Politica monetaria

Christine Lagarde lascerà la BCE: «Forse migliore di quanto i critici riconoscano»

La Banca centrale europea ha lasciato invariato il costo del denaro al 2,50%, ma i rincari dell’energia preoccupano e i mercati «vedono» una stretta a dicembre - Christine Lagarde ha sciolto le riserve e annunciato la sua uscita a febbraio dell'anno prossimo
Christine Lagarde (classe 1956) è presidente del Consiglio direttivo della BCE dal 2019, succedendo a Mario Draghi. © AP/Michael Probst
Dimitri Loringett
29.10.2026 19:46

Dalla sede della Banca centrale europea (BCE) a Francoforte ieri sono giunte due notizie: una attesa, l’altra un po’ meno, benché non fosse proprio un fulmine a ciel sereno. La prima riguarda il costo del denaro, che resta invariato: il tasso sui depositi in euro rimane al 2,50%, dopo il rialzo di settembre. La seconda riguarda chi guida il «gremio» che quei tassi li decide: la presidente Christine Lagarde lascerà l’incarico il 7 febbraio, nove mesi prima della scadenza del mandato.

Occhi su dicembre

La «pausa» sui tassi era ampiamente prevista, ma il tono del comunicato non è rassicurante. I prezzi dell’energia, spinti dalla guerra tra Stati Uniti e Iran, «hanno continuato a salire», con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. I mercati leggono tra le righe un nuovo ritocco a dicembre.

Per Stefan Gerlach, capo economista di EFG, la prudenza ha le sue ragioni. A settembre l’inflazione nell’eurozona è salita al 3,8%, quasi solo a causa dell’energia; al netto di questa componente, i prezzi sono rimasti stabili tutto l’anno, tra il 2,2 e il 2,4%. Ma gli effetti sul resto dei prezzi, avverte l’economista, «potrebbero essere solo rimandati: le imprese sembrano aver assorbito parte dei rincari comprimendo i margini e, se l’energia resterà cara, cercheranno di ripristinarli alzando i prezzi».

Un fattore agisce però in senso opposto. I rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine sono saliti in tutta l’eurozona, soprattutto in Francia. Finanziamenti più cari tendono a frenare economia e inflazione. E, secondo Gerlach, ulteriori rialzi accentuerebbero i dubbi sulla sostenibilità del debito francese.

Una frase infelice

Era il 12 marzo 2020, la pandemia dilagava in Europa e Christine Lagarde pronunciò la frase che avrebbe segnato il suo mandato: la BCE «non è qui per ridurre gli spread», scuotendo i mercati proprio quando avevano bisogno di rassicurazioni. Sei giorni dopo la BCE annunciava un programma d’acquisti d’emergenza da 750 miliardi di euro, pensato anche per contenere quei differenziali.

Ora Lagarde annuncia un addio anticipato. Ai colleghi ha spiegato di volere «maggiore libertà» di esprimersi, non potendo «restare neutrale» sugli sviluppi in Francia, che ad aprile andrà alle urne per le presidenziali. All’orizzonte c’è però anche la possibile candidatura alla presidenza del World Economic Forum (WEF). A Francoforte, intanto, si è già aperta la partita della successione (v. sotto).

Leader «interna»

Gerlach parla di un paradosso: criticata da parte del personale e da economisti esterni, Lagarde gode invece di grande stima ai piani alti della BCE. Ha guidato il Consiglio «da dietro», cercando il consenso più che dominando il dibattito come faceva Mario Draghi, e «forse è stata una leader interna migliore di quanto i critici riconoscano». Già nel 2019, alla nomina, l’ex vicegovernatore della Banca centrale d’Irlanda aveva però sollevato dubbi sulla sua mancanza di esperienza in una banca centrale e di formazione economica. «Ma non mi aspettavo un’altra crisi della portata di quella finanziaria globale. Invece ne abbiamo avute due: la pandemia e lo shock energetico seguito all’invasione russa dell’Ucraina».

Quei limiti sono emersi soprattutto nella comunicazione, come quando, a Davos nel 2024, Lagarde definì gli economisti una «tribù». La lezione, conclude Gerlach, è che le doti diplomatiche non sostituiscono una solida preparazione economica. E poiché nessuno sa quali crisi attendono il prossimo presidente, quella competenza dovrebbe pesare nella scelta del successore.

Una partita a scacchi per la successione

La successione di Christine Lagarde spetta al Consiglio europeo e si annuncia come una partita a scacchi tra i 21 Paesi dell’eurozona. I favoriti sono l’olandese Klaas Knot, ex governatore della banca centrale dei Paesi Bassi, e lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali di Basilea. Ma la posta in gioco è più ampia: a gennaio lascerà Isabel Schnabel, diretta al Fondo monetario internazionale, e a fine maggio scadrà il mandato del capo economista Philip Lane. Se la spuntasse Knot, dovrebbe inoltre dimettersi il connazionale Frank Elderson, perché ogni Paese può avere un solo rappresentante. Fino a quattro dei sei seggi del comitato esecutivo potrebbero così cambiare titolare.