L'analisi del lunedì

«Ciò che dico finirà per avverarsi»

Nella sua prima uscita pubblica dopo lo sbarco in Borsa di SpaceX, Elon Musk immagina un futuro governato dall’IA - Tra euforia e terrore, il fondatore di Tesla prevede macchine più intelligenti dell’intera umanità e un lavoro umano ridotto a semplice scelta
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The Economist
27.07.2026 06:00

Elon Musk, secondo il suo stesso racconto, è una Cassandra dei giorni nostri: più capace di molti altri di prevedere il futuro, ma condannato a non essere creduto. «La gente non si rende conto che ciò che dico finirà per avverarsi», afferma in un’intervista di 90 minuti concessa a The Economist, in una gigantesca fabbrica Tesla in Texas, dove le auto elettriche escono autonomamente dalla catena di montaggio. Forse perché le sue previsioni sul futuro spaziano dall’inquietante al decisamente bizzarro. Musk ritiene che, entro cinque anni, i sistemi di intelligenza artificiale potrebbero superare la somma dell’intelligenza di tutti gli esseri umani. Entro dieci anni, i robot sul posto di lavoro contribuiranno a inaugurare un’epoca di «straordinaria abbondanza», nella quale il denaro perderà ogni significato. Ed entro vent’anni la Gran Bretagna - un Paese che non visita da anni - sarà travolta da una guerra civile.

Che vi si creda o meno, le previsioni di Musk, che il mese scorso è diventato per breve tempo il primo «trilionario» al mondo, meritano di essere prese sul serio. La forza trainante di Tesla e SpaceX, un’azienda produttrice di razzi trasformatasi in un conglomerato dell’intelligenza artificiale, sta facendo più di qualsiasi altro imprenditore per plasmare il futuro. La sua influenza, alimentata dal denaro e da straordinarie imprese ingegneristiche, si estende dalla Casa Bianca alle aree di crisi globali, come l’Ucraina. Con 240 milioni di follower su X, la sua piattaforma di social media, le opinioni di Musk, soprattutto quelle più divisive, hanno ripercussioni significative.

Vestito con stivali neri e una giacca di pelle con il logo di Grok, il suo chatbot, sulla schiena, ha mostrato lampi di quella determinazione ferrea che lo ha aiutato, contro ogni previsione, a introdurre la produzione di massa dei veicoli elettrici e a mandare nello spazio razzi riutilizzabili. Ma ha anche mostrato fino a che punto sia deciso a plasmare una realtà tutta sua, spingendosi fino all’intransigenza su questioni che esulano dal suo ambito di competenza.

È stata la prima intervista approfondita concessa da Musk dopo la quotazione in Borsa di SpaceX, il cui valore è salito a 2.600 miliardi di dollari nei giorni successivi all’avvio delle contrattazioni, per poi precipitare a 1.600 miliardi, un quinto in meno rispetto al prezzo iniziale. Il principale argomento della conversazione è stato l’intelligenza artificiale. Una tecnologia che, afferma, può farlo passare «dall’euforia al terrore» nell’arco di una sola giornata. Per il momento, la sua «conclusione filosofica» è quella di «guardare il lato positivo».

È una scelta che, opportunamente, serve anche i suoi interessi. Musk ritiene che i sistemi di intelligenza artificiale e i robot finiranno per svolgere la maggior parte dei lavori digitali e fisici, rendendo il lavoro umano «facoltativo». A questo scopo, xAI, ora denominata SpaceXAI, sta sviluppando sistemi in grado di svolgere compiti cognitivi come la programmazione informatica, mentre Tesla produce robot umanoidi. Musk prevede di alimentare l’intero apparato dell’intelligenza artificiale con centri dati nello spazio.

In assenza di lavoro, suggerisce, potrebbe rendersi necessaria una redistribuzione della ricchezza su vasta scala, per garantire agli esseri umani un «reddito elevato universale». Ma, sebbene l’uomo più ricco del mondo affermi di non avere problemi a pagare «migliaia di miliardi di tasse», sostiene anche che tra dieci anni il denaro sarà irrilevante. I governi, argomenta, dovrebbero quindi limitarsi a «staccare assegni alle persone», perché, in presenza di un’offerta infinita di beni e servizi prodotti dalle macchine, la deflazione rappresenterà un problema maggiore dell’inflazione.

Musk riconosce l’esistenza di rischi imminenti legati a sistemi di intelligenza artificiale sempre più potenti. Osservando che le capacità dei modelli più avanzati migliorano rapidamente, approfondisce una recente proposta di Sir Demis Hassabis, cofondatore di Google DeepMind, secondo cui il governo statunitense dovrebbe istituire un organismo di autoregolamentazione attraverso il quale l’industria possa testare autonomamente i propri modelli alla ricerca di eventuali pericoli. Musk sostiene che l’iniziativa dovrebbe essere estesa alla Cina e che i principali laboratori di intelligenza artificiale, compresi quelli cinesi, dovrebbero disporre di una o due settimane per esaminare reciprocamente i modelli più recenti prima della loro pubblicazione, segnalando eventuali rischi ai governi di Washington e Pechino. «I concorrenti possono controllarsi a vicenda».

