi di turisti per via aerea, come Italia, Spagna e Francia, hanno registrato i risultati peggiori in termini di salari reali per i lavoratori del settore turistico, lasciando i lavoratori locali dell'ospitalità con retribuzioni in calo a fronte di un aumento del costo della vita. Allo stesso tempo, le grandi imprese e piattaforme si stanno accaparrando una quota crescente del denaro che i turisti spendono per gli alloggi in Spagna, Francia, Grecia e Italia. Di nuovo, i lavoratori locali del turismo non vedono alcun beneficio nei loro stipendi.

«Molto spesso, quando gli aeroporti si espandono, alle comunità locali viene promessa una ricchezza di benefici economici, ma ciò che vediamo nei dati mette in discussione questa supposizione» spiega Alex Chapman, responsabile della politica economica presso la New Economics Foundation. «Sono stati creati posti di lavoro, ma i bassi salari che offrono sono una scarsa compensazione a fronte dell'aumento dei costi abitativi, di infrastrutture sotto pressione e di un inquinamento crescente». E ancora: «Questi impatti sono dannosi anche per l'economia in senso più ampio. La nostra analisi mostra che gli investimenti nelle imprese non turistiche diminuiscono, poiché gli investitori optano invece per l'accumulo di immobili. Ciò lascia i lavoratori intrappolati dai loro costi abitativi, incapaci di spostarsi verso un lavoro migliore o di investire nelle proprie competenze».

Non finisce qui: i prezzi immobiliari più elevati possono ridurre gli investimenti delle imprese nell'economia in senso più ampio. Lo studio suggerisce che, nel periodo 2019-2031, gli investimenti delle imprese caleranno in modo più marcato in Grecia, Portogallo, Spagna e Italia. Le perdite maggiori in termini assoluti colpiscono l'Italia e la Spagna, che perdono rispettivamente 1,1 miliardi e 1,0 miliardi di euro di investimenti annui. Logico, secondo lo studio: i prezzi più elevati incentivano gli investitori a indirizzare il capitale verso il settore immobiliare anziché verso settori produttivi e innovativi, come le attrezzature per il trasporto, ad esempio veicoli elettrici o treni, e le tecnologie dell'informazione.

Che cosa si può fare

Che fare, dunque? Detto che le emissioni dei voli turistici in arrivo in Europa continueranno ad aumentare, Transport & Environment auspica che la prossima Strategia europea per il turismo sostenibile, il piano d'azione dell'Unione Europea volto a traghettare il settore verso la transizione verde e digitale, contenga misure volte a: condurre una revisione critica degli impatti degli arrivi del turismo aereo internazionale in Europa, considerando gli effetti in ambiti vitali come quello abitativo; ridurre gli arrivi aerei internazionali nelle regioni prossime alla saturazione turistica, ponendo anche fine ai piani di espansione aeroportuale; ripensare le strategie per il turismo e la connettività dei trasporti, ad esempio dando priorità ai trasporti a basse emissioni di carbonio come la ferrovia e migliorando i salari dei lavoratori per sostenere una creazione di valore equa.

In sintesi: meno piste, più rotaie. Una ricetta che suona logica sulla carta, ma che si scontra con i miliardi che mezza Europa sta già spendendo per migliorare gli aeroporti. Il paradosso, concludendo, è tutto qui: gli stessi governi che promettono di difendere la casa dei residenti stanno finanziando ciò che, secondo lo studio, contribuisce a rendere più cara quella casa. E attenzione, perché lo studio tocca anche noi: Grecia, Spagna e  Portogallo, per citarne tre, sono mete che adorano e scelgono pure i turisti svizzeri e ticinesi. Di qui la domanda: il modello, forse, va corretto a partire dalle scelte di ognuno?

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