Analisi

«Con Donald Trump inizia l'epoca del nazionalismo delle risorse»

Secondo gli analisti di Union Bancaire Privée gli Stati Uniti stanno giocando una partita per dominare il mercato delle materie prime e le rotte commerciali del Golfo del Messico – Il metallo giallo potrebbe salire a 6 mila dollari entro fine anno, mentre il biglietto verde resterà debole
© CdT/Gabriele Putzu
Roberto Giannetti
12.02.2026 06:00

Per capire dove sarà meglio investire nei prossimi anni bisogna prevedere quale sarà la strategia del presidente americano Donald Trump. E, secondo gli analisti di Union Bancaire Privée (UBP), è abbastanza semplice (detta a parole): il presidente statunitense cercherà di dominare la rotta commerciale del Golfo del Messico (che lui voleva ribattezzare Golfo d’America), da cui passa il 50% dei trasporti marittimi degli Stati Uniti (compreso il Canale di Panama), e, d’altro canto, cercherà di assicurarsi l’energia e le materie prime necessarie per la rivoluzione economica legata all’espansione dell’Intelligenza artificiale (IA). Insomma, Trump sta spingendo la politica del «nazionalismo delle risorse». È quanto hanno presentato negli scorsi giorni a Lugano Norman Villamin, Group Chief Strategist, e Peter Kinsella, Head of Investment Service UK and Global Head of Forex Strategy di Union Bancaire Privée.

L’IA diventerà centrale

Da questo scenario derivano anche importanti indicazioni a livello degli investimenti, fra cui il fatto che l’IA è destinata a essere un tema importante, non solo per le società tecnologiche che sviluppano i data center, ma anche per il settore delle materie prime e dei materiali, che vedranno aumentare molto la domanda, soprattutto di rame e di metalli industriali. A livello di crescita economica globale, il 2025 è stato abbastanza positivo e il 2026 continuerà su questa linea. Infatti il PIL mondiale dovrebbe salire del 3%, con gli Stati Uniti che dovrebbero aumentare la crescita dal 2,2% al 2,7%. Meno rallegrante è la situazione nell’Unione europea, visto che si dovrebbe assistere a un rallentamento dall’1,4% all’1,1%. Nel Vecchio Continente l’inflazione dovrebbe essere attorno al 2% quest’anno e la Banca centrale europea non dovrebbe tagliare i tassi. Per contro, negli Stati Uniti, dopo un impatto negativo provocato dai dazi nel primo trimestre di quest’anno, il rincaro dovrebbe raffreddarsi e quindi si può prevedere che la Fed taglierà i tassi.

A livello geostrategico, il mondo sta diventando bipolare, con gli USA e la Cina che si confronteranno a livello economico e politico. La Russia dovrebbe allinearsi alla Cina e, per questo, è possibile leggere gli attuali conflitti (Ucraina, Iran, Venezuela, Cuba) come uno scontro fra gli Stati Uniti e il Dragone.

Il Piano Marshall cinese

Inoltre Pechino, con il progetto della nuova Via della seta, che rappresenta «una sorta di moderno Piano Marshall», secondo Norman Villamin, ha investito moltissimo in America Latina, in Europa centrale e in Asia, costruendo infrastrutture e stringendo accordi, allargando in maniera esponenziale la propria influenza geopolitica. «Per questo – ha sottolineato Villamin – gli Stati Uniti stanno cercando di recuperare il terreno perso».

In questo processo anche la Groenlandia gioca un ruolo importante. Infatti dal 2005 la Russia ha costruito una serie di basi militari lungo tutta la costa del Mare Artico, mentre la Nato dispone di basi nei Paesi scandinavi, in Gran Bretagna e in Canada, ma tutto il territorio della Groenlandia è praticamente sguarnito. E per questo l’isola sta per diventare una questione geopolitica importante. E in questo confronto ora è entrata anche l’IA, perché richiede grandi quantità di energia e di metalli industriali per costruire i data center.

«Alcuni analisti – ha sottolineato Villamin – ritengono che l’IA sia una bolla, ma noi abbiamo un’altra visione: non bisogna guardare solo a quello che l’IA può fare di nuovo, ma anche a quello che riuscirà a far risparmiare a individui e aziende. Infatti ora molte società utilizzeranno l’IA per razionalizzare e ridurre i costi. Quindi secondo noi il settore ha un futuro. E il fatto che i P/E (rapporto prezzo-utili, ndr) di queste aziende in Borsa siano elevati non ci preoccupa, visto che i loro utili stanno salendo molto».

Dollaro ancora in flessione

Dal canto suo, Peter Kinsella ha parlato del mercato dei cambi, affermando che l’indebolimento del dollaro è destinato a continuare, e l’istituto vede il biglietto verde scendere a 73 centesimi contro il franco. Per contro, lo yuan cinese dovrebbe rafforzarsi, sull’onda di un grosso surplus della bilancia commerciale e del fatto che negli Stati Uniti i prezzi dal 2020 sono saliti del 20%, ma il dollaro non si è svalutato nella stessa percentuale. Per questo il biglietto verde (che ora quota 6,91 yuan) dovrebbe indebolirsi fino a 6 o 5,5 yuan. Dal canto suo, l’oro dovrebbe continuare a salire e UBP ritiene che potrebbe arrivare a 6 mila dollari l’oncia entro fine anno.