Si spinge fino a suggerire che, per garantire la sicurezza dei modelli, potrebbe persino essere disposto a sotterrare l’ascia di guerra con Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, contro il quale ha combattuto senza successo in tribunale, in una disputa nata dai tempi in cui i due avevano cofondato insieme il laboratorio di intelligenza artificiale. «Alla fine, se dovremo parlare, parleremo», afferma, aggiungendo che entrambi potrebbero dover «mettere da parte le nostre divergenze personali per il bene del mondo».

Musk sembra molto meno preoccupato dell’ascesa dei laboratori cinesi rispetto ad altri dirigenti del settore dell’intelligenza artificiale, come Dario Amodei di Anthropic. È impressionato da nuovi modelli come Kimi K3, presentato questo mese da Moonshot AI, e ritiene che vi siano «buone probabilità» che le aziende cinesi di intelligenza artificiale diventino «a un certo punto le leader», facendo riferimento alla disponibilità di energia elettrica del Paese, di gran lunga superiore a quella degli Stati Uniti, e alla sua capacità di produrre robot in grandi quantità. Aggiunge inoltre di trovare «piuttosto divertenti» i video in cui i robot cinesi si staccano la testa a vicenda.

Musk si oppone ai tentativi di alcuni funzionari dell’amministrazione Trump di vietare alle aziende statunitensi l’impiego di modelli cinesi, sostenendo che una simile misura non farebbe molto per impedire ai loro produttori di vincere la corsa all’intelligenza artificiale. Si aspetta che la Cina riesca prima o poi a superare la carenza di chip all’avanguardia, provocata dalle restrizioni statunitensi alle esportazioni, sviluppando proprie macchine per la litografia, la cui assenza le impedisce oggi di produrre quantità sufficienti di processori di fascia alta. Attualmente ASML, un’azienda olandese, detiene il monopolio nella vendita della classe più avanzata di strumenti litografici e non può venderli alla superpotenza rivale degli Stati Uniti. Ma la Cina è «più vicina di quanto la maggior parte delle persone immagini alla soluzione del problema della litografia», afferma Musk.

L’imprenditore seriale non mostra alcun imbarazzo per la quantità di potere che esercita. Sostiene che l’intelligenza artificiale finirà per controllare quasi tutto e che il suo dominio su SpaceX, dove possiede oltre l’80% dei diritti di voto, è finalizzato a garantire il raggiungimento dell’obiettivo di lungo periodo dell’azienda: trasformare l’umanità in una specie multiplanetaria, con una colonia su Marte, anche qualora ciò dovesse penalizzare i profitti a breve termine.

Oltre l'IA

Quanto alla sua influenza sulla politica statunitense, dove il suo denaro e il suo peso hanno contribuito a riportare il presidente Donald Trump al potere nel 2025, affidando per breve tempo a Musk il compito di smantellare parte della burocrazia federale, il 55.enne ammette di essersi lasciato coinvolgere troppo. «Mi sono fatto prendere la mano, francamente».

Non mostra tuttavia alcuna intenzione di rinunciare alla sua tribuna geopolitica. Sebbene i satelliti Starlink di SpaceX, che forniscono connettività Internet nelle aree remote, siano stati utilizzati per aiutare l’Ucraina a contrastare l’invasione russa, Musk resta fermamente convinto che un eventuale accordo di pace dovrebbe prevedere concessioni territoriali all’aggressore. Definisce «falsa, fuorviante e priva di senso» la rappresentazione mediatica dell’estrema destra europea e sostiene che essa sia composta da «persone normali» che chiedono città sicure, frontiere protette e una spesa pubblica ragionevole.

Le sue profezie di sventura su una guerra civile in Gran Bretagna derivano dalla convinzione che l’afflusso di persone le cui idee sono «antitetiche ai valori occidentali» condurrà a una resa dei conti. Alla domanda se sia contrario ai musulmani, risponde: «Sono contrario agli stupri e agli omicidi. Sono contrario all’imposizione di regole e leggi contrarie a ciò che siamo arrivati ad accettare in Occidente ed è davvero deplorevole che i media tradizionali, come voi, non lo riconoscano».

Non è chiaro come questa sua cupa visione del futuro al di fuori degli Stati Uniti si concili con il suo utopismo in materia di intelligenza artificiale. Ma persino Musk si chiede se tutto ciò abbia davvero senso. A volte, afferma, crede nella teoria secondo cui l’universo sarebbe una simulazione informatica creata dagli alieni. «Le cose che faccio sono talmente assurde che è difficile credere che siano reali».