Economia

Con il crollo del Bitcoin si rischia una «spirale della morte»

Il mercato delle criptovalute è in subbuglio, con il Bitcoin che la notte scorsa è precipitato fino a toccare i 60 mila dollari, il suo livello più basso da oltre un anno: ora si teme l'effetto domino
©Keystone
Ats
06.02.2026 16:18

Il mercato delle criptovalute è in subbuglio, con il Bitcoin che la notte scorsa è precipitato fino a toccare i 60'000 dollari, il suo livello più basso da oltre un anno, prima di una parziale ripresa pomeridiana a 67'200 dollari. Secondo Denis Oevermann, analista dell'azienda del settore Bitcoin Suisse, liquidazioni di posizioni di questa portata non si vedevano da anni.

«Il movimento negativo è iniziato alla fine della scorsa settimana», spiega l'esperto in un'intervista all'agenzia Awp. «In quel momento vi sono state diverse notizie fondamentali che sono state recepite negativamente dai mercati finanziari, tra cui la nomina del nuovo presidente della Federal Reserve americana Kevin Warsh. Nel corso della settimana, poi, sui mercati si sono verificati significativi deflussi dagli ETF su Bitcoin ed estese liquidazioni di posizioni long con leva».

Il tonfo ha riacceso i timori di una «spirale della morte», un effetto domino in cui le massicce liquidazioni forzate alimentano ulteriori cali. «Abbiamo visto in singoli giorni di trading che posizioni con leva di diversi miliardi di dollari sono state effettivamente liquidate. Ciò è stato naturalmente associato a ulteriori forti movimenti al ribasso del prezzo». Oevermann sottolinea la gravità dell'evento: «Liquidazioni regolari di tali dimensioni non le vedevamo da circa tre anni e mezzo, dal fallimento della borsa FTX».

La domanda che attanaglia gli investitori è: quanto può ancora scendere Bitcoin? «Negli ultimi giorni abbiamo già rotto diversi livelli di supporto verso il basso», risponde lo specialista. «Questo include la soglia dei 75'000 dollari, che ha resistito lo scorso aprile, quando i mercati hanno corretto al ribasso per il 'Liberation Day'. La caduta al di sotto di questo livello ha ora portato a vendite fino alle aree basse dei 60'000. Penso però che stiamo attualmente vedendo un forte supporto in quest'area». Lo scenario peggiore, comunque, è tutt'altro che escluso: «Nel worst case sarebbe possibile un afflosciamento fino a 42'000 dollari».

Il crollo ha riaperto lo spettro di un nuovo «inverno crittografico», un lungo periodo di mercato orientato all'orso. «Anche se l'anno scorso abbiamo ancora raggiunto un massimo storico di Bitcoin a 126'000 dollari va detto che la criprovaluta è stata stato una delle poche classi di attivi a chiudere l'anno in negativo. In realtà potremmo quindi già parlare di un inverno crittografico dalla seconda metà del 2025». La sua visione comunque è più ottimista: «Vedo la situazione piuttosto come una primavera che ci aspetta».

Quali potrebbero essere i catalizzatori per una ripresa sostenuta? «Dal punto di vista economico, ci vorrebbero segnali positivi persistenti, ad esempio riguardo all'inflazione o al mercato del lavoro negli Stati Uniti», osserva Oevermann. «In relazione alle cripto, le narrative di recente sono state chiaramente sul lato negativo», aggiunge. «Buoni dati macroeconomici insieme a sviluppi positivi nel campo dei computer quantistici o a progressi sul lato normativo certamente fornirebbero di nuovo impulsi positivi», conclude.