Convegni

Caritas: se l’economia solidale diventa anche «circolare»

Il 12 settembre si discuterà di un modello di solidarietà che può contribuire ai bisogni del territorio Frisoli: «Riciclare e donare gli oggetti che non usiamo più vuol dire anche generare legami con altre persone»
Il far circolare gli oggetti che sono ancora in buono stato rappresenta una forma di dono. © ti-press/elia bianchi
Roberto Giannetti
03.09.2026 06:00

Il settore della socialità, soprattutto quello basato sul volontariato, sta cercando nuove strade per esprimere i principi della solidarietà e della giustizia. La Caritas Ticino, impegnata in prima linea in questo ambito, organizza regolarmente dei convegni attraverso il suo Centro di ecologia Integrale – Laudato sì di S. Antonino, per capire in quale direzione la socialità si sta muovendo. Il prossimo evento sarà sabato 12 settembre 2026 «Far circolare il sociale. Rigenerare risorse e comunità: l’economia circolare come strumento di economia sociale», che si terrà proprio nel centro «Laudato sì» di Sant’Antonino.

Quali sono i motivi che hanno portato Caritas a organizzare la conferenza? Ne abbiamo parlato con Stefano Frisoli, direttore di Caritas Ticino. «L’idea di dedicare un convegno a questo tema nasce dalla nostra esperienza quotidiana. Negli ultimi 30 anni abbiamo sviluppato attività legate alla chiusura delle filiere. In questo modo quegli oggetti che ci vengono donati perché non più utilizzati, riprendono nuove strade alternative alla discarica. Mobili, oggettistica, tessile, libri, chincaglieria, materiale elettrico-elettronico vengono valorizzati in un’ottica di economia circolare attraverso il riuso, la riparazione o il recycling, generando una ricchezza sia valoriale che economica».

Creare nuovi posti di lavoro

«Questa nuova economia - nota - ha una concreta valenza perché apre alla possibilità di creare nuovi posti di lavoro. Negli ultimi anni Caritas Ticino è così passata da un organico di circa 30-40 persone a oltre 70 assumendo molte persone che hanno frequentato le nostre misure socio-professionali».

«Questa dinamica - precisa - è tipica del modello di impresa sociale al quale ci ispiriamo. In questo percorso è nata anche una riflessione intorno alla connessione fra economia sociale e economia circolare. Quello che vorremmo approfondire durante il convegno è proprio questa naturale connessione fra questi due mondi. Insomma, vorremmo capire se questi nuclei di sovrapposizione fra economia sociale e circolare possano essere anche un modello da replicare altrove».

«Oggi in Europa - sottolinea - esistono una molteplicità di esperienze molto interessanti che esprimono questa connessione profonda fra economia sociale e circolare, quando invece spesso questi due ambiti vengono affrontati separatamente. Ci sembrava fosse arrivato un tempo maturo per approfondire questa dinamica e in questo senso il convegno può diventare una sorta di spazio aperto attraverso il quale è possibile dare attenzione a voci molto diverse fra loro che certamente arricchiranno le nostre visioni».

«Proprio per favorire una migliore comprensione dei temi, il 28 settembre organizzeremo un altro seminario dedicato al Ticino, che vedrà coinvolti una classe della SUPSI di Lavoro sociale, con 50-60 ragazzi e una trentina di professionisti del sociale, che lavoreranno proprio sulle sollecitazioni lanciate dal convegno del 12 settembre. Speriamo che questo rappresenti un primo passo per aprire un percorso di riflessione e di crescita per fare emergere in ultimo un nuovo modello socio-economico per il nostro territorio».

«Questo approccio - spiega - che sviluppa i temi della sostenibilità, ha una dimensione sistemica, e che comprende gli ambiti sociale, ambientale ed economico, e promuove un modello inclusivo che possa rendere sinergici i diversi servizi presenti sul territorio».

Far crescere la consapevolezza

«Il nostro obiettivo - nota ancora - è far comprendere l’importanza di rendere circolari tutti quegli oggetti che non utilizziamo più, che per noi hanno smesso di essere interessanti, promuove legami anche con chi deciderà di acquistarli. Ci sono beni ancora fruibili, o riparabili o anche solo utilizzabili come materia prima seconda, poco importa la modalità con la quale questi beni vengono mantenuti in circolo, ciò che conta veramente e l’intenzione e la consapevolezza di chi dismette questi beni e chi decide di riutilizzarli. Molti entrano nei nostri negozi del second hand mossi dalla necessità di acquistare ad un prezzo calmierato oggetti anche molto interessanti, ma molti sono mossi dalla curiosità di un modello che genera legami. Questo percorso piano piano modifica anche le modalità di acquisto. Se si accoglie questa dinamica, si va nella direzione di acquistare beni durevoli, di qualità, per evitare di accumulare e poi buttare quantità di materiali di bassa qualità che in un breve periodo deperiscono».

«Ma il modello - conclude Stefano Frisoli - sta in piedi solo se, se ne coglie il valore sociale oltre che ambientale, perché alla base le persone si riconoscono in un sistema profondamente interconnesso, fondato sul riconoscimento dell’altro. Si apre così una dimensione non solo funzionale, ma anche emozionale oltre che solidale. Un modo diverso di sentirsi parte della stessa comunità».

Per informazioni guardare il sito:[email protected], e per informazioni e iscrizioni chiamare il numero di telefono 091 936.30.20.