Borse, buone prospettive grazie al calo dell’inflazione

Per i mercati finanziari internazionali il 2023 si chiude all’insegna di una buona crescita. L’indice Dow Jones è salito di circa il 14%, il DAX tedesco di circa il 20%, il Ftse-MIB italiano del 13%. Meno positiva invece la performance del’indice Ftse britannico, cresciuto «solo» del 4%. Molto indietro invece si trova l’indice elvetico SMI, che ha guadagnato solo l’1%. A frenare il listino zurighese sono state soprattutto le grandi blue chips Roche, Nestlé e Novartis, considerati classici titoli difensivi, che quindi tengono nei momenti difficili ma salgono poco nei momenti dove la Borsa corre.
Oro con il vento in poppa
Il metallo giallo quest’anno ha messo a segno un rally significativo, sull’onda delle tensioni geopolitiche legate alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente. A inizio 2023 aveva aperto a circa 1.820 dollari l’oncia, mentre ora si situa attorno 2.075 dollari l’oncia. A spingere il lingotto vi sono anche le aspettative di ribassi dei tassi d’interesse, che rappresentano una alternativa al metallo giallo, che non offre rendimenti, e quindi in precedenza era stato svantaggiato dai rialzi dei tassi da parte delle banche centrali.
Ma cosa possiamo aspettarci per i mercati finanziari nell’anno che sta per iniziare? Lo abbiamo chiesto a Filippo Fink, Investment Specialist della banca EFG a Lugano. «Le nostre attese sui mercati finanziari per il 2024 - rileva - sono positive. Presumiamo che i mercati azionari, soprattutto i mercati europei e americani possano continuare a salire sulla falsa riga di quanto visto negli ultimi due mesi del 2023».
Il motivo principale per essere ottimisti risiede nella frenata della corsa dei prezzi. «La crescita - sottolinea Filippo Fink - sarà trainata da una minor inflazione, fattore determinante su cui si focalizzeranno le attenzioni degli analisti. Riteniamo che possa continuare a calare e finalmente rientrare al di sotto della fatidica soglia del 2%, target perseguito dalle principali banche centrali».
Crescita meno resiliente
«I presupposti affinché cali ulteriormente - continua - sono principalmente legati a una crescita economica meno resiliente, come previsto nell’ultimo rapporto del Fondo monetario internazionale, e a un costo delle materie prime relativamente basso, in particolare dei beni energetici gas e petrolio, che è sostanzialmente sceso nel corso dell’ultimo trimestre e che dovrebbe stabilizzarsi su questi livelli».
«Inoltre - precisa - il calo dell’inflazione dovrebbe essere favorito dal cosiddetto “effetto base”, in quanto il confronto dei dati sarà effettuato su dati particolarmente elevati dell’anno precedente».
Banche centrali più morbide
«Il minor costo del denaro - spiega Fink - dovrebbe tradursi in politiche monetarie più morbide a tutto vantaggio dei mercati azionari e obbligazionari. I futures sui Fed Funds si sono già mossi in tal senso. Le attese sono per un taglio dei tassi d’interesse guida della Federal Reserve già entro il primo semestre e di un calo di 150 punti base entro la fine dell’anno prossimo. Il rendimento del decennale USA è calato negli ultimi mesi di più di un punto percentuale assestandosi al di sotto del 4%. Il minor costo del denaro dovrebbe andare a beneficio dei mercati finanziari e spingere quindi le quotazioni degli indici azionari e obbligazionari all’insù».
«Già nel corso degli ultimi due mesi - commenta - i mercati finanziari hanno ben reagito a questa dinamica. Il MSCI World Index nel corso dello scorso mese di novembre ha registrato una delle migliori performance mensili di sempre. Pure la Banca centrale europea dovrebbe ridurre i tassi di riferimento, dato che l’inflazione nell’eurozona è prevista in calo e si sta avvicinando al target strategico del 2%».
Attenzione, ci sono anche rischi
«Sebbene il quadro generale appena descritto sia generalmente positivo, vi sono delle criticità a cui occorre prestare attenzione. Mi riferisco in particolare alla situazione geopolitica che rimane incerta. I conflitti in Europa e Medio Oriente sono lontani dall’essere risolti e possono rappresentare una minaccia per i mercati e fattore di incertezza a cui solitamente gli investitori reagiscono negativamente. In secondo luogo occorrerà valutare attentamente l’impatto della minor crescita economica sugli utili aziendali, il cui effetto dovrebbe però essere limitato in quanto in parte scontato nelle previsioni degli analisti».
«All’interno dell’asset class equity - conclude Filippo Fink - privilegiamo i mercati tradizionali, in particolare l’Europa le cui valutazioni sono a sconto rispetto ai mercati d’oltre oceano. Il mercato azionario svizzero che nel corso del 2023 è rimasto indietro rispetto ai mercati azionari principali a causa delle performance sotto tono dei pesi massimi Roche e Nestlé, dovrebbe riprendersi e evolvere in linea con i principali listini europei».
