Assicurare e finanziare un mondo fragile

Che cosa è ancora assicurabile? E, di riflesso, che cosa è ancora finanziabile? Attorno a queste due domande si è sviluppata ieri al LAC di Lugano la conferenza «Voci al vertice», organizzata dall’Associazione bancaria ticinese (ABT) assieme all’Associazione Svizzera d’Assicurazioni (ASA).
In apertura, Samuele Donnini, presidente dell’ASA Sezione Ticino, ha indicato in attacchi informatici, tensioni geopolitiche ed eventi climatici altrettanti rischi sistemici, che mettono sotto pressione il principio stesso della ripartizione del rischio. Rischi che entrano ogni giorno anche negli uffici crediti, ha sottolineato Alberto Petruzzella, presidente dell’ABT, perché chi presta denaro oggi «non valuta più soltanto un bilancio, valuta un mondo intero». Da qui il legame fra i due settori: «Gli assicuratori proteggono ciò che abbiamo costruito, le banche finanziano ciò che vogliamo costruire».
L’economista Luigi Buttiglione ha poi descritto il quadro macroeconomico. Lo shock energetico di quest’anno, più severo di quello del 2021-22, si sta già riversando sui prezzi: prima su quelli dell’energia, ora anche su quelli degli altri beni. Per questo le banche centrali dovranno alzare i tassi più di quanto si attendano i mercati. Rialzi che si stanno già trasmettendo alle obbligazioni, i cui rendimenti sono ai massimi da anni, spinti negli Stati Uniti anche da deficit pubblici e investimenti nell’IA, in Europa dai timori sui conti della Francia. L’ultimo anello della «catena» sono le azioni: per Buttiglione non c’è una bolla dell’IA, ma un premio per il rischio azionario ormai azzerato lascia presagire una correzione di mercato.
Infine, la parola ai due «vertici». Mario Greco, CEO di Zurich, ha tracciato il confine del suo settore: sfuggono all’assicurazione solo i rischi che colpiscono tutti, come una pandemia o una catastrofe nucleare. Il resto è una questione di prezzo, semmai con il rischio di polizze troppo care: un problema che spetta alla società, non alle singole compagnie, risolvere. Dal canto suo, il CEO di UBS Sergio Ermotti ha condiviso la lettura di un contesto sempre più fragile, dove a preoccupare non è il singolo shock, ma l’accumularsi di rischi che possono materializzarsi insieme. Da qui l’invito alla diversificazione, anche geografica: una lezione, ha riconosciuto, appresa proprio dagli assicuratori.
