L'intesa

BNS e Tesoro USA: «Niente manipolazioni valutarie»

Banca nazionale, Dipartimento federale delle finanze e il Tesoro americano hanno adottato un impegno «a non influenzare i tassi di cambio a fini competitivi» - I due Paesi si impegnano a permettere il naturale riequilibrio delle rispettive bilance dei pagamenti senza usare la leva della svalutazione monetaria
© CdT/Gabriele Putzu
Red. Economia
29.09.2025 14:05

(aggiornato e completato alle 18.45)

È pace valutaria tra Svizzera e Stati Uniti. La Banca nazionale svizzera (BNS), il Dipartimento federale delle finanze (DFF) e il ministero delle Finanze (Dipartimento del Tesoro) statunitense hanno adottato una dichiarazione congiunta su questioni macroeconomiche e valutarie, in cui la Svizzera e gli Stati Uniti ribadiscono - citiamo dalla nota stampa - «di non influenzare i tassi di cambio a fini competitivi».

Con la dichiarazione congiunta la Svizzera e gli Stati Uniti ribadiscono la loro adesione ai principi del Fondo monetario internazionale (FMI) e del G20 in materia di pratiche valutarie. In particolare, nessuno dei due Paesi «utilizza i tassi di cambio o il sistema monetario internazionale allo scopo di impedire l’aggiustamento effettivo delle bilance dei pagamenti o di assicurarsi vantaggi competitivi ingiusti».

La dichiarazione congiunta conferma inoltre che gli interventi sul mercato dei cambi costituiscono per la BNS «un importante strumento di politica monetaria al fine di garantire condizioni monetarie appropriate e poter così assolvere il mandato legale della stabilità dei prezzi». La dichiarazione, si precisa, non è giuridicamente vincolante e conferma la prassi esistente.

Indipendentemente da questa dichiarazione, la BNS e il DFF intrattengono con il ministero delle finanze statunitense un dialogo su temi macroeconomici e di politica finanziaria dal 2022.

Si legge nella dichiarazione congiunta: «In qualità di partner di fiducia, da una parte il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e dall’altra il Dipartimento federale delle finanze svizzero e la Banca nazionale svizzera hanno condiviso l’intesa di proseguire le loro strette consultazioni sulle questioni macroeconomiche e valutarie nel quadro del loro Dialogo permanente su macroeconomia e finanza. Stati Uniti e Svizzera hanno ribadito di aver assunto, nell’ambito degli Statuti del FMI, l’impegno a evitare la manipolazione dei tassi di cambio o del sistema monetario internazionale al fine di impedire un efficace aggiustamento della bilancia dei pagamenti o di ottenere un ingiusto vantaggio competitivo».

La Banca nazionale svizzera ha riconfermato il suo impegno affinché la politica monetaria rimanga orientata al mantenimento di condizioni monetarie adeguate a salvaguardare la stabilità dei prezzi e non persegua obiettivi di cambio a fini competitivi. Gli Stati Uniti hanno ribadito il loro impegno, assunto in sede G7, a mantenere le politiche fiscali e monetarie orientate al raggiungimento degli obiettivi interni, utilizzando strumenti domestici, senza mirare ai tassi di cambio per fini competitivi. È opinione condivisa che gli interventi nei mercati valutari siano da considerarsi uno strumento adeguato solo per affrontare situazioni di eccessiva volatilità o di deprezzamento o apprezzamento disordinato.

Inoltre, Stati Uniti e Svizzera condividono l’intesa secondo cui: eventuali misure macroprudenziali o sui flussi di capitale non devono essere volte a influenzare i tassi di cambio a fini competitivi. Nel caso di entità governative federali, come i fondi pensione che investono all’estero, esse non devono mirare al tasso di cambio a fini competitivi.

Stati Uniti e Svizzera condividono l’intesa sull’importanza di politiche e pratiche valutarie trasparenti. Entrambi i Paesi hanno rinnovato il loro accordo sulla divulgazione pubblica di qualsiasi operazione di intervento sul mercato dei cambi almeno su base trimestrale; i dati sulle riserve valutarie e sulle posizioni a termine conformemente al modello FMI sui dati delle Riserve internazionali e della liquidità in valuta estera, su base mensile; la composizione valutaria delle riserve in valuta estera su base trimestrale.

Il precedente del 2011 della soglia con l'euro

La Banca nazionale svizzera è intervenuta in passato sul mercato dei cambi per evitare quello che giudica un rafforzamento eccessivo del franco. Si ricorderà la soglia di cambio tra euro e franco a 1,20 introdotta nell’estate del 2011 dalla BNS. Questo ha esposto la banca centrale svizzera alle critiche del governo americano, che l’ha definita «manipolatrice di moneta». La questione è assurta a un interesse ancora maggiore sulla scia della vertenza dei dazi del 39% imposti su una parte dell’export svizzero lo scorso agosto dal presidente americano Donald Trump, in quanto ai suoi occhi la Confederazione ha un surplus commerciale eccessivo e ingiustificato nei confronti degli Stati Uniti.