Anche sulle previsioni economiche le nubi si addensano

«I meteorologi misurano parametri come temperatura e pressione, analizzano i dati e producono le previsioni del tempo. Noi facciamo lo stesso con l’economia: raccogliamo statistiche economiche, le analizziamo e formuliamo previsioni sull’economia svizzera». È così che Felicitas Kemeny, responsabile congiuntura presso la Segreteria di Stato dell’economia (Seco), ha aperto il suo intervento all’incontro tematico organizzato da Raffeisen Mendrisio e Valle di Muggio.
Ma fare previsioni in questa purtroppo ennesima fase di acuta incertezza geopolitica (e geoeconomica) è compito molto arduo, ha sottolineato l’economista basilese. Il riferimento, esplicito, è all’attuale conflitto nel Golfo Persiano e alle tensioni sui mercati energetici, i cui primi effetti sugli indicatori congiunturali sono attesi con i dati del mese di marzo, in arrivo la settimana prossima.
La difficoltà di fare previsioni congiunturali in questo contesto si traduce in scelte metodologiche precise. Per i prezzi energetici - la variabile attulamente più volatile e decisiva per le stime congiunturali - la Seco non si limita agli ultimi prezzi osservati, ma utilizza le aspettative dei mercati finanziari, ovvero i prezzi dei contratti a termine, ha spiegato Kemeny. Rispetto alle ipotesi di dicembre (63 dollari al barile), le previsioni di marzo incorporano già un’ipotesi base rivista a circa 74 dollari, con uno scenario alternativo più negativo a 92 dollari per il 2026 e 80 per il 2027. Lo stesso approccio - definita «ipotesi tecnica» - si applica ai dazi statunitensi, divenuti ormai imprevedibili.
L’esperta ha infine condiviso con il folto pubblico accorso all’Hotel Coronado di Mendrisio le previsioni di crescita formulate dalla Seco negli scorsi giorni relative al PIL svizzero - che per il 2026 sono state riviste al ribasso, dall’1,1% stimato in dicembre all’1%, con un’accelerazione attesa all’1,7% nel 2027 - e all’inflazione che, invece, è stata corretta al rialzo, dallo 0,2% allo 0,4%. Numeri in assoluto molto contenuti, ha osservato Kemeny, ma che riflettono il ritorno delle pressioni sui prezzi energetici.
Una cosa è però chiara, almeno per la Seco: i rischi per la crescita del PIL sono sostanzialmente al ribasso. «Non sappiamo come evolverà la guerra in Medio Oriente e soprattutto quanto durerà, ma di sicuro gli effetti sull’economia saranno sempre più gravi se la guerra durerà a lungo», ha affermato Kemeny. A questi, ha aggiunto in conclusione l’esperta, si sommano l’incertezza persistente sui dazi americani, l’elevato indebitamento pubblico internazionale e la possibile correzione dei mercati finanziari - scenari che potrebbero ulteriormente frenare un’economia svizzera che cresce sì, ma con un margine di sicurezza assai ridotto.
