«Aziende, fondamentale la scelta del modello previdenziale»

Il tema della scelta del modello per la propria cassa pensioni è importante per le imprese. Ne abbiamo parlato con Michael Imbach, responsabile delle succursali VZ VermögensZentrum in Ticino, presenti a Bellinzona e Lugano.
Per le aziende nel quadro del 2. pilastro esistono diverse soluzioni possibili. Quali sono i principali fattori da considerare nella scelta?
«Per valutare e implementare la soluzione di cassa pensioni più adeguata alla propria azienda vanno considerati due livelli fondamentali: il piano previdenziale e l’istituto previdenziale. Per quanto riguarda il primo livello, svolgono un ruolo decisivo la struttura dell’organico, vale a dire il profilo dei dipendenti, e il settore aziendale in cui l’impresa opera quotidianamente. Le prestazioni di invalidità e decesso dovrebbero essere proporzionate alle esigenze reali, mentre quelle di vecchiaia, insieme alle possibilità di ottimizzazione fiscale degli assicurati, variano in funzione dell’entità dei contributi di risparmio stabiliti. Per il secondo livello, ossia l’istituto previdenziale, è fondamentale considerare il modello di cassa pensioni più adeguato e l’entità dei premi di rischio e dei costi amministrativi complessivi. Per quanto riguarda il modello, si può optare per un’assicurazione completa con garanzia di capitale oppure per una soluzione semiautonoma più flessibile. Nel secondo caso, la scelta deve tener conto anche della situazione finanziaria dell’istituto (grado di copertura) e del rapporto tra assicurati attivi e beneficiari di rendita, elementi essenziali per valutare la stabilità futura».
Alcune fondazioni collettive offrono la formula di garanzia completa del capitale. Questa opzione offre certo dei vantaggi, ma è diventata sempre più costosa. Come mai?
«Con le cosiddette soluzioni assicurative complete, è un assicuratore vita a garantire integralmente i capitali di previdenza. Questa garanzia ha naturalmente un costo, motivo per cui tali soluzioni risultano più onerose per le aziende. Inoltre, un assicuratore vita è tenuto per legge a investire i propri capitali in modo molto conservativo, limitando la quota azionaria al 5–10% e privilegiando un’alta percentuale di obbligazioni. Di conseguenza, la remunerazione delle soluzioni assicurative complete risulta in genere notevolmente inferiore rispetto a quella delle soluzioni semiautonome, che possono adottare strategie d’investimento più flessibili e potenzialmente redditizie».
Da quale numero di dipendenti è generalmente possibile o consigliabile creare una fondazione in seno all’azienda? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi? Inoltre, il fatto di gestire autonomamente gli investimenti non diventa oneroso e potenzialmente rischioso?
«Una fondazione di proprietà dell’azienda si rivela in genere opportuna a partire da 500 collaboratori. Questo perché la gestione di una fondazione propria comporta determinati costi fissi che richiedono strutture adeguate. Pertanto, più persone possono essere assicurate, più bassi saranno i costi pro capite. Tra i vantaggi tangibili di una fondazione aziendale figurano senz’altro la vicinanza al reparto delle risorse umane della stessa azienda e la grande libertà nel definire i regolamenti e gli investimenti patrimoniali. Va comunque detto che molte fondazioni collettive offrono oggi opzioni molto simili a quelle di una fondazione aziendale, ma a costi significativamente inferiori. La tendenza è quindi chiaramente a favore di un’adesione a una fondazione collettiva».
Negli ultimi anni si è parlato della ridistribuzione di fondi dagli assicurati attivi ai beneficiari di rendita, causata da aliquote di conversione troppo elevate. È ancora un problema?
«Il problema si è decisamente ridimensionato negli ultimi anni. Le casse pensioni hanno progressivamente ridotto sia le aliquote di conversione, sia i tassi di interesse tecnico, cioè il rendimento atteso del capitale destinato al finanziamento delle rendite. Di conseguenza, oggi la ridistribuzione è praticamente nulla. I tassi di interesse tecnico medi si collocano ora tra l’1,5 e l’1,75%. E quando i rendimenti realizzati superano tali valori, non si verifica alcuna ridistribuzione dagli assicurati attivi ai beneficiari di rendita. Dieci anni fa, invece, i tassi di interesse tecnico superavano ancora il 3%».
L'inizio dell'anno fa ben sperare
L’anno è iniziato moderatamente bene per le casse pensioni svizzere: stando a un’analisi periodica di UBS il rendimento medio, al netto delle spese, si è attestato in gennaio allo 0,5%. L’istituto di previdenza più ispirato ha conseguito un +2,4%, quello meno accorto -0,4%. Per quanto riguarda le singole classi di investimento, sul risultato hanno influito in particolare le azioni estere (+1%) e le obbligazioni svizzere (+0,8%), nonché in misura minore le azioni elvetiche (+0,2%) come pure gli immobili (+0,1%), mentre le obbligazioni straniere (-1,1%) hanno mostrato un andamento negativo.
