Digitale

ATED svela la sua nuova veste: diventa associazione mantello

L’assemblea ha ridefinito ruoli e obiettivi della struttura in risposta all’evoluzione del settore – Una particolare attenzione verrà rivolta al mercato del lavoro – «Vogliamo essere una voce autorevole»
© KEYSTONE/Gaetan Bally
Matteo Generali
27.03.2026 19:45

Un cambiamento definito senza esitazioni «epocale», sicuramente una svolta nella storia dell’Associazione ticinese evoluzione digitale (ATED) a 55 anni dalla sua fondazione. Sono stati usati proprio questi termini, nel corso della conferenza stampa al Palazzo dei Congressi di Lugano, che ha seguito l’assemblea dell’associazione chiamata a ridefinire ruoli e obiettivi in risposta all’evoluzione del settore digitale. Luca Mauriello, presidente di ATED, ha quindi svelato le nuove vesti della struttura: «Il digitale non è più uno dei tanti settori dell’economia svizzera, è diventato una colonna portante». Da qui la decisione di superare il modello tradizionale e dare vita a un’associazione mantello, capace di rappresentare in modo unitario un ecosistema sempre più ampio, anche in Ticino. Tanto che la neo associazione APICT, una nuova costola di ATED, ha come obiettivo primario la creazione dell’albo per i professionisti in ambito digitale del Cantone.

Una casa comune

I numeri, più volte citati durante la conferenza stampa, parlano chiaro: in Svizzera il segmento delle tecnologie digitali conta circa 260 mila impiegati, con una crescita del 70% rispetto solo al 2010, mentre l’intero ecosistema tech supera i 420 mila posti di lavoro. In Ticino, si stimano circa 14 mila professionisti, che possono arrivare a 25 mila includendo tutte le attività collegate al settore. «Non possiamo più pensare all’informatico come a chi arriva con il carrellino a riparare un computer: oggi parliamo di oltre 200 professioni diverse, variegate e specializzate», ha sottolineato Mauriello. Proprio questa evoluzione ha messo in evidenza, secondo l’associazione, l’assenza di una vera «casa comune» per il mondo tecnologico. «ATED rappresenta migliaia di professionisti tra aziende e soci, ma finora mancava una struttura capace di dare voce a tutte le categorie». Da qui la scelta, approvata quasi all’unanimità, di riscrivere lo statuto e avviare una nuova fase. Come detto, ATED è diventata un’associazione mantello che, anche in virtù del suo nome, riunisce quattro associazioni di categoria dedicate ai professionisti ICT, alla cibersecurity, al mondo digitale e alla protezione dei dati. Un modello che punta, da un lato, a rispondere in modo più mirato alle esigenze specifiche delle diverse professioni e, dall’altro, a consentire all’associazione di presentarsi come interlocutore unico verso politica, istituzioni e sindacati. «Vogliamo essere una voce autorevole per tutto l’ecosistema digitale», ha spiegato Mauriello, evidenziando come il settore sia ancora poco rappresentato nei processi decisionali. «Ci sono decisioni che riguardano questo ambito prese da chi non lo conosce a fondo: è un problema che vogliamo contribuire a risolvere».

Evitare la fuga di talenti

Un’attenzione particolare viene posta anche alla situazione del mercato dell’impiego ticinese. Da un lato, emerge la difficoltà per alcuni professionisti con esperienza di reinserirsi nel mondo del lavoro con condizioni salariali adeguate dopo la perdita dell’impiego. «Non possiamo permetterci di perdere competenze importanti», ha osservato il presidente, sottolineando come queste situazioni rappresentino «un problema concreto per il tessuto economico cantonale». Dall’altro lato, si registra il rischio di una fuga di giovani talenti. Cristina Giotto, membro del comitato ATED: «Molti studenti formati oltre San Gottardo tendono infatti a rimanere nella Svizzera interna, dove trovano condizioni più attrattive. Dobbiamo creare le condizioni affinché questi giovani possano tornare in Ticino, offrendo salari adeguati e prospettive professionali all’altezza del loro percorso formativo».