Chi erediterà i miliardi di Klaus-Michael Kühne?

Era il sesto uomo più ricco della Svizzera, viveva in un villaggio di 3.700 abitanti e, leggiamo, lascia un patrimonio di 21,5 miliardi di franchi. Oltre, evidentemente, a una quota di maggioranza in Kühne+Nagel e il 15% nel Gruppo Lufthansa. Klaus-Michael Kühne, 89 anni, si è spento lunedì a Schindellegi, nel canton Svitto. Nato ad Amburgo, in Germania, aveva scelto un angolo di Svizzera affacciato sul lago di Zurigo per condurre la sua vita e, parallelamente, i suoi affari.
Le origini
Kühne, fatte le dovute premesse, era l'erede di un piccolo, grande impero fondato nel 1890 dal nonno August Kühne assieme al socio. Una piccola casa di spedizioni divenuta, con il passare degli anni, un colosso globale. Klaus-Michael prese le redini dell'azienda nel 1966. Tre anni più tardi, assieme al padre spostò la sede della holding a Schindellegi. Due, come scrive il Blick, le ragioni: il padre, Alfred, diffidava del governo social-liberale nella Germania Ovest e temeva, di riflesso, per la propria libertà di impresa. Non solo, all'epoca il canton Svitto offriva già un carico fiscale decisamente più leggero.
E adesso, chi erediterà quei miliardi?
E adesso, a chi passerà una simile fortuna? Bella domanda. Kühne e sua moglie Christine non hanno avuto figli. Motivo che, di per sé, lo aveva spinto a «sistemare le cose» già da vivo: le azioni della Kühne Holding AG, che controlla il 55,4% di Kühne+Nagel, passeranno alla sua fondazione benefica. A vigilare un consiglio di fondazione, composto da undici membri.
Le conseguenze per il Comune
Schindellegi, per contro, non ha perso soltanto un apprezzato (e amato) cittadino ma anche un contribuente importante. Kühne, infatti, era registrato come contribuente privato nel Comune di Feusisberg, di cui Schindellegi fa parte. A suo tempo, dichiarò di versare all'ente locale un'imposta sulla sostanza «estremamente elevata». Difficile, stima il Blick, capire a quanto ammonterà il buco per le casse comunali. Per fortuna, verrebbe da dire, sia la holding sia la fondazione non si sposteranno di un millimetro.
Quel capitolo mai aperto
Kühne, di suo, non ha mai voluto parlare pubblicamente del ruolo avuto dall'azienda di famiglia negli anni del Reich. Dal 1933, Kühne+Nagel trasse profitto dall'emigrazione forzata degli ebrei benestanti. Non solo, durante la Seconda guerra mondiale, nell'ambito della cosiddetta Aktion M, Kühne+Nagel trasportò mobili e suppellettili dalle case di ebrei in fuga e deportati nei territori occupati dell'Europa occidentale verso il Reich. Di più, l'azienda venne pure citata quale modello di impresa nazionalsocialista. Klaus-Michael Kühne, come detto, si è tuttavia sempre rifiutato di parlare, con chiarezza e trasparenza, di quegli anni.
Lufthansa, Swiss e il passeggero più temuto d'Europa
Kühne, tramite la holding, aveva investito altresì nel colosso marittimo Hapag-Lloyd ed era il maggior azionista singolo di Lufthansa, la casa madre di Swiss. Aveva rifiutato un posto nel consiglio di sorveglianza, eppure – per portafogli e peso – la sua voce arrivava sempre. Forte. Fra le sue critiche più furenti, ricordiamo l'accordo di wet lease fra Swiss e Air Baltic. Un'etichettatura «ingannevole», a suo dire, con voli venduti come Swiss ma operati da una compagnia partner dagli standard più bassi. Chi prenota un biglietto Swiss, sosteneva, non dovrebbe ritrovarsi a bordo dell'aereo di un'altra compagnia. A Zurigo, riferisce sempre il Blick, Swiss si preoccupava di far viaggiare l'azionista soltanto su aerei propri, arrivando a ritoccare gli orari con poco preavviso pur di accontentarlo.
Una passionaccia: il calcio
Kühne era anche un grande, grandissimo appassionato di calcio. Durante la sua vita, ha concesso prestiti all'Amburgo e comprato diritti sui cartellini dei calciatori. Non solo, grazie al suo impegno (finanziario) lo stadio riacquistò il suo nome storico, Volksparkstadion.
