Borse ai massimi, ma occhio al doppio o triplo «whammy»

Mercati «spumeggianti», se non euforici, in questi giorni, con i principali listini mondiali che hanno toccato nuovi massimi storici, quasi a voler archiviare definitivamente il conflitto nel Golfo come una «parentesi» ormai chiusa. L’indice MSCI World ha inanellato dieci sedute consecutive in positivo, completando un recupero dell’11% dai minimi di marzo, mentre mercoledì lo S&P 500 americano ha superato quota 7 mila punti, spinto in particolare da risultati trimestrali incoraggianti delle grandi banche. Anche i mercati europei hanno guadagnato terreno, con i rendimenti dei titoli di Stato in calo a riflettere aspettative più moderate sui tassi d’interesse. Persino il dollaro, dopo otto sedute consecutive di debolezza, ha recuperato qualche punto, con il Dollar Index tornato ai livelli di inizio anno (attorno a quota 98,2 punti) - segnale sottile ma eloquente di un ritorno della propensione al rischio
A trainare l’ottimismo è il fronte diplomatico, con Washington e Teheran che hanno lanciato segnali positivi verso un accordo, mentre le quotazioni del Brent, che a marzo aveva sfiorato i 120 dollari al barile, sono calate intorno ai 95 dollari, allentando la pressione sui prezzi energetici. Il clima positivo ha contagiato anche l’Asia, con il Nikkei giapponese che ha guadagnato il 2,4% toccando un nuovo record a 59.518 punti e le Borse cinesi che hanno messo a segno oltre un punto percentuale di rialzo dopo dati sul PIL del primo trimestre migliori delle attese. L’oro, dal canto suo, mostra ulteriori segnali di tenuta, risalendo a quota 4.825 dollari l’oncia.
Rischi finanziari in aumento
Eppure, quella che i mercati sembrano voler già mettere alle spalle è stata una crisi reale, con conseguenze che non si esauriscono con il cessate il fuoco. Lo shock sui prezzi energetici degli ultimi mesi è destinato a trasmettersi, presto o tardi, ai rilevamenti sull’inflazione, rimettendo sotto pressione le banche centrali proprio nel momento in cui sembravano avere la situazione sotto controllo.
È in questo contesto che si inseriscono gli avvertimenti di Andrew Bailey, presidente del Financial Stability Board (FSB, l’organizzazione internazionale con sede a Basilea che monitora il sistema finanziario mondiale), il quale in una lettera inviata questa settimana ai ministri delle Finanze e ai governatori delle banche centrali del G20 dipinge un quadro tutt’altro che rassicurante.
Bailey, che è anche governatore della Banca d’Inghilterra, riconosce che il sistema ha finora tenuto, assorbendo lo shock senza cedimenti grazie anche alle riforme post-2008. Ma mette in guardia da una serie di vulnerabilità preesistenti che il conflitto rischia di esacerbare pericolosamente. La prima riguarda i mercati del credito privato, già sotto pressione prima dello scoppio delle ostilità, quando le preoccupazioni sulla qualità degli attivi e sulla liquidità avevano già innescato un aumento delle richieste di rimborso in alcuni fondi. L’opacità strutturale di questo settore, avverte Bailey, potrebbe innescare una perdita di fiducia generalizzata anche quando i problemi sono circoscritti a singoli debitori.
Preoccupano anche i mercati dei titoli di Stato, dove i volumi di emissione restano storicamente elevati e dove un numero ristretto di fondi, spesso con strategie simili tra loro, opera con livelli di leva molto alti. Una correzione disordinata delle posizioni potrebbe tradursi in una crisi di liquidità nei mercati obbligazionari core, con effetti a cascata.
Il rischio principale, scrive il presidente del FSB, è quello che definisce un «doppio o triplo whammy» (colpo), ovvero più vulnerabilità che si materializzano contemporaneamente, amplificando le ricadute sulla stabilità finanziaria. Un possibile innesco sarebbe il momento in cui i mercati smettono di guardare principalmente alle conseguenze inflazionistiche del conflitto e iniziano a scontare un deterioramento della crescita globale. A quel punto, una brusca correzione dei mercati azionari potrebbe sovrapporsi alle tensioni già presenti su quelli privati. Sotto osservazione anche i mercati dei derivati, dove l’FSB sta avanzando lavoro analitico per valutare il rischio che diventino un canale di propagazione degli shock.
Il contesto attuale, conclude Bailey, non è solo incerto, ma anche imprevedibile, nel senso che certi esiti non sono nemmeno anticipabili. In un ambiente del genere, sostiene, la cooperazione internazionale sulla stabilità finanziaria diventa più indispensabile che mai.
